domenica 24 novembre 2013

Aprire gli occhi e iniziare a sognare.

Cara C.,
qui è Novembre, uno dei mesi cruciali della Svezia, nel senso che se resisti adesso, allora ce la puoi fare per tutto l’anno. Piove, il cielo è nero e c’è buio. Già poco dopo le tre di pomeriggio si fa sera. La neve tarda ad arrivare e le luci del Natale sono ancora lontane. Anche gli Svedesi manifestano un certo grado di insofferenza in queste giornate così cupe. Molti di loro cercano un momentaneo sollievo con qualche breve vacanza in posti decisamente più esotici.


Bene, ho risposto all’ultima tua domanda: com’è il tempo lì? Ora mi mancano solo tutte le altre. Sai, ti avevo chiesto di poter raccogliere le idee e questo è quello che ho fatto. Ti posso assicurare che in questi giorni ho pensato spesso alla tua mail… confuso. Confuso da tanti pensieri.

Ora vedi, alla fine, mi sono deciso e ho voluto scriverti sul Blog perché qui ci hai conosciuto.
All’inizio avrei voluto risponderti punto su punto. Sul lavoro, la casa, l’asilo, il cibo, le amicizie e tutto quanto ti sarebbe interessato ma poi, poi ho realmente pensato in che modo potevo esserti d’aiuto. Tutte le informazioni che cerchi le puoi facilmente trovare in tantissimi siti internet o blog di famiglie e persone che vivono in Svezia. E tra l'altro ti posso assicurare che sono molto meglio di me a descrivere con dovizia di particolari i tecnicismi del vivere qui.
Fondamentalmente potrei raccontarti questi quasi due anni di vita quotidiana, ma lo farei con i miei occhi e la visione che tu ne avresti attraverso il filtro della carta (digitale) sarebbe in parte distorta.

Ti posso riassumere l’essenza del mio pensiero di fronte a quelli che io ho appena definito i tecnicismi.
Per vivere in maniera normale con una famiglia DEVI avere un lavoro.
Per avere un lavoro DEVI parlare la lingua.
Per farlo DEVI studiare.
Sei e sarai sempre quello che sei, ovvero uno STRANIERO in mezzo ad altre persone che potranno essere abitanti del posto o stranieri a loro volta. Questo non lo puoi CANCELLARE e se anche volessi farlo sarebbe come voler cancellare ciò che sei e quindi rinnegarti. Accettarlo e farne un punto di forza potrà solo aiutarti.
La Svezia è un PAESE CIVILE e MODERNO che è arrivato con la sua storia fino ad oggi. Ha tanti lati positivi e anche tantissime CONTRADDIZIONI. E’ parte di un mondo incasinato e fa quel che può per non rimanerne schiacciata.
Quelli che per me potrebbero essere difetti sono pregi per altri e viceversa.
Vuoi fare i CONFRONTI? Benvenuta, sarai in ottima compagnia.
ADATTARSI e MALINCONIA sono due parole con le quali dovrai fare i conti e quando busseranno insieme dovrai essere ben preparata e avere le spalle larghe.

BABBO NATALE NON ESISTE! Si hai capito bene, sai la Svezia di Pippi Calzelunghe, dei boschi verdi, dello stato sociale e tutti gli altri luogo comuni che spopolano nel mainstream?! Esatto, tutta quella roba lì non esiste! Molte delle cose che vengono idealizzate sono solo strumentalizzate dai molti media per raggiungere obiettivi altri. Tante cose positive esistono tutt’ora ma un conto è la realtà, un altro sono le favole. Si, esiste un signore con la barba lunga e bianca vestito di rosso, ma non va di certo in giro su una slitta volante a consegnare i doni a tutti i bambini del mondo. Spero tu abbia capito!

Per il resto tutto è soggettivo. Alcuni si lamentano della chiusura (intesa come riservatezza) delle persone, pensa che gli Svedesi dicono a me che sono una persona introversa. Questo per dirti che a me la loro riservatezza non da nessun fastidio, c'è invece chi non la sopporta. E poi ci sarebbe da parlare del clima ma anche in questo caso dopo aver passato trent’anni in mezzo alla nebbia e all’afa padana, beh, l’inverno e l’estate svedesi ti fanno sorridere.

