domenica 22 marzo 2015

FENOMENOLOGIA DELL’AUTORAZZISMO, Parte I

SENZA COSCIENZA NON CI SARÀ MAI SPIRITO


Questo post è il primo di una lunga serie, frutto di una collaborazione tra me e Daniele Piva.
Daniele è un amico che ho incontrato dopo pochi mesi essere arrivato in Svezia. Penso sia stato il caso a farci conoscere e a darci l’opportunità di diventare amici. Da allora abbiamo iniziato a scambiarci qualche opinione sulle nostre esperienze e pian piano siamo riusciti a creare un rapporto che ci permette di discutere, di chiaccherare e di confrontarci su tanti aspetti del nostro vivere. Grazie a questo ottimo rapporto abbiamo imparato a conoscerci e ci siamo man mano ritrovati ad avere una visione comune su tante nostre idee.
Alla fine dell’anno scorso mi venne l’idea di voler conservare le nostre chiacchierate, di volergli dare una forma che andasse oltre i ricordi e che ci permettesse di tracciare un filo conduttore dei nostri pensieri.
Ne è nata quindi la proposta di realizzare questo scritto. A lavoro compiuto, però, ci siamo accorti che il documento, pur seguendo un filo conduttore, era troppo vasto per essere pubblicato in toto. Abbiamo quindi deciso di suddividere il testo in macro capitoli e di pubblicarlo in post singoli. Lo abbiamo fatto in modo che chi fosse interessato, non rimanesse scoraggiato dalle dimensioni. Anche se abbiamo sacrificato l’integrità, pensiamo che la lettura di post più corti possa essere meno pesante. I post verranno pubblicati ad una distanza di circa un paio di giorni l’uno dall’altro, così che si abbia il tempo di riflettere un attimo su quello che abbiamo scritto.
Invitiamo quindi tutti a considerare questo e i prossimi post come parte di un unico documento e di mantenere in stand-by i commenti, almeno fino alla data dell’ultima pubblicazione, quando tutto il lavoro sarà disponibile.
Ci sono tanti link e video sparsi in un mare di parole. Sono il frutto di svariate ore di ricerca e servono per ovviare alla nostra incapacità espressiva. Vi invitiamo a leggerli, a vederli e a studiarli. Fermo restando che questo rimane un blog e non una testata giornalistica.
Il nostro obbiettivo era di raccogliere i nostri pensieri e di condividerli con chi eventualmente fosse interessato. 
Non dobbiamo divulgare niente, non dobbiamo fare informazione né promuovere alcunché. Non abbiamo nessuna pretesa verso nessun pubblico, perché Daniele ed io continueremo a confrontarci e a discutere su questi argomenti indipendentemente da questa esperienza.
Infine, vorrei ringraziare Daniele per tutto quello che ha fatto e dirgli che senza il suo aiuto non sarei mai riuscito a concludere questo lavoro e soprattutto che, nonostante la fatica, ne è valsa la pena.
Grazie e buona lettura.


Perdonate la breve interruzione, è Daniele che scrive. Vi chiedo un po’ di pazienza per consentirmi, in pochissime righe, di ringraziare Alessandro per la interessante (e opportuna) iniziativa, e per avermi onorato di prenderne parte, nel mio piccolo. Contrariamente a quanto sostiene Alessandro, egli stesso ce l’avrebbe senz’altro fatta comunque senza di me, dato tra l’altro il mio modesto contributo, ma capisco che un pó di supporto morale, nonché la complicitá di un’amicizia abbia reso il compito meno arduo e più stimolante.
Buona lettura!








Premessa

Ho iniziato a pensare a questo testo diversi mesi fa e per parecchio tempo sono stato combattuto se ne fosse veramente valsa la pena. Poi, una sera, stavo giocando con mia figlia e ho visto con quanta attenzione ascoltava. Ascoltava me, le mie parole i miei pensieri. E allora ho capito quanto grande fosse la mia responsabilità, quanto enorme fosse il dono che mi era stato dato.
Quella sera mi sono chiesto che cosa le avrei insegnato, cosa le avrei trasmesso ogni giorno della mia vita, cosa avrei lasciato in quegli occhi così attenti. Quella notte ho sognato di poterle insegnare a capire le piccole cose, di farlo attraverso domande banali. Cercare le risposte e non accontentarsi mai.
Ho sognato di poterle insegnare la curiosità e la voglia di scoprire.
In quanto padre posso solo lasciare una traccia. In quanto padre devo farlo, perché questo è ciò che mi rende tale: la mia traccia è l’unica verità che posso raccontarle.
Come scrissi a Daniele, quando gli chiesi una mano, ognuno percorre la sua strada e affronta le proprie sfide e io ho solo queste mani e questa testa che mi aiutano di tanto in tanto.
Alla fine ho raccolto i miei pensieri e ho deciso di scriverli qui.


Definizione di autorazzismo

Esiste il razzismo ed esiste l’autorazzismo. Mentre il primo è definito come qualsiasi discriminazione esacerbata a danno di individui e categorie, il secondo riporta il suffisso “auto”, poiché la discriminazione viene compiuta sugli stessi individui che la mettono in atto. La parola razzismo, come riportato nella definizione, include il concetto di superiorità di una razza rispetto ad un'altra, l'autorazzismo contempla invece una sola razza che allo stesso tempo è mandante e vittima dell’atto discriminante.
Non deve però trarre in inganno l'apparente incongruenza, che potrebbe far pensare ad una forma di astrazione o semplice gioco di parole: l'autorazzismo porta con sé lo stesso odio e la stessa violenza del suo reciproco e gli effetti sono altrettanto dolorosi e distruttivi.
Come non tutte le persone o popoli sono razzisti, così non tutti sono autorazzisti nei propri riguardi. Esiste però un popolo che storicamente è dilaniato dall’autorazzismo, così radicato da essere confuso con la realtà, così profondo da essere diventato l’unico mondo possibile.


Facciamo un paio di esempi

Ho fatto una ricerca al volo e in trenta secondi ho raccolto un paio di esempi. Ce ne sono a tonnellate, se li mettiamo tutti insieme copriamo la distanza Terra-Sole, andata e ritorno. Ovviamente qui ho riportato frasi offensive di personaggi più o meno conosciuti, ma sappiamo bene quanto sia facile trovare un buon campionario proveniente da ogni parte della società.


La mia percezione è che non si tratti più di un urlo di protesta, un gesto di ribellione, come un figlio che sbatte la porta dopo una discussione coi genitori. No, qui non c’è più la rivendicazione, anche violenta, delle proprie idee e del proprio pensiero, qui c’è solo un costante e continuo modo di denigrare il proprio paese e i suoi cittadini. Ovviamente per l’autorazzista gli Italiani sono tutti degli idioti, dei ladri, delle merde, presenti esclusi. Gli altri (sempre gli altri) non capiscono mai niente e i furbi hanno tutto il diritto di disprezzarli in quanto razza inferiore.

I Fratelli d’Italia, si incontrano ormai solo quando gioca la nazionale di calcio: novanta minuti di patriottismo a bandiere spiegate e poi, di nuovo a denigrarsi non appena le squadre imboccano la via per gli spogliatoi. Ma il bello è che, anche quando si tratta di mero calcio, anche quando l’Italia non gioca, si riesce comunque a trovare qualcosa che non va o che gli altri sanno fare meglio.


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