Eh sì, me lo ricordo ancora quel 28 Febbraio, le quattro del mattino, la macchina carica, fuori buio e la porta che
si chiudeva dietro di me.
E’ un punto di discontinuità della mia
vita, da lì in poi tanto è cambiato.
Festeggio i miei tre anni da quando ho
lasciato l’Italia, che coincidono anche con i miei primi tre anni in Svezia. Tre
anni da quando ho imboccato il Brennero e sono uscito sulla E20.
Sono anche tre anni di questo Blog e di
queste pagine che ci hanno accompagnato con alti e bassi. Ultimamente, faccio
sempre più fatica a trovare la voglia di scrivere: sento che qualcosa non va, ma
non riesco ancora a dirlo a voce alta.
Non mi mancano gli spunti di riflessione.
Quasi tutte le sere, prima di addormentarmi, c’è sempre un nuovo pensiero o una
frase che mi tengono lì sveglio. Dentro di me penso che sarebbe bello
condividere tutto questo, ma poi, quando mi metto lì, sulla tastiera vedo me stesso,
riflesso sullo schermo, e sapendo già cosa ho da dirmi, non riesco a muovere le dita.
Sta diventando un po' uno sforzo e spesso
mi censuro. Ho anche capito che a volte uno spazio così pubblico non è ideale
per confrontarsi su argomenti spesso intimi, e così ho continuato a scrivere, ma in forma privata a quanti, in questi anni, non hanno fatto mancare la loro
presenza.
E così, per farmi/farci un regalo, riprendo alcune parole da
una lettera che ho scritto qualche giorno fa e che forse si addice a questa
serata.
Ciao P.
Ormai ho raggiunto il traguardo fatidico dei tre anni: festeggio nel fine
settimana, e mi sento sempre più come un terrone al Nord. Sono già tre anni che
faccio l'immigrato (tutti ormai dicono expat per fare i fighi, io invece - che
amo la mia lingua - immigrato sono e immigrato mi definisco). Il tempo è volato
e di cose ne son successe tante. Tanto sono anche cambiato: non lo dico io, me
lo dicono gli altri e probabilmente hanno ragione loro. Io non so se in
meglio o in peggio, di certo non sono più lo stesso di quando sono partito. Certe cose non mi spaventano più, certe altre mi fanno una paura pazzesca
(l'ignoranza è una di quelle). Ad ogni modo effettivamente tutto ormai ha assunto una luce diversa. Tollero molto di più certi aspetti della vita e sono
diventato un mezzo nazi per molti altri. Diciamo che ho messo meglio a fuoco le
mie priorità.
Mia moglie ha iniziato lo scorso anno l'università (per diventare maestra
nella scuola d'infanzia) e questo mi ha fatto capire che la nostra permanenza
in terra vikinga si prolungherà per parecchio tempo. Il sistema qui consente di
studiare, avere una famiglia e gestire la propria vita senza bisogno di aiuti
extra. Era una cosa che avrebbe sempre voluto fare e alla fine proviamo, insieme,
a realizzare anche questo piccolo progetto (che poi tanto piccolo non è). Non
so bene come faccia a leggersi tutti quei libri in svedese (io non ce la farei
mai), ma alla fine ci riesce e anche con ottimi risultati.
Come avrai intuito
il suo livello linguistico è smisuratamente più alto del mio, ma non mi
lamento. Nel quotidiano me la cavo bene e al lavoro ormai è quasi un anno che
ho definitivamente abbandonato l'inglese. In scrittura sono ancora troppo
lento, ma per il resto me la cavo. Diciamo che ho abbandonato il livello
"vùcumprà" e sono passato a quello "bambinodelleelementari".
Certo che si fa una fatica!!! Certi giorni in cui rimbalzo di continuo tra tre
lingue sono veramente esausto anche se magari non ho fatto granché al lavoro.
Mia figlia cresce, forse troppo in fretta. Mi sembra ieri quando è nata e
adesso è già grande. La cosa bella è che ora è in un periodo in cui ce la
spassiamo un sacco e ci sono sempre mille cose nuove da fare e scoprire. Alla
fine penso sia lei, insieme a mia moglie, il motore della mia esistenza. La mia
vita è modellata intorno a lei e la Svezia e la mia azienda mi consentono di
dedicarle tutte le attenzioni che merita. Ormai si esprime in due lingue e
mezza e dopo il primo anno, un po' duro, è veramente serena.
Ovviamente più passa il tempo e più ci si accorge degli aspetti positivi e
negativi del profondo Nord. Non mi riferisco al clima o al cibo, quelle sono
cose a cui ci si abitua. Piuttosto agli atteggiamenti delle persone, ai modi di
fare, alle abitudini. Adesso, che con la lingua va un po' meglio, si apprezzano
le sfumature, i doppi sensi e tante altre cose. Alla fine, terminato l'effetto
sorpresa, ci si accorge meglio di dove si è finiti e si riescono a fare alcuni
confronti con un po' più di equilibrio.