Ecco, mi fermo qui perché alla fine non è di questo di cui vorrei parlarti. Penso che se tu desideri veramente la Svezia, tutte le informazioni che ti interessano le puoi facilmente trovare e soprattutto penso sia anche molto propedeutico che tu inizi a spulciare siti in lingua svedese, giusto per capire che quello diventerà il tuo pane quotidiano per parecchio tempo. Come dire: io credo molto nell’auto apprendimento e nella propedeuticità dei propri errori.

E allora, di cosa mi vuoi parlare? - ti chiederai tu. Beh, vorrei solo rispondere a quell’unica domanda che ti ho fatto: tu che cosa cerchi?
Ecco a cosa ho pensato per tutta questa settimana… cosa ho cercato e cosa continuo a cercare io.

Potrei risponderti che ho cercato un miglioramento per la mia vita e quella della mia famiglia, similmente a come mi hai risposto tu, ma cosa vorrebbe dire un miglioramento…cos'è una vita migliore?

Sai, se guardo alla cose materiali, se dovessi fare un mero bilancio di cosa ho lasciato e di cosa ho trovato, lasciamo stare non c’è storia. Se ti dicessi che ho lasciato il sogno di ogni famiglia tipica italiana, probabilmente non mi crederesti ma io insisterei col farti vedere la mia casa in campagna con il giardino sempre curato, le macchine nel garage, le biciclette per le passeggiate e le sdraie e l’ombrellone per l’estate, la cucina laccata e il condizionatore. Due ottimi lavori, le partite di calcio il venerdì. Nonni, bisnonni, zii e cugini sempre pronti a dare una mano e poi gli amici, le nostre pizzate e le grigliate d’estate. Potrei continuare per ore e poi dirti che allo stesso tempo non ho trovato il sogno svedese qui ad accogliermi (le famose tre V: Villa, Volvo, Vovve). Ho trovato, invece, un condominio fatiscente con un appartamento che ha più anni di me, la lavanderia in un edificio a dieci metri da casa, qualche ubriaco in ascensore e ogni tanto la macchina della polizia che viene a raccogliere qualche drogato. L’autobus alla mattina e l’SFI alla sera, dove, guardandoti intorno, ti accorgi di essere l’unico leggermente pallido rispetto a un mare di Siriani, Somali o Iracheni che spesso e volentieri litigano tra di loro su questioni sconfinatamente futili. Ho trovato i mille problemi della società moderna: con i negozi sfavillanti e i medicanti davanti.

D’accordo, non vado oltre perché fondamentalmente sai perfettamente di cosa parlo. Chi non te lo racconta, mente. Perché chi tace una verità, mente!
La mia qualità della vita è peggiorata?? Molti ti direbbero di si, io ti garantisco che non è mai stata così alta. Perché non ho perso nulla, ho guadagnato tutto!
Che tu ci creda o no, non sono quelle COSE che mi mancano. Non sono quelle cose che desidero riavere. Non mi manca niente perché quello è niente. Le pietre di una casa, rimangano pietre. Erano polvere prima che io nascessi e polvere saranno quando me ne andrò. Non parlano, non amano non odiano, non piangono né sorridano. Tu puoi anche dirmi che quelle pietre, una sopra l’altra hanno fatto una casa, piena di ricordi e di bei momenti… i ricordi non sono nelle pietre, ma nel mio cuore. I ricordi si muovono con me e mi sorreggono quando c’è bisogno. Quelle sono e rimangono cose, sta poi a noi decidere il valore che devono avere nella nostra vita.

Potrei desiderare una villa sul lago con i fiori sul vialetto, una Volvo sotto alla tettoia e il cane che scorrazza in giardino. Potrei sognare le vacanze in Grecia d’estate e in Norvegia d’inverno a sciare. Poi poteri volere un nuovo cellulare perché, quello che ho, ha già un anno di vita. Una macchina più grossa perché la sacca da golf nuova che ho preso non si abbina con gli interni. E poi c’è l’estetista e il corso di pilates di mia moglie e le lezioni di equitazione per mia figlia, quelle di tennis, quelle di nuoto quelle di pattinaggio, quelle di danza e… e… e…


E’ questa la qualità della vita? E’ questo che dovrebbe giustificare il mio essere? E questo che darebbe la misura della mia esistenza e della mia realizzazione come persona?

