giovedì 24 gennaio 2013

Media e Varianza

Oggi faccio una cosa un po' diversa dal solito, mi cimento in quelli che vengono definiti post tecnici, cercherò infatti di fornire qualche informazione in più su quello che il soggetto di questo blog, ovvero il nostro vivere in un paese straniero.

Più volte ho ripetuto che, fino ad oggi, la Svezia è rimasta la cornice delle nostre giornate. Ovviamente è il giardino in cui viviamo, ma abbiamo cercato di non radiografarlo più di tanto. Personalmente non mi sono soffermato su commenti o confronti per una forma di rispetto nei confronti di questo paese e del mio paese d'origine. E' infatti facile cadere in fraintendimenti o in letture superficiali. Per conoscere la cultura, le tradizioni e la vita di un nuovo paese occorre tempo e un profondo senso di osservazione. Forse è ancora presto per poter esprimere in modo oggettivo certi pensieri: ho quindi preferito aspettare per non essere preso dal "fascino del nuovo" e per maturare un miglior livello di conoscenza.

Qualche giorno fa ho, però, letto un bello scambio di opinioni sul blog One Way to Sweden. Per coloro che fossero alla ricerca di qualsiasi tipo di notizie relative al vivere in Svezia consiglio vivamente la lettura di questo blog.
I due ragazzi che lo scrivono hanno un bambino quasi coetaneo di Beatrice e pochi giorni fa hanno riportato le loro idee sull'asilo nido e sul metodo educativo che viene seguito (qui il link al post). Ne è nato un bello scambio di vedute che mi ha stimolato nel cercare di comprendere la diversità che l'esperienza di vita fornisce nella visione del medesimo dato. La descrizione dell'asilo e del metodo educativo combacia perfettamente con quello che viviamo noi quotidianamente qui a Eskilstuna. Non ci sono differenze significative. Ed è proprio questa, probabilmente, la cosa che sorprende maggiormente della Svezia: la varianza (o per i più tecnici lo scarto quadratico medio).

Mi spiace ridurmi al solo parallelismo Italia-Svezia, mi piacerebbe menzionare anche qualche altro paese, ma ho vissuto per troppo poco tempo in altri posti, e non mi permetto di azzardare confronti. Stavo dicendo che magari se uno guarda al dato medio non c'è poi così tanta differenza tra Italia a Svezia. Mi riferisco per esempio al settore sanitario o a quello scolastico (in questo caso gli asili nido). Il problema è proprio la varianza ovvero l'oscillazione dei vari dati (casi) attorno al valor medio. Quello che voglio dire, con parole più semplici, è che per molti versi in molti settori la Svezia ha una varianza molto bassa ovvero tra caso e caso, regione e regione, c'è pochissima differenza. Il metodo è omogeneo e trasversale e questo fa si che lo stesso asilo o università adotti sistemi simili con risultati molto analoghi. In Italia, invece, si ha una varianza elevatissima, cioè esistono casi di eccellenze, come per esempio certi ospedali o facoltà di ricerca e poi esistono i famosi orrori o le emergenze. Condannare gli uni  sparando a zero sull'intero sistema sanitario o scolastico è un atto ignobile nei confronti di tanti bravi insegnanti, professori o ricercatori che con poche risorse ma tanto cuore e cervello raggiungono risultati encomiabili. Ma chiudere gli occhi davanti a certe situazioni al limite dell'umano è altrettanto sbagliato, a mio modo di vedere.
Ecco che quindi parlare di Svezia, genera sempre quello spirito di competizione sia verso l'alto che verso il basso (migliore o peggiore) che lascia poi il tempo che trova, dato che nella stessa Italia convivo realtà così tanto diverse che rendono questo confronto privo di senso, perché una dato uniforme sull'Italia non c'è.

Ora viene il bello e spero di riuscire nel mio intento. Noi veniamo da una città (Reggio Emilia) che è abbastanza all'avanguardia sul piano della pedagogia infantile. Gli asili nido di tutta la provincia possono essere considerati un'eccellenza italiana (ovviamente non la sola) e adesso vi spiego perché... anzi no, non ve lo spiego io, ve lo spiega una nostra amica nonché lettrice, che di queste cose ne capisce molto più di me dato che ormai ha un esperienza quasi decennale in materia. Quindi cara Silvia C. ti sarei grato se potessi darci qualche informazione sul perché gli asili dalle nostre parti possono essere considerati un ottimo esempio di eccellenza Made in Italy. Magari ci puoi anche raccontare dei tuoi workshop qui in Svezia e di come il metodo adottato a Reggio sia stato considerato come un modello da importare (e non solo in Svezia). So che ti chiedo un piccolo sforzo, ma magari ti farà piacere renderci partecipi del tuo lavoro e delle tue soddisfazioni.
(qui è meglio se aspettate il commento di Silvia prima di proseguire...)