La Svezia non è il paradiso e l'Italia non è l'inferno, come spesso
vorrebbero far credere, ma non è di certo a te che devo spiegarlo.Questa non è la mia terra né la mia patria e sono consapevole che non lo
sarà mai, non perché non possa esserlo ma perché sono io che non voglio. Non ne
vedo le ragioni: le mie radici sono altrove, ma questo non vuol dire che io
debba sottostare ai dettami di chi ha piantato quel seme su quella terra.Quello che voglio dire è che la bilancia per me e per la mia famiglia pende
ancor oggi dalla parte svedese per tutta una serie di motivi e in Italia (oggigiorno)
non riuscirei più a vivere. C'è un rapporto di amore e odio. Spesso avrei
voglia di tornare, perché sento che mi manca tanto, ma poi quando sono lì mi
accorgo che non è cambiato niente, anzi adesso vedo cose che prima non mi
davano da fare e non le tollero più. Alla fine non mi manca l'Italia, mi manca
una sensazione, mi manca un periodo della mia vita che vive solo dentro di me è
che ho capito non ritroverò più, perché il tempo è passato e perché io non sono
più quello di quei ricordi.
La realtà la conosci meglio di me e penso tu sia abbastanza in gamba per
non farti trascinare da quella propaganda auto-razzista che scorre ogni giorno
nello stivale. L'Italia è oggi di fatto una colonia governata da tanti vassalli che dettano legge in nome di un
imperatore straniero. Alla fine ho capito
che quei pochi che hanno consapevolezza non possono che nascondersi tra gli
altri e celare il loro rancore. Se sapessi invece che odio mi fanno le tante serpi che si annidano tra gli Italiani all'estero!! Sapessi quante volte ho aperto il computer per ricoprirli con lo stesso sterco che lanciano ogni giorno sui loro connazionali, ma poi ripenso che la stupidità non si cura e quel tempo è meglio che lo dedichi affinché mia figlia non sia mai come loro. La sensazione di non poter fermare il vento con
le mani è sconfortante.
Ho provato ad avere discussioni con parenti ed amici per fargli notare che
oltre i confini esiste una realtà ben diversa da quella che si figurano. Ho
cercato di avere alcuni scambi di idee: il risultato è stato che ho perso anche
quei pochi che ogni tanto si facevano vivi. Non me ne rattristo, anzi so che non avrebbe potuto continuare a lungo:
non sono bravo a raccontare balle.
Alla fine torno in Italia per le vacanze e per far vedere a mia figlia da
dove viene, per far si che mantenga un rapporto con i sui nonni e tutti i
parenti. Le sue origini saranno sempre un punto cardinale della sua vita e
penso che vivendo a cavallo di due mondi riuscirà ad avere una visione più
equilibrata rispetto a chi, immerso in un pensiero unico, non vede le
differenze.
[…]
Io invece sono in una sorta di bolla tridimensionale: mentre l'azienda è in
forte crisi, continuo a lavorare su progetti molto interessanti e il mio lavoro
mi piace un sacco e mi da tante soddisfazioni. Alla sera arrivo a casa stanco
ma contento. Coi colleghi non ci sono mai problemi e l'ambiente di lavoro è
ottimo. Ovvio che la tensione per le sorti aziendali è sempre alta. Ho fatto
cose veramente belle e che mi hanno ripagato di tanti sforzi, in più senza quel
continuo stress e senso di nausea che provavo in Italia.
E così me ne rimango qui, sospeso su questo filo che ogni tanto si tende e
sembra quasi volersi spezzare, e poi invece si ri-accorcia di nuovo.
Non ho avuto tue notizie e non so cosa ti abbia riservato il destino in
questo anno […]
Io la mia copa do mundo l’ho già
vinta. Eh sì, ognuno ha le sue piccole soddisfazioni, ognuno si misura con i
propri limiti e ogni tanto si accorge che oltre quelli non si può andare, altre
volte però…
Facciamo un piccolo salto indietro. Un paio di mesi or sono, un mio collega
mi manda una mail e mi sollecita a rispondere all'invito il prima possibile. Io
leggo e poi mi metto a ridere. Ma poi lui insiste e, siccome è una così brava
persona, non me la sento di desistere.
Ora, io ho giocato a pallone per svariati anni, fin da quando ero ragazzino
e fondamentalmente sono sempre stato un
brocco.
Nel periodo dell’adolescenza ho raggiunto l’apice calcistico vincendo il
campionato stando seduto in panchina per circa l’80% del tempo. Poi è sempre
stato un susseguirsi di campionati amatoriali dove l’unico motivo per cui
riuscivo a giocare era una certa differenza di età rispetto alla media
generale.
Dunque se volessi fare un sunto delle mie qualità calcistiche, ne verrebbe
fuori questo ritratto:
No, non vi preoccupate, non mi sono scordato di mettere la foto, è
semplicemente così: il vuoto. Tecnicamente lasciamo perdere. Fisicamente posso
confermare che madre natura è stata un po’ matrigna (come diceva costui) e quindi rimane ben poco. L’unica
cosa che forse mi permetteva di giocare ogni tanto era che ci mettevo tanto
impegno e che un po' di fiato ce l'avevo. E siccome, si sa, negli amatori se hai
del fiato non stai poi messo così male sono riuscito a giocare fino a qualche anno fa.
Per fare un paragone veramente azzardato potrei equipararmi al buon Gennarino
Gattuso, si ma non a quello degli ultimi anni al Milan, no, quello troppa
grazia, mi riferisco invece a quando giocava nel Glasgow Ranger in Scozia.
Tutta corsa e calci. Due pietre al posto dei piedi e cuore da vendere.
