giovedì 1 dicembre 2016

NO, disse il Piave.


                 E ritornò il nemico per l’orgoglio e per la fame
                 voleva sfogare tutte le sue brame,

                 vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora

                 sfamarsi e tripudiare come allora !

                 No, disse il Piave, no, dissero i fanti,

                 mai più il nemico faccia un passo avanti !

                 Si vide il Piave rigonfiar le sponde

                 e come i fanti combattevan le onde.

                 Rosso del sangue del nemico altero,

                 il Piave comandò: Indietro va, o straniero!






Cara Beatrice,
oggi ti scrivo, perché sono certo che un giorno leggerai queste parole e allora capirai il senso di certe battaglie.
Siamo di nuovo sulla linea del fiume, col nemico che le sue brame vuol sfogare.
Oggi, Beatrice ci vogliono strappare di nuovo la nostra libertà, la liberà che fu conquistata un tempo dai nostri nonni, la libertà che io, padre, ho il dovere di preservare per te.
E allora combatto, perché nella vita ognuno combatte le sue battaglie e ognuno sceglie ciò che vuol essere. Ma una battaglia che viene dimenticata è una battaglia inutile e anche se vinceremo, tutti quelli che saran morti, lo saranno invano, se non resterà di loro la memoria.
Io combatterò inutilmente se non sarò poi in grado di spiegarti le ragioni di questa battaglia. E allora, prima di tutto, devo lasciarti un seme, un seme piccolo che spero pianterai nel tuo cuore e farai germogliare. Perché quel seme crescerà in te e la mia battaglia non sarà stata vana.

In questi giorni Beatrice, la nostra società sta subendo un attacco massiccio, forse uno dei più violenti e dolorosi a cui io abbia mai assistito. Da molti anni hanno fiaccato il morale di chi ha provato a resistere, da molti anni i nemici avanzano e saccheggiano e bruciano e uccidono, ma oggi son giunti sul Piave e se passeranno avran forse vinto la guerra.

Oggi vogliono far votare le persone per abbattere definitivamente la Costituzione Italiana e per far morire con essa il suo popolo. La Costituzione è l’ultimo baluardo che ci difende dalla schiavitù, l’ultimo scudo a sancire la nostra libertà, l’ultima fortezza a difesa dei nostri diritti. Un giorno leggerai com'è nata la Carta e ti accorgerai che è stata eretta affinché l’umanità non cadesse mai più nell'oblio, nel dolore, nella miseria e nella morte. E’ un monumento di una guerra, il prodotto di uno dei rari momenti storici in cui la violenza e la morte hanno costretto i superstiti a progettare una civiltà fondata sulla partecipazione e i diritti di tutti.

Oggi, il nemico è di nuovo sulla sponda del fiume e il suo esercito è forte e potente.

Hanno fatto credere alla persone che si trattasse di una scelta, li hanno ingannati, li hanno traditi e hanno detto che avrebbero potuto votare democraticamente, ma vedi oggi non si sceglie e la democrazia non c’entra nulla.
Traditori nominati secondo una legge incostituzionale, propongono una legge che sconvolge i fondamenti della Costituzione stessa e inganna i suoi cittadini su quali siano i reali intenti di questo abominio.
Per capire, ti lascio questo bellissimo articolo in cui la premessa è già di per sé straordinaria e il seguito la conferma di quanto ti ho anticipato.


Non si tratta di scegliere, non è un voto e non è democrazia: è una guerra e ci stanno sparando addosso coi cannoni.
Beatrice, mi accusano e scherniscono: dicono che sono esagerato che ho perso la misura delle cose, che vaneggio… e vorrei tanto che fosse vero, ma non lo è. Non lo è il declino vertiginoso del mondo in cui ti ho concepita. Non lo è la privazione dei diritti, della dignità, dell'essere persone. Vorrei tanto sbagliarmi, ma li vedo tutti lì di fronte a me coi fucili puntati che sparano e si avvicinano. La potenza dei loro microfoni, dei loro giornali, delle televisioni è devastante. E i loro generali sono spietati e assetati.
Il numero dei soldati è vertiginoso, ma non importa chi siano o perché lo facciano: ci sparano e ci vogliono uccidere. Vogliono uccidere te, il tuo futuro, il tuo stupendo essere vita.

Molti di quei fanti sono come me, anche loro hanno figli e mogli, famiglie e amici. Molti di loro pensano di essere nel giusto e non si accorgono della banalità del loro male. Dovrei odiare chi li ha ingannati, chi ha dato loro quegli ordini. Dovrei avere pietà della loro superficialità, del loro campanilismo, della loro noncuranza; sì, forse, dovrei cercare di capirli e di far loro capire, ma quelli sparano Beatrice!
Oggi non importa più chi siano, oggi importa solo da che parte del Piave stanno. Perché il tempo è trascorso ormai e i loro fucili uccideranno prima me e poi te se non li fermeremo. Il tempo delle parole è finito: piango perché li vedo cadere ignari, ma non posso arretrare: non più!

Odio i loro mandanti, odio il male che li ha generati, odio quell'orrore che vuole minacciarti; lo odio per avermi messo contro persone uguali a me che avrebbero potuto senz'altro capire, se fosse stata data loro una possibilità. Li odio, ma ormai hanno imbracciato i fucili e quell'amico, quel parente, quel compagno che oggi è sull'altra sponda del Piave è un mio nemico e io sparerò contro di lui.

Oggi Beatrice, caccerò dalla nostra vita chiunque abbia scelto di privarti del tuo futuro, chiunque abbia deciso, per qualsiasi motivo, di sottrarti la liberà di determinare te stessa e la tua vita. Li respingerò come si respingono i nemici. Non mi importerà delle loro motivazioni, delle loro scuse o di qualsiasi altra condizione: sparano e io devo difendermi, difenderti.

Oggi loro sono i nostri nemici: coi nemici non si discute, coi nemici si combatte.
Adesso, son qui, sul Piave, col fucile in mano e non so sparare, ma non tremo, perché nel cuore ho te.

tuo padre, Alessandro.



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