martedì 24 marzo 2015

FENOMENOLOGIA DELL’AUTORAZZISMO, Parte II

SENZA COSCIENZA NON CI SARÀ MAI SPIRITO





A cosa serve?

A cosa serve l'autorazzismo? Per dare una risposta completa e per articolare il ragionamento, ho scritto svariate pagine, con riferimenti e osservazioni. Se avrete voglia le leggerete, altrimenti il sunto è che l’autorazzismo serve a disgregare l'unità nazionale, serve a creare divisioni, serve a far sì che le persone rinuncino volutamente alla propria libertà di autodeterminarsi, ma soprattutto serve a mantenere lo status quo e a generare controllo.
Il come sia possibile non è così lineare, ma non è poi nemmeno tanto celato. Quello che mi piacerebbe fare è cercare di tracciare un filo che passi dall’autorazzismo dei singoli fino alle conseguenze sulla collettività, dai piccoli gesti giudicati innocui fino alle loro conseguenze, tutt’altro che irrilevanti. Vorrei, insomma, provare a comunicare quello che ormai sento come un impulso dentro e che non riesco più ad ignorare.

"Governare gli Italiani non è difficile, ma inutile", questa frase, che generalmente viene attribuita aMussolini, anche se con riserva - e poi rispolverata da Andreotti, è oggi utilizzata da tante persone, che la diffondono come massima del pensiero contemporaneo. Qui c'è il senso del disprezzo da parte di Italiani verso il proprio popolo, la totale sfiducia che persone del proprio sangue possano determinare il proprio destino o compiere le proprie scelte. Non la rivendicazione di una razza superiore rispetto ad un'altra ritenuta inferiore (razzismo), ma la negazione da parte di persone uguali di un loro diritto fondamentale: la libera scelta del proprio futuro.

La storia continua tutt'oggi in una farsa dove sono le stesse vittime a consegnarsi ai propri carnefici. Sono gli stessi Italiani, infatti, che continuamente attaccano la loro patria: la loro storia, le strutture, le istituzioni e tutto quanto li circondi. Per gli Italiani, l'Italia è sempre "peggiore di", i propri politici, indipendentemente dai colori, sono sempre i più incapaci, i più corrotti, i più incompetenti. Non ci si limita ad attribuire la responsabilità dei mille problemi, che a dir del vero esistono, a coloro che in teoria dovrebbero risolverli, ma si svilisce tutto secondo un metodo che attraversa in maniera omogenea ogni aspetto della vita quotidiana.
La scuola italiana è sempre la più scadente, priva di strutture, con insegnati incompetenti e impreparati. I servizi pubblici sono sempre i più lenti, inefficienti e costosi, luoghi in cui i parassitari dipendenti pubblici si pascono come tanti raccomandati intoccabili. Le autostrade sono sempre le peggiori, gli ospedali buchi neri del sistema sanitario. Parole come malasanità, castacriccacorruzione, idipendentipubblicimproduttivi, fanno parte del vocabolario comune e della testa delle persone. Questo modo di pensare è talmente radicato, ormai, che nessuno fa più caso alle sfumature, ai dettagli: addirittura è accompagnato dal linguaggio del corpo. Parlando di Italia, con gli autorazzisti ci si imbatte in sorrisini, sguardi rivolti al cielo, braccia allargate, lo scuotere del capo incessante. Nel corso degli anni l’autorazzismo italiano è divenuto nazional popolare, una forma di costume, per cui cantanti, attori, uomini e donne di spettacolo, ma anche persone delle istituzioni, non solo si sono ben guardati dal condannare questa consuetudine, ma ne hanno fatto un cavallo di battaglia o un vanto. Non sto a perdere troppo tempo su YouTube, vi riporto due esempi di altrettanti alfieri dell’italianità, ritenuti da molti dei veri e propri esempi di vita, professionalità e cultura: insomma due insospettabili.
Il primo è Roberto Benigni, che nel suo ultimo spettacolo sulla Rai, i Dieci Comandamenti, si esprime così a riguardo dei sui cari concittadini. Il video si commenta da solo e non servano ulteriori parole.


Da parte sua, invece, il buon Piero Angela nel libro “A cosa serve la politica


ci informa che: 
"Il fatto è che la distribuzione della ricchezza è qualcosa che in teoria si può fare in cinque minuti, decidendo di investire sulla sanità piuttosto che sulla casa, sulla scuola piuttosto che sulle pensioni ecc. Non solo, ma spendendo molto più di quello che c’è in cassa, accumulando così un enorme debito pubblico, per pagare spese senza copertura finanziaria. Senza bilanciare queste uscite né con tagli agli sprechi, né con una maggior crescita economica, ma facendo vivere il paese al di sopra delle sue possibilità e riempiendolo di debiti (cosa che nessuna famiglia si sognerebbe di fare in casa propria se non con la prospettiva di finire in tribunale). Avremo occasione di tornare su questa follia del debito pubblico".

In poche righe vengono docilmente spazzati via gli ultimi 150 di scienza economica e l’intero concetto di Stato. E così, grazie alla saggezza e reputazione (vis moralitatis) che molti gli attribuiscono, il buon Piero, ci dice che la Famiglia Italia, di cui noi siamo i già citati Fratelli), ha speso più di quanto gli fosse concesso, ha vissuto al di sopra delle sue possibilità e ora è giunto il momento del giudizio finale (il tribunale). A parte l’idea astrusa di Stato paragonato ad una famiglia, si legge perfettamente il giudizio morale verso gli Italiani, e non mi sembra un giudizio positivo.
Questi sono due esempi di autorazzismo nascosto, ma perfettamente permeato anche laddove nessuno se lo aspetterebbe. Poi esistono invece migliaia di esempi lampanti, per i quali non servono veli o allusioni.






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