lunedì 25 agosto 2014

Caro Sig. Rossi (2)

Forse qualcuno ha ragione, sì in effetti non è che uno può sempre mettere lì roba a caso e poi sperare che gli altri (chi?) capiscano. E allora, per rispetto dei nostri affezionatissimi lettori (chi?) provo a spiegare un po’ meglio il post precedente.

Facciamo una premessa (lunga).
Qui gli stereotipi degli immigrati o degli emigrati non centrano nulla. Quello che spesso vedete o vi viene fatto vedere dal main-stream non ha nulla a che fare con questo blog e con chi lo scrive.

Mi spiego meglio: niente e nessuno ci ha fatto lasciare l’Italia! Non siamo venuti qui per la ricerca di lavoro, non siamo venuti per l’odio per la nostra patria, non siamo venuti per l’eterno amore verso questa terra, non siamo fuggiti, scappati, sbarcati o rifugiati.
Per i troll di turno, o semplicemente per quelli che non riescono a capire che al mondo ci sono persone che ragionano in modo diverso da loro, aggiungo qualche informazione: noi siamo trasparenti come l’acqua, come la goccia che spacca la pietra.

Fino a poche settimane prima della nostra partenza sia io che la mia Signora lavoravamo entrambe con contratti a tempo indeterminato in ottime aziende e con i normali problemi che si hanno in tutte le aziende italiane (allora forse molto meno di oggi). Avevamo una casa che ci eravamo un po’ sistemati e la Bea si accingeva a iniziare l’asilo.
Quattro nonni giovanissimi e in gamba che, poco più di un anno prima, avevano appena ricevuto la loro prima nipote (forse, alcuni di voi sanno cosa voglio dire!!). Zii, cugini e soprattutto buoni amici. Hobby, divertimenti e tutte quelle che io definisco le nostre banalità.
Insomma A Happy Family (© L. Tolstoy)!

Per i malati di soldi quelli più attenti agli aspetti economico/finanziari, quelli che hanno come unico metro di misura la famosa banconota - scegliete voi se Euri, Dollari, Corone, Yuan o Renminbi, vorrei far notare che la ricchezza economica (o povertà, che dir si voglia) di una famiglia, al netto del patrimonio già disponibile, si calcola come flusso di entrata (reddito) meno flusso in uscita (spesa). Questo flusso netto va ad aumentare lo stock (il patrimonio appunto) se è di segno positivo, oppure, lo va a diminuire se è negativo (in questo caso i più ingenui direbbero che ci si sta impoverendo, senza considerare che magari si stanno facendo investimenti che poi nel futuro potrebbero incrementare il reddito molto più velocemente di quanto non lo stia facendo adesso). Questo per ripetere a quei cioccolatai quelle persone che vanno in giro a dire a noi (ma anche a molti altri) che siamo venuti qui solo per i soldi, che non sapendo voi un benemerito cazzo molto di quelli che erano i nostri flussi in Italia è difficile che possiate anche solo immaginare quelli che siano i nostri flussi attuali! Certe affermazioni per me rimangono un mistero, ma probabilmente loro coi loro fottuti soldi sono riusciti a comprarsi tutte le risposte che gli servono.
Dato che oggi non mi va di scannerizzare tutte le buste paga, le fatture, gli scontrini, gli estratti contro della banca, vi dovete fidare di quello che vi dico, e se anche non lo fate, fondamentalmente non cambia niente.
Non ho mai fatto conti approfonditi (e mai penso che li farò) quello che ho visto in questi anni è che, probabilmente, in Italia avremmo avuto meno spese per fare la stessa vita che facciamo qui, a fronte di salari leggermente inferiori. Quindi il cash flow svedese è leggermente minore di quello italiano, ma comunque è positivo, segno che viviamo benissimo e senza che ci manchi nulla, anzi ne abbiamo d’avanzo.
Ora, so che in un gesto d’orgoglio quelli che sietevenutisoloperisoldi, mi diranno: allora sei un coglione, perché ci rimetti!! Eh si perché è nella loro logica: o una cosa la fanno per i soldi (sia per guadagnarli che per mostreggiarli) o non la fanno. E invece no, porelli che non siete altro cari miei. Vi faccio solo un piccolo esempio: se vostra madre avesse pensato la stessa cosa, molto probabilmente voi sareste ancora nelle palle di vostro padre.
Certi giorni penso ci sia più materia organica in quella banconota di carta che nel cervello di chi la possiede. Va beh, è solo un pensiero…
Ora se proprio non ci arrivate, se proprio non riuscite a immaginarvelo vi do un piccolo indizio sul perché siam qui: lo vedete il titolo del blog lassù in alto? Ecco forse se iniziate dal primo post, qualcosa la capite.


