giovedì 26 marzo 2015

FENOMENOLOGIA DELL’AUTORAZZISMO, Parte III

SENZA COSCIENZA NON CI SARÀ MAI SPIRITO





Il falso confronto per alimentare l’autorazzismo

Se si ascolta un Italiano parlare dell'Italia ne esce spesso un quadro disastroso. Questo me l’hanno fatto notare le tante persone che ho conosciuto all'estero, le quali non riuscivano a capire un tale accanimento, soprattutto da chi il proprio paese lo avrebbe dovuto avere a cuore. Ed è proprio su questo aspetto che vorrei concentrarmi: il confronto. Sì, perché la critica sorge spesso da un confronto con l'altro e l'altro è comunemente detto Estero. Vi esorto a leggere il primo paragrafo, ma anche il resto, di questo bel post che meglio di tanti altri esprime il concetto di Estero
L'Estero non è un luogo fisico o un paese specifico: nella sua accezione più diffusa l'Estero è tutto ciò che è extra-Italia (extra inteso in entrambe le sue accezioni). L'ho scritto infatti con la maiuscola per indicare che l'Estero assume una valenza di paese Pangea, per cui il mondo viene a dividersi in Italia e non-Italia, ovvero Estero.
L'Estero ingloba tutto, anzi per meglio dire, l'Estero è il meglio di tutto, includendo gli aspetti positivi di ogni paese condensandoli in un unico. L'Estero è il paese perfetto costituito dalla fusione di tutte le eccellenze che esistono: l'Estero è lo stereotipo degli stereotipi in cui tutto funziona, tutto è bello e, soprattutto, tutto è meglio. L’Estero è anche popolato da una razza di uomini migliori, qualcuno direbbe Ariani, oggi si preferisce indicarli come i Virtuosi, per contrapporli ai Viziosi (anche detti PIIGS). All’estero vivono gli Übermenschen (superuomini), esseri perfetti, dalle virtù e qualità eccelse che ovviamente rendono il loro paese lo specchio della loro grandezza. A onore del vero tutto questo può essere racchiuso sotto la definizione di esterofilia, che riporta, appunto, grande interesse, attrazione, sudditanza psicologica per ciò che è straniero.


Non per banalizzare, ma L’Estero è effettivamente un costrutto mentale, una sensazione, un’idea che le persone si sono fatte, quelle stesse persone che magari all’estero ci sono andate poco e forse solo in vacanza. Dove l’idea che c’è stata data è superiore alla realtà, dove è difficile verificare i fatti e dove tutto si mischia senza poter capire bene dove finisca la diceria e dove inizi la realtà. Lo dico perché dopo tre anni che vivo all’estero, ancora non mi sono fatto un’idea precisa di cosa sia il paese in cui abito. Nonostante ci lavori, nonostante capisca (o ci provi) la lingua dei suoi cittadini, nonostante sia a contatto con tante persone che qui sono nate e cresciute, nonostante tutto questo ho ancora un’idea flebile di cosa sia questo mio Estero. Eppure spesso mi capita di sentire tanti Italiani, che parlano dell’Estero come se ci vivessero da sempre, come se ne conoscessero ogni aspetto, forse meglio ancora dell’Italia stessa.
Ma, ahimè, mi duole dirlo, l’Estero non esiste! Esiste la Svezia, esiste la Francia, la Germania, l’Inghilterra, la Spagna e tutti gli altri paesi che compongono questo mondo, ma non ne esiste nessuno che si chiama Estero. Non esiste quella terra promessa che spesso viene usata come metro di paragone per l’Italia, e non esistendo il paese Estero non esistono nemmeno quei tanto virtuosi cittadini che lo popolano.
Tornando dunque alla mia critica, il confronto dell’Italia è fatto verso un riferimento che non esiste. Ogni volta, infatti, è presa a modello l'eccellenza, la specificità senza poi avere il quadro d'insieme. Il fine è sempre quello di voler denunciare i soliti problemi: corruzione, inefficienze, criminalità, e per farlo vengono spesso presi a campione i paesi vicini all'Italia. I confronti, però, non vengono fatti sul sistema paese, ma sulle specificità; per cui si sceglie l'eccellenza e la si confronta con una problematicità. Un po' come confrontare un atleta olimpionico con un amatore, scordandosi poi di menzionare che di olimpionici, ovvero di campioni, ce ne sono tanti anche in Italia e che gli altri paesi sono spesso amatori in altri settori.