Tornando a me come io abbia potuto giocare a pallone per tutti quegli anni
è quindi spiegato così: fiato e calci.
Quando ho risposto al mio collega e gli ho chiesto di mettermi nell'elenco,
lui era felicissimo. Pensava di aver fatto l’acquisto dell’anno, si vedeva già
mentre innalzava la coppa al cielo. Non sapeva invece che aveva appena preso na gran sòla!
Ad ogni modo, io ero consapevole di quello che mi sarebbe accaduto. Dopo lo
sbarco in Svezia, infatti non ero più riuscito ad allenarmi. Causa i tanti
impegni e anche un po' di isolamento per più di un anno quasi niente. Poi ero
riuscito finalmente a fare una corsetta di qualche chilometro nel fine
settimana, ma tutto in modo molto blando: per farla breve,forma fisica azzerata. Senza dimenticare poi che nel frattempo avevo anche collezionato un paio di
annetti in più e qualche chilo di addominali da tavola.
Insomma sapevo perfettamente che quello che mi aveva sempre permesso di
galleggiare un po’ era svanito e di certo i miei piedi non si erano magicamente
trasformati in quelli del pibe de oro.
Morale della favola arriva il giorno della prima partita e io mi presento sul
patibolo nello spogliatoio. Innanzitutto vengo a conoscenza del nome della
mia squadra: Grabbarna Grus-Kalle.
Ora Kalle è il nome della macchina
rappresentata nel logo, grabbarna grus andrebbe tradotto come "la banda", quindi
tutto insieme sarebbe "la banda del Kalle", ma per me rende meglio la mia
personale interpretazione: "Quella Sporca Dozzina".
Fatte le opportune presentazioni, i miei compagni/colleghi mi chiedono dove
preferisco giocare e poi mi danno una maglietta… ora su questo ci torniamo alla
fine del post perché così ci facciamo due risate.
Pronti via, il campo non è proprio il Santiago Bernabéu, ma assomiglia
molto di più a quelli un po’ spelacchiati degli oratori di periferia. Niente da
recriminare, ci mancherebbe: per i miei piedi anche un campo arato sarebbe
dignitoso.
Dopo un paio di minuti quello che già sapevo si manifesta in tutta la sua
evidenza. Fiato zero.
Chiedo il cambio e con intervalli di 5 minuti riesco, tutto sommato, a
chiudere la partita. Dopo 50 minuti (di cui giocati penso meno di 30) si chiude
il mio primo incontro in Svezia. A due anni di distanza dalla mia partenza sono
di nuovo riuscito a giocare a pallone!!! Anche questa è una banale soddisfazione!
Per gli onori della cronaca l’incontro è terminato 0-0, neanche tanto male
poi. Ma il bello non è questo, il bello sono i dettagli.
Primo, se per due anni non mi sono allenato è anche perché alla
sera ho fatto i compiti e questo mi ha permesso di poter fare ciò che nel calcio
è più importante del calcio stesso: imprecare!!! Fiato per correre non ne avevo
ma per imprecare (in svedese), quello sempre. E poi io sono dell’idea che il
calcio esiste in tre varianti: il calcio giocato, il calcio guardato e il
calcio parlato. Io mi ritrovo in un mix tra la prima e l’ultima versione,
quindi poter parlare in campo resta per me una componente fondamentale della
partita!
Secondo c’è la condivisione. Sì, la condivisione di momenti semplici, come
una partitella di pallone con amici e famigliari. I miei colleghi, prima della
partita, sono passati da casa e hanno portato al campo i loro figli/e che hanno
assistito e fatto il tifo. Bello no?! Poter condividere anche le cose più semplici...
Terzo c’è l’uguaglianza. La squadra avversaria schierava una Lei in porta e
altre squadre avevano un paio di giocatrici tra le loro fila. Qui il calcio
femminile ha la stessa dignità, se non di più, di quello maschile. Solo per
darvi l’idea della diversità vi faccio presente che solo io mi sono stupito nel
vedere un paio di donne giocare insieme agli uomini, per le altre persone
normali era una cosa scontata!
Ad ogni modo mi sono divertito e penso che di tante partite giocate, questa, sicuramente, rimarrà nell'almanacco dei miei ricordi.
Solo alcune annotazioni: a fine partita ero messo così male che mi sono
fatto accompagnare a casa in macchina. Durante la notte non ho dormito a causa
dei crampi e il giorno dopo ho avuto serie difficoltà a sedermi sul WC. Per non
parlare del fatto che per riprendere un’andatura corretta ho impiegato circa
una settimana. Giusto il tempo per disputare l’incontro successivo.
Comunque i Grabbarna Grus-Kalle sono saldamente in testa alla classifica (se
la guardiamo al contrario). Due punti in cinque partire: media retrocessione.
Tre reti segnate e 12 subite, siamo la quadra materasso del torneo ma il morale
è sempre alto perché siamo certi che prima o poi conquisteremo la nostra
vittoria.
Ah quasi dimenticavo, la storia della maglietta!! Nello spogliatoio tutti
si presentano al sottoscritto e ovviamente io faccio lo stesso. Gli Svedesi, si
sa, l’unica cosa che possono fare nelle competizioni internazionali (Mondiali o
Europei) è partecipare. Nonostante la Bosnia gli abbia prestato un gran giocatore, anche quest’anno in Brasile ci andranno solo in vacanza e le partite
se le guarderanno comodamente dal divano.