Ora passiamo a quelli che siete venuti a scroccare il welfare. Ah, quasi dimenticavo, a quelli avevo già risposto, ma se non altro penso che abbiano capito, di loro ho perso le tracce.


Alla base del sietevenuti o del sieteandati c’è il fatto che nessuno si pone mai la domanda dal lato opposto: e se fosse stata la Svezia a trovare noi? Magari là, tra gli infiniti universi paralleli che avrebbero potuto aver origine da quella scelta, quello svedese è semplicemente quello che si è palesato, una realtà tra mille possibilità.

Come ho già detto mille volte, per noi la Svezia non è L’importante!
Voglio dire che per noi la Svezia è il paese dove viviamo, dove lavoriamo, dove studiamo, dove mangiamo, fatichiamo, scherziamo, dove respiriamo. Per forza di cose è importantissimo e ogni giorno cerchiamo di scovarne un pezzettino nuovo o di capirne meglio qualche dettaglio. Ma non è tutto.
NOI siamo tutto!
La Svezia c’era prima di noi e ci sarà dopo di noi. La Svezia è eterna, come lo è questo mondo perché c’era quando siamo nati e ci sarà quando moriremo, quindi è eterna (il tempo della Svezia ingloba il nostro tempo).
Ma la Svezia con NOI c’è solo adesso e probabilmente non ci sarà mai più.
Noi + oggi + qui siamo un unicum (sperando che si dica così).

Vedete se qualcuno googla “Svezia + Italiani”, tra i risultati troverà tantissimi bei siti con tantissime informazioni e storie stupende, ma non ci sarà questo blog e non è che questo sia un caso. Qui parliamo di noi, che oggi siamo qui e domani non lo so. La Svezia ci interessa tantissimo ma noi ci interessiamo di più. Non la odiamo e non la amiamo, ma la ringraziamo per mille motivi. E adesso finalmente vi spiego come tutto questo si allaccia al post precedente, così chiariti questi pochi concetti chiudiamo la premessa e andiamo oltre.


Io ringrazio la Svezia perché mi ha dato un’opportunità. Un’opportunità di capire meglio me stesso e un po’ anche gli altri. Ora non è che tutto nasce così dal niente. La Svezia c’ha messo del suo (sostanzialmente non ci ha dato un calcio nel sedere rispedendoci a casa dopo sei mesi) e noi c’abbiamo messo del nostro.

Questi ultimi anni sono il frutto di tanti sforzi e di tanti pregi e difetti. Di cose belle e brutte ne abbiamo viste, ma la cosa più straordinaria che ci piace sempre più è il riconoscerci in quello che abbiamo fatto e che facciamo.

Scegliamo, agiamo, capiamo.
Scegliamo, sbagliamo, ci rialziamo.
Ma i passi li riconosciamo tutti!

Quello che è successo è che è sparito il volano. Il volano delle abitudini, il volano che smussa le oscillazioni, il volano che attutisce i colpi e rende il tutto così regolare.
Il volano sono le abitudini, l’esempio, il solco già tracciato, la gente che quando la moda cambia, lei pure cambia (© M. Martini) e cose così.
Per la prima volta ci siamo trovati senza riferimenti e abbiamo iniziato i nostri passi. Ora, quando i riferimenti vengono a mancare, l’istinto ci fa fare due cose: guardare e ascoltare. E così abbiamo fatto.
Abbiamo guardato quello che succedeva intorno a noi e abbiamo ascoltato. E così abbiamo visto cose che prima non riuscivamo ad intravedere e abbiamo sentito suoni che non riuscivamo a riconoscere. Tutto questo prima non potevamo farlo.