Fianlmente é arrivato anzi ne sono arrivati piú di uno quindi faccio opera di copy/paste:
Carissimo Alessandro, grazie mille del compito affidatomi... anche a km e km di distanza riesci a farmi queste "sorprese" simpatiche...!!!!!  

 Il nostro sistema educativo è stato preso da esempio in tutto il mondo perchè pone l'accento sul bambino come protagonista del suo percorso di crescita. Si è passati da una dimensione prettamente assistenzialista del servizio educativo (il termine asilo) ad un'offerta che risponde ai bisogni del bambino sia sotto l'aspetto affettivo che emotivo, sociale ed affettivo (si è passati al termine scuola dell'infanzia). E qui mi ricollego al discorso del blog One Way To Sweden (punto 1).  

Si vede il bambino come già competente sotto tanti aspetti, il ruolo dell'insegnnate non è quindi quello di proporre attività astratte e slegate dai contesti e dalle esperienze del bambino (le schede che tanti di noi hanno fatto anche solo 20 anni fa) ad attività che sollecitano gli interessi veri dei bambini, che sostengono i saperi che già si portano dietro dalle esperienze extrascolastiche... l'insegnante si trova a modellare giorno dopo giorno le proposte che fa ai bambini in base ai loro interessi e agli stimoli che escono giorno dopo giorno... ecco perchè con i bambini si riesce a riflettere su temi che sembrerebbero adulti come la luce, il corpo umano, l'evoluzione,... senza trasmettere loro nozioni come può avvenire alla scuola primaria, ma osservando e riflettendo con loro su ciò che vivono quotidianamente...
Il bambino competente si sostituisce all'idea di bambino tabula rasa... poi potremmo parlare di tante cose... ma non vorrei semplificare troppo rischiando di banalizzare concetti e temi che si sono formati in decenni di esperienze pedagogiche...
Ah! L'Italia è famosa in tutto il mondo non solo per l'approccio Reggio Children, che stimola la creatività dei bambini e le intelligenze multiple (Gardner), ma in tutto il mondo esistono scuola montessoriane, che mettono l'accento principalmente sull'autonomia del bambino, col motto "aiutami a fare da me", con l'utilizzo di mediatori e supporti didattici pensati per favorire le autonomie... guarda caso l'Italia mammona!!!! 

Altro aspetto non trascurabile su cui l'Italia insegna all'estero è l'inclusione dei disabili all'interno delle sezioni, mentre il "democratico" Nord Europa ricorre alle classi speciali. 

Questo intanto penso che basti per dire che saremo "variopinti" noi Italiani, ma qualcosa da cui gli altri possano prendere esempio ce lo abbiamo ancora!!!! 

Non paga di queste belle parole, Silvia c'ha preso gusto e continua...

In merito invece a quanto riscontrato in Svezia e in parte riportato anche nel dibattito del post citato prima, mi permetto qualche osservazione piú critica: 

  • se si parte dall'assunto che la scuola in Svezia è aperta solo nei momenti in cui la famiglia ne ha effettivamente bisogno porta ad intenderla più come un servizio di sitteraggio a scapito di un progetto educativo-didattico che viene portato avanti quotidianamente. La scuola è allora intesa più come un servizio in assenza di genitori che un valore aggiunto di stimoli e proposte alla vita del bambino... non si tratta di un "tener d'occhio i pupi" ma di proporre loro luoghi, proposte e contesti arrichenti per il loro sviluppo all'interno di una socialità allargata che la vita familiare non dà, non perchè non sia in grado, ma perchè le condizioni cambiano totalmente.  

  • per quanto riguarada la qualifica degli educatori, è da 10 anni che per insegnare in Italia è necessaria una laurea.  

  • la scuola per l'infanzia svedese ha tra i suoi punti di forza l'educazione all'aperto, un grande contatto con la natura che condivido appieno. In Italia l'educazione all'esterno è impensabile, ma per retaggi culturali che purtroppo ci appartengono appieno, come la canottiera nelle mutande o lo scaldacollo da settembre ad aprile... ma come ci avete insegnato voi, è più facile ammalarsi col nostro clima umido stando fuori mezz'ora piuttosto che passando 2 ore all'aperto in Svezia.  