Proprio per questo, quando dico che mi chiamo Alessandro e sono italiano
loro associano il mio nome a quello di questo campione qua.
Io vedo in loro un gran entusiasmo, ma dentro di me rimango saldo nelle mie
certezze di brocco, ma quando il capitano tira fuori dalla borsa la maglia e me
la porge io no riesco più a trattenere le risate e quasi mi sdraio dal ridere:
Niente, nella vita non si può mai sapere cosa ci riserva il futuro… io sono
dovuto venire fino in Svezia per capire che ero un numero 10!!!
La notte prima andavamo a letto con gli occhi che luccicavano. Contenti,
ansiosi, con la speranza di addormentarci in fretta e di svegliarci il prima
possibile.
Era la notte di Santa Lucia, che, a casa nostra, è sempre stata più emozionante
del giorno di Natale o di ogni altra festa.
Santa Lucia possiede per me un fascino tutto suo. Io son
cresciuto con la gioia di questa tradizione e ancor oggi mi scalda il cuore. Santa Lucia è sempre passata a trovare me e mio fratello anche negli ultimi anni. Posso dire, senza alcuna vergogna, che sulla groppa del suo asinello, si è sempre ricordata di noi, anche in tempi recentissimi.
La mattina ci svegliavamo e trovavamo il suo pacchetto in qualche angolo
della casa. C’era sempre un gran buio, la mattina del 13 Dicembre, e ricordo che da fuori
arrivava la luce azzurra della luna e il sole proprio non ne voleva sapere di
sorgere.
Esattamente in quella mattina così buia quei pacchetti brillavano di una
luce particolare.
Ora la bellezza di quel dono non stava tanto nel contenuto in sé, ma nel
pacchetto.
Carta di giornale, sacchetti di iuta e poi lo spago, la corda di canapa…
tutto profumava di un qualcosa che oggi non riesco a spiegare con la bruttura
della mie parole. Una cosa tipo le mani di una nonna o una tovaglia un po’
slesa lasciata in un cassetto. Quante storie, quanta storia in quel pacchetto.
C’era sì il dono, ma un regalo che sapeva di umiltà, così eccezionale proprio
perché del tutto non convenzionale. E poi c’erano tante parole in quei
biglietti, spesso il biglietto non c’era nemmeno, le parole erano scritte
direttamente sulla carta del pacchetto. Quel foglio di giornale legato con uno
spago acquistava un suo senso proprio.
Santa Lucia non ha mai voluto strafare, ha sempre ricercato l’essenza e la straordinarietà
delle piccole cose. Nei pacchetti qualche mandarino, cioccolate, pistacchi,
noci, semi di zucca e a volte qualche fico secco.
La sua bellezza stava nel fatto che passava sempre. Ogni anno ci si
chiedeva se ce l’avrebbe fatta, se ormai fossimo diventati bambini troppo
grandi, ma lei non si è mai curata più di tanto della nostra età anagrafica.
Per lei contavano altre cose…
Oggi è Santa Lucia anche in Svezia, e qui è una vera e propria istituzione.
Si parte coi Lussebullar, fatti di zafferano e uvetta fino ad arrivare alle
processioni per le strade con le candele accese e i bambini vestiti con la
tunica bianca.
Il giorno di Santa Lucia è come un ponte virtuale che mi lega nel tempo e nello spazio. Lega le mie case e il mio presente al mio passato.
Santa Lucia stanotte è passata a visitare la Bea e le ha lasciato un pensiero
ai piedi del letto. Era già passata anche negli anni precedenti, ma quest’anno
è stato diverso. La Bea ha capito. Ha preso coscienza, sicuramente anche
attraverso il regalo, di cosa sia Santa Lucia. Ha fatto il primo passo verso
una tradizione che manterremo viva nella nostra famiglia. Perché sì, sono
convito che siamo ciò che mangiamo, siamo la lingua che parliamo, ma siamo
anche la storia e le tradizioni che viviamo.
Siamo quelle mani di nonna levigate su un tagliere, siamo quelle macchie di
vino sulla tovaglia, siamo quella carta e quello spago.
Mi manca la mia Santa Lucia, ma mi fa piacere sentire quel piccolo vuoto,
perché solo delle cose migliori si sente la mancanza. Sono felice, allo stesso
tempo, che quel pacchetto ora sia lì ai piedi del letto di mia figlia. Che sia
lì a dire a lei che ci sarà sempre Santa Lucia, e a ricordare a me che c’è sempre
stata.
Grazie Santa Lucia, non sei mai passata invano, nulla è andato perso. Quei
pacchetti sono ancora tutti lì, al sicuro. Grazie per quelli che verranno.
qui è Novembre, uno dei mesi cruciali della Svezia, nel senso che se resisti
adesso, allora ce la puoi fare per tutto l’anno. Piove, il cielo è nero e c’è
buio. Già poco dopo le tre di pomeriggio si fa sera. La neve tarda ad arrivare e
le luci del Natale sono ancora lontane. Anche gli Svedesi manifestano un certo
grado di insofferenza in queste giornate così cupe. Molti di loro cercano un
momentaneo sollievo con qualche breve vacanza in posti decisamente più esotici.