Qui non c’è nessuna valutazione di carattere buono o cattivo, bene o male. IO per rendermi conto di certe cose sapevo che avrei dovuto fare così. Ci sono persone che tutto sto percorso lo fanno tranquillamente nel loro orto e l’ho visto coi miei occhi. La correlazione tra quanta parte del mondo si è vista è la grandezza di una persona va bene per gli amici del sietevenuti… Solitamente quando una persona mi erudisce dicendomi che ha viaggiato per mezzo mondo, io gli rispondo: Non che io ne sappia molto più di te, ma sinceramente del mondo non hai capito granché, altrimenti non staresti qui a mostreggiarmelo.
Ad ogni modo io sapevo che il mio orgoglio era (è) tanto e la mia stupidità altrettanto commisurata, quindi avevo bisogno di una sana dose di elettroshock.
Non tutti hanno bisogno di queste cure, anzi…

Ecco dunque una delle mille Ragioni della Formica.

Le scelte però hanno un prezzo: ricordate quella fola del no free lunch?!?
Ecco il prezzo è molto semplice: senza volano, serve una gran carburazione, perché altrimenti ogni mancata accensione ti fa spegnere il motore. In altre parole, le balle stanno in poco posto!

In pratica, sono certo che se le parole scritte al Sig. Rossi le avessi lette circa tre anni fa le avrei irrise dall'alto della mia presunzione. Qualche giorno fa, invece, quel Sig. Rossi me lo sono proprio visto di fronte e quelle frasi hanno avuto un altro effetto. Forse, ma dico forse, le ho capite un po’ meglio.
Ripeto: capite, non condivise.
Si perché ho capito con che spirito venivano pronunciate e quali sono i sentimenti che le hanno generate.
Lo so cosa significa non trovar pace di fronte a due mondi, lo so cosa è la sofferenza del non poter condividere pienamente quello che si sta facendo. Lo so cosa vuol dire tornare e vedersi invecchiati negli occhi dei propri amici.
Si lo so, adesso!

Perché non è che i mei amici non mi riconoscano quando torno a salutarli, semplicemente non sanno più chi sono. Abbiamo fatto strade diverse che ci hanno portato in direzioni diverse e le abbiamo fatte da soli. Prima camminavamo insieme, forse su strade che non erano le nostre, ma insieme. Ora ci possiamo scambiare le cartoline ma ciò che siamo stati non lo rivivremo più (© Baustelle).

E quell’uomo che piange il fratello disteso di fronte a lui, non è straziato dalla perdita, ma dal dolore di quei mille giorni non vissuti insieme. Perché prima o poi l’illusione che queste strade separate si potranno ricongiungere, svanirà e noi resteremo con in mano le nostre scelte e negli occhi le nostre consapevolezze.

Io ringrazio la Svezia che mi fa capire ogni giorno chi sono o meglio cosa non-più-sono. Le parole rivolte al Sig. Rossi non le condivido, io non sono il Sig. Rossi, ma conosco chi le ha pronunciate.

L’emigrazione, quella causata dalla necessità, quella imposta, quella non-scelta è un’altra cosa. Non mi sento un emigrato sotto quel punto di vista anche se vivo in un paese che non è quello in cui sono nato. L’emigrazione che fa tanto notizia sui giornali è lontana. La seguo attentamente e cerco di capirla, ma qui, ora si è parlato d’altro.


Ci sarebbero poi altre mille cose da scrivere, per esempio parole come casa, patria, Storia, giusto per citarne alcune. Perché non è che dentro la nostra bella valigia di cartone abbiamo messo solo un maglione per noi e una sciarpa per la nostra anima.
C’è il sugo della mamma e il salame del nonno, il Parmigiano e gli spaghetti, un libro di poesie, il santino della Santa Vergine e un paio di corde per il nostro mandolino.



Va beh, alcune cose ho già avuto modo di accennarle in passato, altre potranno aspettare, qui le giornate si stanno accorciando.

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