  • il discorso del pranzo è dovuto al fatto che in Svezia, poichè i bambini passano la maggior parte della giornata a scuola, si tende a ricreare situazioni "familiari", credo che anche a scuola dalla Bea ci siano i tavoli ad altezza adulto, mentre in Italia tutto è pensato in funzione del bambino e della sua autonomia con arredi (e anche i tavoli) alla loro portata. Le stoviglie di porcellana se cadono si rompono, rischiando di diventare pericolose in un ambiente dove i bambini tendono a stare spesso per terra. Ci sono tante scelte e diversi modi per far diventare i bambini autonomi pur mantenendo gli ambienti i più sicuri possibile Ho visto in Svezia far utilizzare anche la colla a caldo ai bambini, ma a che pro? non ci sono altri modi per renderli autonomi senza far loro bruciare loro le dita???? Credo che l'Italia culturalmente fatichi ad uscire dai retaggi della mamma chioccia e questo si riflette anche sulla scuola, ma personalmente non credo che lasciando un bambino bagnato possa imparare a non giocare con l'acqua a tavola ecc ecc... il concetto di cura emerge molto forte, probabilmente sul discorso dell'autonomia siamo ai due poli opposti della sfera.  

  • anche in Italia si tende a non imboccare i bambini per favorire sempre la loro autonomia a tavola e il bavaglino non viene usato tranne che nei primi tempi di inserimento ed è consentito a chi ne fa uso a casa, in modo che impari a mangiare sporcandosi il meno possibile nel rispetto dei suoi tempi. 

La chiave del discorso sta nella parola rispetto del bambino, cercando di farlo crescere accompagnandolo, con una mano sulla spalla, a volte ho notato che forse in Svezia c'è subito questa richiesta forte di autonomia ai bambini, che a volte può portare anche un po' troppa frustrazione dal mio punto di vista. 

Condivido appieno il tuo discorso sul fare i confronti: a volte si rischia di banalizzare e arrivare a semplificazioni che non servono a niente É altrettanto inneggabile che ci sono situazioni diverse in tutti e due i paesi anche se a mio modo di vedere l'Italia rimane la più "variopinta" per casistica, ma non saremmo noi!!!! 

Io poi però faccio l'avvocato del diavolo e torno al mio pensiero sulla media e sulla varianza. Di fronte a queste cose mi domando perché un paese, culturalmente diverso dall'Italia, riesca a identificare un modello che funziona, lo importa e si impegna per estenderlo a tappeto su tutto il territorio nazionale in modo da garantire lo stesso livello di servizio da Kiruna fino a Malmö, e in Italia, da dove questo metodo proviene, non si riesce a esportarlo al di là di qualche regione limitrofa.
Mi fermo anche se ometto volontariamente la questione pengar ovvero il costo che grava sulle famiglie per questo tipo di servizio. Qui non posso che rimanere in silenzio perché purtroppo il paragone sarebbe veramente improponibile. Mi limitoad un piano più aulico e meno venale giusto per lasciare uno spunto di riflessione su uno dei tanti aspetti della nostra quotidianità.

Adesso me ne torno a fare i miei conti sulla media e sugli scarti quadratici, spero che questo esempio di confronto possa essere stato un buono spunto anche per voi.

PS. mi duole sempre sferzare la patria natia, anche perché so che ci sono tante brave persone che non meritano di essere etichettate col cappello del luogocomunismo. Proprio per questo ho in servo un post dal titolo "La Caduta degli Dei", giusto per sfatare qualche mito sul Regno delle Tre Corone.

4 commenti:

  1. Splendida riflessione! Complimenti! Spero tanto in una relazione della tua amica (con un po' di campanilismo: sono bolognese!)

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  2. Grazie Silvia del tuo tempo. Grazie infinite per il tuo contributo. Spero possa essere stato utile per una visione oggettiva delle cose. Spero anche ti abbia fatto piacere scriverlo, a me (anzi) a noi ha fatto molto piacere leggerlo.
    Un saluto a Fabio, Arianna ed Enrico!!!

    Vi hörs

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  3. Grazie mille, Silvia, per le tue approfondite ed equilibrate riflessioni!

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  4. L`analisi fatta da Silvia è da applausi.Complimenti

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