Bene, ho risposto all’ultima tua domanda: com’è il tempo lì? Ora mi mancano solo tutte le altre. Sai, ti
avevo chiesto di poter raccogliere le idee e questo è quello che ho fatto. Ti
posso assicurare che in questi giorni ho pensato spesso alla tua mail… confuso.
Confuso da tanti pensieri.
Ora vedi, alla fine, mi sono deciso e ho voluto scriverti sul Blog perché
qui ci hai conosciuto.
All’inizio avrei voluto risponderti punto su punto. Sul lavoro, la casa,
l’asilo, il cibo, le amicizie e tutto quanto ti sarebbe interessato ma poi, poi
ho realmente pensato in che modo potevo esserti d’aiuto. Tutte le informazioni
che cerchi le puoi facilmente trovare in tantissimi siti internet o blog di
famiglie e persone che vivono in Svezia. E tra l'altro ti posso assicurare che
sono molto meglio di me a descrivere con dovizia di particolari i tecnicismi
del vivere qui.
Fondamentalmente potrei raccontarti questi quasi due anni di vita quotidiana, ma lo farei con i miei occhi e la visione che tu ne
avresti attraverso il filtro della carta (digitale) sarebbe in parte distorta.
Ti posso riassumere l’essenza del mio pensiero di fronte a quelli che io ho
appena definito i tecnicismi.
Per vivere in maniera normale con una famiglia DEVI avere un lavoro.
Per avere un lavoro DEVI parlare la lingua.
Per farlo DEVI studiare.
Sei e sarai sempre quello che sei, ovvero uno STRANIERO in mezzo ad altre
persone che potranno essere abitanti del posto o stranieri a loro volta. Questo
non lo puoi CANCELLARE e se anche volessi farlo sarebbe come voler cancellare ciò
che sei e quindi rinnegarti. Accettarlo e farne un punto di forza potrà solo
aiutarti.
La Svezia è un PAESE CIVILE e MODERNO che è arrivato con la sua storia fino
ad oggi. Ha tanti lati positivi e anche tantissime CONTRADDIZIONI. E’ parte di
un mondo incasinato e fa quel che può per non rimanerne schiacciata.
Quelli che per me potrebbero essere difetti sono pregi per altri e
viceversa.
Vuoi fare i CONFRONTI? Benvenuta, sarai in ottima compagnia.
ADATTARSI e MALINCONIA sono due parole con le quali dovrai fare i conti e
quando busseranno insieme dovrai essere ben preparata e avere le spalle larghe.
BABBO NATALE NON ESISTE! Si hai capito bene, sai la Svezia di Pippi
Calzelunghe, dei boschi verdi, dello stato sociale e tutti gli altri luogo
comuni che spopolano nel mainstream?! Esatto, tutta quella roba lì non esiste!
Molte delle cose che vengono idealizzate sono solo strumentalizzate dai molti
media per raggiungere obiettivi altri. Tante cose positive esistono tutt’ora ma
un conto è la realtà, un altro sono le favole. Si, esiste un signore con la
barba lunga e bianca vestito di rosso, ma non va di certo in giro su una slitta
volante a consegnare i doni a tutti i bambini del mondo. Spero tu abbia capito!
Per il resto tutto è soggettivo. Alcuni si lamentano della chiusura (intesa
come riservatezza) delle persone, pensa che gli Svedesi dicono a me che sono una
persona introversa. Questo per dirti che a me la loro riservatezza non da
nessun fastidio, c'è invece chi non la sopporta. E poi ci sarebbe da parlare del clima ma anche in questo caso
dopo aver passato trent’anni in mezzo alla nebbia e all’afa padana, beh,
l’inverno e l’estate svedesi ti fanno sorridere.
Ecco, mi fermo qui perché alla fine non è di questo di cui vorrei parlarti.
Penso che se tu desideri veramente la Svezia, tutte le informazioni che ti
interessano le puoi facilmente trovare e soprattutto penso sia anche molto
propedeutico che tu inizi a spulciare siti in lingua svedese, giusto per capire
che quello diventerà il tuo pane quotidiano per parecchio tempo. Come dire: io
credo molto nell’auto apprendimento e nella propedeuticità dei propri errori.
E allora, di cosa mi
vuoi parlare? - ti chiederai tu. Beh, vorrei solo rispondere a quell’unica domanda che ti
ho fatto: tu che cosa cerchi?
Ecco a cosa ho pensato per tutta questa settimana… cosa ho cercato e cosa continuo
a cercare io.
Potrei risponderti che ho cercato un miglioramento
per la mia vita e quella della mia famiglia, similmente a come mi hai risposto
tu, ma cosa vorrebbe dire un miglioramento…cos'è una vita migliore?
Sai, se guardo alla cose materiali, se dovessi fare un mero bilancio di cosa
ho lasciato e di cosa ho trovato, lasciamo stare non c’è storia. Se ti dicessi
che ho lasciato il sogno di ogni famiglia tipica italiana, probabilmente non mi
crederesti ma io insisterei col farti vedere la mia casa in campagna con il
giardino sempre curato, le macchine nel garage, le biciclette per le passeggiate
e le sdraie e l’ombrellone per l’estate, la cucina laccata e il condizionatore.