Pseudo-ambiente autorazzista

Questa riflessione mi permette infatti di estendere il discorso a quella che, secondo me, è la chiave che lega l’autorazzismo al falso confronto. Quest’immagine racchiude più di tante parole:


Le azioni derivanti dalle decisioni di un individuo si basano sulla percezione che l’individuo stesso ha dell’ambiente reale. Ma dato che l’ambiente reale non è conoscibile nella sua interezza e totalità, molte decisioni vengono veicolate da fatti e opinioni che l’individuo raccoglie senza averne esperienza diretta. Cosa significa questo? Che se le informazioni filtrate che creano lo pseudo-ambiente sono manipolate, distorte o artefatte, allora anche le decisioni saranno in conflitto con la realtà stessa.
Scriveva Orwell: "Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato". Chi controlla i fatti, le informazioni e le notizie è in grado di riscrivere il passato (la Storia), e sulla base di questo indirizzare il comportamento delle persone verso un futuro già stabilito.
Se passiamo dal livello dei singoli alla collettività è ovvio che il veicolo maggiore di fatti e notizie sia il sistema d'informazione. Il famoso Quarto Potere, che è sempre lì a tirare i fili e lo fa come ha sempre fatto, attraverso giornali, radio, televisioni e web. Ecco dunque che il sistema d’informazione propugna a piene mani il mito dell’Estero, la purezza dei Virtuosi e usa questa visione per comprimere lo pseudo-ambiente degli individui non verso un pluralismo reale ma verso un monoteismo fasullo. Molti Italiani sono infatti autorazzisti, non in quanto tali, non perché ci siano nati, ma perché ci sono stati fatti diventare.
Riporto qui alcuni esempi che lì per lì potranno sembrarvi esilaranti, ma che a mio avviso sono e restano agghiaccianti.





La cosa sconcertante non è tanto il messaggio divulgato o il fatto che un cittadino italiano, sicuramente stanco e frustrato dai mille problemi, si scagli contro tutto quello che è Italia, ma è il modo in cui lo fa. Il linguaggio è rilevatore di un indottrinamento: il luogocomune (le strade, i politici, le biciclette, i salari), gli slogan (sesòmagnatitutto) vengono ripetuti a memoria, senza sussulti; come mi piace ripetere, parla col pilota automatico.
Ma dove sono i dati? Dov’è l’oggettività, i numeri e la correlazione tra strade asfaltate e la superiorità di una razza. Dov’è l’analisi del perché in Italia sarebbero tutti fantocci a 90°, individui inetti incapaci di asfaltare le proprie strade o far funzionare la macchina burocratica? Dov’è la risposta al perché effettivamente molte cose potrebbero funzionare meglio e invece non vanno? Ovviamente il sesòmagantitutto funziona sempre:
1.     individua un capro espiatorio,
2.     esonera il singolo cittadino dalle sue eventuali responsabilità,
3.     propone la soluzione come estirpazione del punto 1.

Non voglio entrare in ulteriori dettagli dei video, che restano comunque amatoriali e fatti da una persona che trova il tempo che trova, quello che mi premeva far notare è come, partendo dall’alto, si riesca a spegnere la coscienza critica. Questo tipo di pensiero, interpretato dall’autorazzista di turno, è comunque largamente diffuso (o per usare una parola molto in voga) è mainstream.
Mi chiedo sempre cosa succederebbe se in risposta al luogocomunismo, le fonti di informazione pubblicassero dati reali, fatti e analisi corrette sull’intera società, sul sistema paese. Penso che molti stereotipi ne risulterebbero ridimensionati e che molte opinioni cambierebbero. Cambiando le opinioni, decisioni e azioni muterebbero di conseguenza, ma questo è proprio quello che non si vuole che succeda.
E dunque l’autorazzismo viene diffuso a 365°, 24 ore su 24 e tanto più rispettabili sono le persone che lo proclamano, tanto più è efficace il controllo del pensiero che questo produce (vedi Benigni e Angela, insieme a tanti altri).


In Italia, ricordo tantissime trasmissioni d’inchiesta (fiore all’occhiello del giornalismo), procedere nello stesso modo che vi ho mostrato nei video precedenti. Ovviamente tutto è a un livello qualitativo più alto. Gli ospiti garantiscono una formalità e una sorta di autorevolezza al messaggio, e ai fedeli telespettatori (fedeli nel senso religioso del termine) viene lasciata la Buona Novella. Gli Italiani si dimostrano costantemente peccatori e portatori di una colpa originale che mai sarà lavata. Il capo deve essere chinato e le decisioni devono essere accettate a prescindere, perché, in quanto esseri inferiori, non siamo in grado di autodeterminarci.

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