sabato 28 marzo 2015

FENOMENOLOGIA DELL’AUTORAZZISMO, Parte V

SENZA COSCIENZA NON CI SARÀ MAI SPIRITO






L'illusione del Mulino Bianco


Perché dire la verità significa anche non sovvertire la logica e non piegare la realtà a nostro uso e consumo.
Non è perché la mia famiglia somiglia a quella del Mulino Bianco che ho un buon lavoro. Non è perché sono una brava persona che le cose mi vanno tutto sommato bene. No, la causa e l'effetto vanno invertiti: io vivo nel Mulino Bianco perché ho un lavoro e questo mi garantisce stabilità economica e con questa un sacco di altre cose. E' solo per quello che non rubo, che non elemosino, che non mi alcolizzo o che insomma faccio la vita di una brava persona. Se questa equazione viene ribaltata, se dunque si rovesciano gli effetti con le cause, si corre il rischio di instaurare delle false credenze o delle vere e proprie illusioni. Perché ogni marito o moglie, ogni genitore tende ad identificarsi nella famiglia del Mulino Bianco. Quell'ideale di purezza e serenità è spesso nell'inconscio di tante persone che, guardando sé stessi, si riconoscono in quella famiglia stereotipata. Tutto ciò fa nascere l'idea (o la distorsione) che siccome un po' tutti ci sentiamo la famiglia del Mulino Bianco e fondamentalmente ci reputiamo persone per bene, allora ci sentiamo legittimati a pensare che la vita riserverà anche a noi un po' di quella fortuna che dispensa a larghe mani agli altri.
Non è così! Il fatto di essere per bene non assicura di diritto un lavoro che a sua volta non garantisce di avere un certo tipo di vita.


A mio avviso occorre rimarcare tale logica in continuazione. Esistono mansioni e categorie che non risentono della crisi e per cui è estremamente semplice trovare lavoro. Come ingegnere ho firmato il mio contratto di lavoro dall'Italia, senza sapere una mezza parola di svedese. La moglie di un mio collega, dopo un paio di mesi che si era trasferita dalla Romania, aveva già in mano tre proposte di lavoro nei tre maggiori ospedali della regione. Tutt'oggi la mia azienda assume softweristi o tecnici IT senza guardare troppo ad aspetti come la lingua, esperienze di lavoro o formazione post-universitaria. In altri campi, per esempio quello della formazione, alcuni asili sono costretti a chiudere non per mancanza di fondi, ma per carenza di personale qualificato e in molte strutture le insegnanti laureate mancano e sono spesso sostituite dalle barnskötare. Senza entrare in ulteriori dettagli (se volete tutte le info e le previsioni sulla situazione svedese e quella scandinava ecco un link molto interessante), è evidente che esistono delle professioni agevolate, con facilità di assunzione e salari tutto sommato medio alti, e professioni meno facilitate in termini di impiego, in cui l'assunzione può diventare un miraggio e per cui la lingua, la professionalità e la conoscenza-paese sono aspetti essenziali.
E' innegabile che un avvocato che voglia trasferirsi in Svezia, seppur eccellente, avrà un percorso più lungo rispetto a quello di un infermiere e, se le mie possono sembrare solo supposizioni, qualche testimonianza è bene andare a leggersela.
I dati dicono che la Svezia oggi ha una disoccupazione complessiva attorno al 8,0% con una disoccupazione giovanile appena oltre il 23%. 


Questi sono dati medi che non tengono conto della distribuzione settore per settore, e nonostante non siano equiparabili alle cifre italiane, devono essere comunque e sempre riportati. Chiunque voglia fare un discorso onesto, deve ribadire questi concetti: essi devono essere la premessa per ogni sviluppo successivo. La Svezia offre sicuramente molte più possibilità di tanti altri paesi (tra cui l'Italia), ma la distribuzione è tutt'altro che uniforme.
A mio avviso chi ritiene questa una banalità, un dato scontato (ancor più chi ha intenzione di trasferirsi) e che, quindi, non valga la pena ripetere, compie un errore non trascurabile. Ne è la prova evidente il numero di persone che una volta trasferitesi e a contatto con le problematiche riportate si trovano in forti difficoltà e cercano in ogni modo un aiuto.
La disperazione porta a compiere gesti illogici ed è fonte di scarsa lucidità. Io stesso se mi trovassi disoccupato da diversi mesi e con problemi economici che si ripercuotono sulla mia famiglia, mi aggrapperei ad ogni più flebile speranza, anche se di illusione si dovesse trattare. Perché la logica del peggio di così non può andare fa trascurare tutti i dettagli e porta a pensare che se ce l'hanno fatta gli altri ce la posso fare anch'io.
Onestamente non ci trovo nulla di male nel dire che la Svezia ricerca personale altamente qualificato in settori strategici per cui non riesce a far fronte al suo fabbisogno: la stragrande maggioranza dei paesi fa lo stesso. Dire che le aziende svedesi sono spesso alla ricerca di ingegneri e che anche nel mio campo c'è una forte domanda non svilisce la mia professione né tanto meno me stesso. Il fatto che la mia azienda, insieme a me, abbia assunto altre decine di tecnici, non mi rende meno competente, meno preparato e meno bravo. Anche se negli ospedali si è continuamente alla ricerca di personale, non fa della moglie del mio collega un cardiologo dalle scarse competenze o un medico professionalmente discutibile.
La sensazione che ho, però, è che questo aspetto non venga spesso trascurato in quanto lapalissiano ma proprio per avvallare ancor di più il frame del cervello in fuga e dell'expat di successo. Perché, se è pur vero che a livello individuale siamo perfettamente consci di non essere stati assunti solo per una carenza di personale, non lo è altrettanto a livello mediatico. Dire la banale verità, infatti, appanna il messaggio degli spot autorazzisti che devono comunque rimarcare che chiunque all'estero è in grado di realizzarsi e, non solo, anche di avere successo.
Le persone normali, che l'Italia ha scartato, togliendo loro la possibilità di mettere a frutto tante capacità, devono essere degli unici assoluti: tanto indifferenti in patria, quanto straordinari all'estero. I dati perciò devono essere messi in un angolo, perché la verità che porterebbero sconfesserebbe in parte le tesi autorazziste.
Quindi, non importa averlo accennato o averlo detto poi: se si cerca di dare un'immagine della realtà, se si vuole fare un servizio di informazione su quotidiani nazionali o reti pubbliche, tutto questo discorso è ciò che deve precedere ogni altra parola, ogni altra immagine: deve essere palese e non sottinteso.

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