Due ottimi lavori, le partite di calcio il venerdì. Nonni, bisnonni, zii e
cugini sempre pronti a dare una mano e poi gli amici, le nostre pizzate e le
grigliate d’estate. Potrei continuare per ore e poi dirti che allo stesso tempo
non ho trovato il sogno svedese qui ad accogliermi (le famose tre V: Villa,
Volvo, Vovve). Ho trovato, invece, un condominio fatiscente con un appartamento
che ha più anni di me, la lavanderia in un edificio a dieci metri da casa,
qualche ubriaco in ascensore e ogni tanto la macchina della polizia che viene a
raccogliere qualche drogato. L’autobus alla mattina e l’SFI alla sera, dove,
guardandoti intorno, ti accorgi di essere l’unico leggermente pallido rispetto a un mare di Siriani, Somali o Iracheni
che spesso e volentieri litigano tra di loro su questioni sconfinatamente
futili. Ho trovato i mille problemi della società moderna: con i negozi
sfavillanti e i medicanti davanti.
D’accordo, non vado oltre perché fondamentalmente sai perfettamente di cosa
parlo. Chi non te lo racconta, mente. Perché chi tace una verità, mente!
La mia qualità della vita è peggiorata?? Molti ti direbbero di si, io ti garantisco
che non è mai stata così alta. Perché non ho perso nulla, ho guadagnato tutto!
Che tu ci creda o no, non sono quelle COSE che mi mancano. Non sono quelle
cose che desidero riavere. Non mi manca niente perché quello è niente. Le
pietre di una casa, rimangano pietre. Erano polvere prima che io nascessi e
polvere saranno quando me ne andrò. Non parlano, non amano non odiano, non
piangono né sorridano. Tu puoi anche dirmi che quelle pietre, una sopra l’altra
hanno fatto una casa, piena di ricordi e di bei momenti… i ricordi non sono
nelle pietre, ma nel mio cuore. I ricordi si muovono con me e mi sorreggono
quando c’è bisogno. Quelle sono e rimangono cose, sta poi a noi decidere il
valore che devono avere nella nostra vita.
Potrei desiderare una villa sul lago con i fiori sul vialetto, una Volvo
sotto alla tettoia e il cane che scorrazza in giardino. Potrei sognare le
vacanze in Grecia d’estate e in Norvegia d’inverno a sciare. Poi poteri volere
un nuovo cellulare perché, quello che ho, ha già un anno di vita. Una macchina
più grossa perché la sacca da golf nuova che ho preso non si abbina con gli
interni. E poi c’è l’estetista e il corso di pilates di mia moglie e le lezioni
di equitazione per mia figlia, quelle di tennis, quelle di nuoto quelle di
pattinaggio, quelle di danza e… e… e…
E’ questa la qualità della vita? E’ questo che dovrebbe giustificare il mio
essere? E questo che darebbe la misura della mia esistenza e della mia
realizzazione come persona?
A volte mi terrorizza che questo, che molti definiscono sogno, possa
permeare nel cuore di mia figlia e renderla schiava. Schiava di bisogni che non
ha, di sogni che non sono i suoi, di una vita che non sarà tale fino a quando
sarà spesa nella rincorsa di COSE.
Per tutti questi motivi e per questo mio modo di pensare, mi sono sempre
sentito straniero in Italia. Una persona in silenzio, come chi non può parlare
perché non consce la lingua. Poi un giorno ho deciso che se proprio avessi
dovuto continuare a sentirmi straniero allora lo avrei fatto lontano dalla mia
casa, e quindi sono venuto qui.
Non mi manca niente, anzi continuo a credere di aver ricevuto troppo.
A dire il vero, forse qualcosa mi manca… mi manca il profumo dell’erba
appena tagliata. L’odore del fumo di foglie bruciate, il suono delle campane.
Tu, sorridendo, penserai che queste sono forse cose di poco conto, io ti posso
assicurare che, quando ci penso, a stento trattengo le lacrime per la forza con
cui questi ricordi arrivano nello stomaco. Quante macchine, case o quant’altro
scambierei per quei profumi!
E infine arriviamo al miglior stile di vita, per noi, ma soprattutto per i
nostri figli. Si perché ovviamente vogliamo sempre il meglio per loro. Il
futuro più radioso (e glorioso) della storia, proprio quando la storia ha
deciso che fosche nubi si addenseranno all’orizzonte.
Qualcosa di migliore, qualcosa di unico, insomma qualcosa in più,
infondendo in loro quel primordiale desiderio del non accontentarsi mai. La
rincorsa perenne verso un orizzonte che si sposta sempre più velocemente. E il
presente non esiste e viviamo nella proiezione di noi stessi in un futuro che
spesso esiste solo nella nostra immaginazione. E cosa succede quando tutto il
desiderabile non può essere raggiunto? Quando la realtà bussa? E ti assicuro che non la puoi fare aspettare...
Cerchiamo le migliori scuole, le migliori università (sulla base di quali criteri
non è mai troppo chiaro), salvo poi scoprire che il sistema pedagogico italiano
è preso a modello proprio da quei paesi che noi giudichiamo migliori.
Vediamo nostro figlio come l'ingegnere che costruirà ponti in grado di collegare i continenti e nostra figlia come il medico che sconfiggerà
il cancro. Il sogno di ogni madre o padre. Nessuna madre però vede in
quell’ingegnere l’uomo che progetta le armi chimiche che ogni giorno cadono in
ogni angolo dimenticato di questo mondo. Oppure una psicologa che imbocca di
antidepressivi quei centinaia di malati che la società produce ogni giorno.
