lunedì 30 marzo 2015

FENOMENOLOGIA DELL’AUTORAZZISMO, Parte VII

SENZA COSCIENZA NON CI SARÀ MAI SPIRITO






La squadra nazionale e i vari football club

Tutto questo excursus mi serviva per agganciarmi ad un altro aspetto del dualismo autorazzismo e confronto. Ho parlato infatti del contrappasso dell’autorazzista D.O.C. che passa con disinvoltura dal disprezzo del presente all’orgoglio del passato, senza capire che il presente di oggi è il passato di domani. Anzi, la grandezza del passato serve per rimarcare il dramma del presente. Eravamo così grandi e ora siamo diventati niente. Tutto il mondo parlava la nostra lingua e ora non siam nemmeno capaci di parlare inglese; ecco la retorica del passato.
Riprendo quindi una delle risposte che ho dato alla domanda, a cosa serve l’autorazzismo. Ho scritto, infatti, che l’autorazzismo serve a disgregare il senso nazionale, a dividere (et impera) e a controllare il presente per riscrivere il passato. Sapete perché lo affermo con certezza? Perché vivo in un paese che di autorazzismo è privo. In Svezia non esiste l’autorazzismo e se volete avere una bellissima spiegazione, la trovate qui.
E’ un post eccezionale perché nella sua leggerezza racchiude aspetti profondissimi. Questo è a mio avviso un confronto alla pari, l’Italia ne esce comunque con le ossa rotte, ma almeno ha avuto la possibilità di battersi.
Gli Svedesi fanno benissimo a credersela e a considerare il Museo Vasa come una meraviglia terreste, il loro sistema sanitario ineccepibile e il loro paese un modello per gli altri (anche se tutti sappiamo che non è proprio così), ma il punto è: perché noi non facciamo lo stesso?
Accidenti, lo vede anche un cieco che due pennellate della Cappella Sistina spazzerebbero via il Vasa e tutto quello che ci sta appresso in un secondo, e non lo dico io, lo dicono gli Svedesi dopo che sono stati in Italia. Ma noi non riusciamo a fare in modo che tutto questo diventi un collante, non riusciamo a difendere la nostra nazione non solo quando è in netta inferiorità, ma anche quando sta vincendo alla grande.
Per usare di nuovo una metafora calcistica è come se quando gioca la nazionale facessimo il tifo per due o tre giocatori ma non per la squadra. Pur avendo tutti la stessa maglia azzurra, continuiamo a preferire l’individualismo dei singoli e i nostri applausi vanno solo ai giocatori provenienti dalla nostra squadra di club preferita. La nazionale, non è in fondo percepita come una squadra, ma come miscuglio di tanti Football Club.



Tra l’altro, sempre per rimanere sul senso di identità nazionale e sul differente spirito che sento in Svezia, mi permetto di riportare una mia esperienza. Sono ormai tre anni che vivo qui e, anche se la televisione la guardo raramente, mi è capitato di seguire alcuni programmi: dai telegiornali a quelli di puro intrattenimento, dagli approfondimenti ai documentari. Vi posso assicurare che non ho mai visto un atteggiamento come quello che vi ho riportato nei video precedenti. Nessuna conduttrice o giornalista si sognerebbe mai di far trapelare risolini o allusioni riguardo le problematiche della Svezia, nessuno si sognerebbe di insinuare un giudizio sulla base di pure supposizioni; questo per lo meno sulla televisione pubblica.
Questi sono gli aspetti che mi piacerebbe venissero confrontati, queste le cose che andrebbero messe in evidenza. Non si tratta di superiorità razziale, si tratta di rispetto verso i propri concittadini e verso la professione che si sta svolgendo. Il confronto dovrebbe essere fonte di stimolo per il miglioramento e non usato come mezzo per schernire o sminuire.
Purtroppo penso che anche molti dei conduttori italiani recitino una parte di cui non sono pienamente consapevoli. Sono parte del frame che contribuisce ad alimentare. Pensano di essere dalla parte della ragione e nei loro sorrisi denigratori c’è la naturalezza di chi sta facendo una cosa ovvia: la banalità del male! Non penso si rendano conto del messaggio indiretto che stanno lanciando, perché probabilmente sono circondati da persone che fanno ben di peggio.

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