Un esercito di tecnici, super specializzati in grado di entrare nel mondo
del lavoro in tempo zero. Legioni di ingegneri, architetti, softweristi,
controller, operatori di borsa… istruiti, istruitissimi! Ligi al proprio
lavoro, realizzati ogni giorno per aver aumentato i guadagni loro e della loro
azienda, per aver sfornato sempre più auto, costruito sempre più case, diffuso
sempre più apps, venduto sempre più derivati. Perché non ce nulla di male, ci
pagano per questo… per aumentare la produttività, accrescere l’efficienza…
incrementare esponenzialmente la nostra deficienza. Invadere il mondo di sempre
nuovi prodotti. E non importa se molti di questi non servono a niente o nessuno
vuole comprarli, ci pensa la nostra cara e amatissima TV (teven, alla svedese) a iniettarci
la quotidiana dose di desiderio indotto. E la Svezia non è immune a questo virus!
Ma lo facciamo in nome di un futuro migliore… perché ai nostri figli non
manchi mai nulla. Perché devono essere sempre felici. Non importa se poi li
facciamo crescere ad altri perché noi siamo troppo impegnati a “portare a case
la pagnotta”. Quel pane che ci riempie la pancia.
E' questa l’istruzione che cerchiamo? Il mito dell’avere?! La rincorsa
all’apparire?!
Perché se questo è il miglioramento che intendi, il mondo ne è strapieno e
lo puoi trovare in ogni paese senza per forza venire in Svezia.
Esistono elenchi dei professionisti maggiormente richiesti nei paesi
Scandinavi, come del resto in tutta Europa. Controlla se ai primi posti
figurano docenti di letteratura o filosofia, professori di musica, registi,
artisti, intellettuali… l’incubo di ogni madre o padre.
Punti di vista.
Ora che ti ho portato fino a qui, ti devo qualcosa, e quindi ti dico cosa
ho trovato, così potrai trarre tu le tue conclusioni.
Ho trovato la storia del mio paese. Letta a notte tarda su pagine di libri
che le scuole non fanno più studiare. Ho letto tanto e ho cercato di capire
tutto il male che le stanno facendo. Perché domani mia figlia verrà da me e mi
chiederà il conto. Lo farà semplicemente con un perché. E io dovrò saper rispondere a quel perché e non potrò
sottrarmi dallo spiegarle il perché il suo nome è diverso da quello dei suoi
compagni di scuola, il perché lei parla una lingua che non è la stessa e
soprattutto perché continuano a chiamarla Italiana.
Ho trovato tanti, tantissimi dubbi. Più di quanti ne potessi immaginare. Ma
da quei dubbi è nata la forza per cercare risposte. Mi sono sempre messo alla
prova. Mia moglie dice che mi complico sempre la vita. Io sfido e logoro me stesso! Si è
vero, ma in quella sfida cerco chi sono. A volte ho trovato. Spesso mi sono
perso. Il giorno in cui mi sfiderò con sfide che sarò sicuro di vincere, sarà
il giorno in cui avrò smesso di essere me stesso.
Ma se parlo così, con tutta questa superbia, è perché in tutto questo sali
e scendi ho trovato ciò che realmente mi sorregge e mi spinge.
Mia moglie e mia figlia.
Senza mia moglie probabilmente non staresti nemmeno leggendo queste
parole. Senza di Lei non mi sarei mai rialzato quando, piegato in due sulle
ginocchia, guardavo dal basso l’asticella che troppo in alto avevo spostato.
Senza di Lei molto di tutto questo non ci sarebbe. A volte penso che ci debbano
essere altri motivi per cui si ostini a seguirmi. Io ci provo a convincermi che
ci sia qualcos’altro, perché nell’istante in cui realizzo che lo fa solo per
quella cosa che chiamiamo Amore, beh, in quell’istante io mi perdo e mi sento
infinitamente piccolo. Si, piccolo di fronte alla grandezza dei suoi
sentimenti, alla sua tenacia nell’accettarmi così come sono, nel venirmi sempre
in aiuto ogni volta che vado oltre il limite. Sono infinitamente
irriconoscente, perché sono certo che non riuscirò mai a ripagare tutto questo.
E se Lei mi sostiene, mia figlia mi spinge. Mi spinge a studiare la sera
tutte le parole nuove che impara all’asilo. Mi spinge a superare la mia
chiusura. Mi spinge a darle l’esempio e a farle vedere che non c’è nulla di
male nella sua timidezza.
Mia figlia ogni sera non vuole sapere se è stata una brutta giornata o il
perché ho fatto tardi. Mia figlia vuole prendere per mano quel bambino di tre
anni che lei chiama papà e vuole
giocare con lui fino ad addormentarsi.
La scorsa settimana ho anche trovato questa:
Una canzone che mi avevano fatto ascoltare durante le prime lezioni di SFI. E’
tornata mentre ero in macchina e per alcuni minuti mi sono sentito felice.
Felice perché capivo il testo e le parole. Perché non mi sembrava vero di
essere in grado di ripetere, quasi a memoria, il ritornello.
Perché quando sai quanta fatica hai fatto, allora sai anche quanto grande è
la soddisfazione.
Ho trovato anche tante persone nuove che prima non conoscevo. Di tante
nazionalità, colori e costumi. Le ho ascoltate e loro hanno ascoltato me. Mi hanno
fatto riflettere e capire in quanti siamo a trovarci ora adesso su questa palla
blu. Ho trovato tanti punti di vista, che un poco alla volta hanno modificato
il mio.
Ma alla fine hai trovato
quello che cercavi? Non lo so!
Sicuramente ho cercato e ho trovato qualcosa, ma non so dirti se sia tutto.
Ho avuto alcune risposte. Tantissime domande ancora aspettano.
Di una cosa però sono certo: ho cercato! Nessuno mi ha costretto, nessuno me lo ha fatto fare.
Ho voluto, ho deciso, ho cercato.
Cosa ci sia dietro questa volontà a volte me lo domando ancora. Penso che
dietro alla mia volontà, ci sia solo altra volontà. Volontà di conoscere, di
capire, di cercare e scoprire.
Ecco ora, avrai sicuramente le idee più confuse e magari non avrai ricevuto
le informazioni che cercavi, ma ti rimane il tuo sogno. Indipendentemente da
dove tu voglia realizzarlo. Che sia Svezia, Italia o semplicemente il paesino
in cui abiti lo sai solo tu dove lo realizzerai. L'unico consiglio che ti do è
quello di informati il più possibile. Informati sulla Svezia e magari questo Blog non è il posto migliore in cui farlo anche perché, ti ricordo, è scritto da persone che abitano qui da
meno di due anni. Ci sono persone che la Svezia l’hanno vista cambiare nei
decenni, queste sono le porte che devi bussare se veramente ti interessa capire
cose succede da queste parti. Ma informati anche sul tuo paese, su quell’Italia
che vorresti lasciare per un po’. Ti assicuro che sotto a quello strato di
fango, che continuamente le viene gettato addosso, ti potrà riservare tante
sorprese. Il resto è solo dentro di te.
Uff…ci sono settimane che pesano come macigni
e questa ha avuto le seguenti proporzioni:
Dunque dopo due settimane di dagis (scuola materna) con la Bea che
tutte le mattine non vedeva l’ora di andare dei suoi compagni, qualcosa doveva
pur succedere. E infatti, complice il rinfrescarsi delle temperature e qualche
sudata al parco, ecco arrivare un bel raffreddore con tanto di tosse e qualche
linea di febbre.
Una bella settimana in casa ammalati!
Come al solito la mia Signora si è beccata
tutto il peso e, anche stavolta, è rimasta a casa quasi il 90% del tempo con la
Bea che ogni giorno rincarava sempre più la dose di capricci, lacrime e
dispetti. Verso giovedì avevamo ormai raggiunto DEFCON 3, la soglia di
imminente attacco.
Poi quando si dice piovere sul bagnato… al
lavoro qualche impegno più del solito ha favorito la mia assenza da casa e come
se non bastasse quelli del Komvux hanno anche spostato gli orari delle lezioni
fino alle 20:45: una pacchia! Un paio di emicranie non ce le facciamo mai
mancare (giusto per rimanere in allenamento) così agitando un po’ il tutto si
ottiene un bel cocktail esplosivo.
Va beh, hai voluto la bici? E allora
pedala!
Per il resto tutto nella norma, i soliti
incendi, un po’ di vandalismo e qualche morto ammazzato. Ah si già questa
settimana, penso fosse Mercoledì, alle 17:00 di sera, proprio all’uscita di un
Vårdcentralen locale, hanno scaricato un bel revolver sul capo dei Black Cobra,
la banda malavitosa più in voga ad Eskilstuna. E dire che quelli del centro
sanitario lo avevano appena visitato ed era in perfetta forma. Della serie:
vorrai mica morire sano?!
Cerco di sdrammatizzare perché altro non
possiamo fare. Adesso la polizia si da un gran da fare, pattuglie sempre in
giro e azioni di repressione in pieno giorno, ma penso che terminato l’effetto
show per calmare la popolazione, tornerà tutto nella norma.
Giusto fornire per qualcosa di piú oggettivo vi segnalo questo link.
Il post fa parte di un bellissimo Blog
scritto dal Sig. Franco. Ve lo consiglio vivamente.
Se siete alla ricerca di una visione
oggettiva, di analisi senza preconcetti e di tante informazioni sulla Svezia
qui da noi siete completamente fuori strada. Fate inversione a U e iniziate a
leggere qualche post di Franco. La cosa più interessante, secondo me, è la
dimensione storica e la conoscenza profonda degli eventi narrati. Buona
lettura.
Ovviamente per chi volesse rimanere, noi
offriamo sempre popcorn e patatine.
Chiudo con l’ultima riflessione che questo
benedetto mal di testa mi concede. Questa settimana è venuta a mancare una
persona speciale. Una di quelle che il tempo non ti fa dimenticare, che fissano
i ricordi e li consegnano alla eternità. Di fronte alla morte si è sempre
impotenti ma lo si è ancora di più quando non si può condividere la sofferenza
con chi rimane da questa parte. Avrei voluto essere a quel funerale solo per
dirle grazie, insieme alla mia famiglia. Non sono riuscito a farle conoscere mia
figlia e questo mi dispiace molto. Le dedichiamo questo, il primo vero disegno
di Beatrice, espressione pura e incontaminata del suo spirito.