A volte mi terrorizza che questo, che molti definiscono sogno, possa permeare nel cuore di mia figlia e renderla schiava. Schiava di bisogni che non ha, di sogni che non sono i suoi, di una vita che non sarà tale fino a quando sarà spesa nella rincorsa di COSE.

Per tutti questi motivi e per questo mio modo di pensare, mi sono sempre sentito straniero in Italia. Una persona in silenzio, come chi non può parlare perché non consce la lingua. Poi un giorno ho deciso che se proprio avessi dovuto continuare a sentirmi straniero allora lo avrei fatto lontano dalla mia casa, e quindi sono venuto qui.

Non mi manca niente, anzi continuo a credere di aver ricevuto troppo.
A dire il vero, forse qualcosa mi manca… mi manca il profumo dell’erba appena tagliata. L’odore del fumo di foglie bruciate, il suono delle campane. Tu, sorridendo, penserai che queste sono forse cose di poco conto, io ti posso assicurare che, quando ci penso, a stento trattengo le lacrime per la forza con cui questi ricordi arrivano nello stomaco. Quante macchine, case o quant’altro scambierei per quei profumi!


E infine arriviamo al miglior stile di vita, per noi, ma soprattutto per i nostri figli. Si perché ovviamente vogliamo sempre il meglio per loro. Il futuro più radioso (e glorioso) della storia, proprio quando la storia ha deciso che fosche nubi si addenseranno all’orizzonte.
Qualcosa di migliore, qualcosa di unico, insomma qualcosa in più, infondendo in loro quel primordiale desiderio del non accontentarsi mai. La rincorsa perenne verso un orizzonte che si sposta sempre più velocemente. E il presente non esiste e viviamo nella proiezione di noi stessi in un futuro che spesso esiste solo nella nostra immaginazione. E cosa succede quando tutto il desiderabile non può essere raggiunto? Quando la realtà bussa? E ti assicuro che non la puoi fare aspettare...

Cerchiamo le migliori scuole, le migliori università (sulla base di quali criteri non è mai troppo chiaro), salvo poi scoprire che il sistema pedagogico italiano è preso a modello proprio da quei paesi che noi giudichiamo migliori.
Vediamo nostro figlio come l'ingegnere che costruirà ponti in grado di collegare i continenti e nostra figlia come il medico che sconfiggerà il cancro. Il sogno di ogni madre o padre. Nessuna madre però vede in quell’ingegnere l’uomo che progetta le armi chimiche che ogni giorno cadono in ogni angolo dimenticato di questo mondo. Oppure una psicologa che imbocca di antidepressivi quei centinaia di malati che la società produce ogni giorno.
Un esercito di tecnici, super specializzati in grado di entrare nel mondo del lavoro in tempo zero. Legioni di ingegneri, architetti, softweristi, controller, operatori di borsa… istruiti, istruitissimi! Ligi al proprio lavoro, realizzati ogni giorno per aver aumentato i guadagni loro e della loro azienda, per aver sfornato sempre più auto, costruito sempre più case, diffuso sempre più apps, venduto sempre più derivati. Perché non ce nulla di male, ci pagano per questo… per aumentare la produttività, accrescere l’efficienza… incrementare esponenzialmente la nostra deficienza. Invadere il mondo di sempre nuovi prodotti. E non importa se molti di questi non servono a niente o nessuno vuole comprarli, ci pensa la nostra cara e amatissima TV (teven, alla svedese) a iniettarci la quotidiana dose di desiderio indotto. E la Svezia non è immune a questo virus!
Ma lo facciamo in nome di un futuro migliore… perché ai nostri figli non manchi mai nulla. Perché devono essere sempre felici. Non importa se poi li facciamo crescere ad altri perché noi siamo troppo impegnati a “portare a case la pagnotta”. Quel pane che ci riempie la pancia.
E' questa l’istruzione che cerchiamo? Il mito dell’avere?! La rincorsa all’apparire?!
Perché se questo è il miglioramento che intendi, il mondo ne è strapieno e lo puoi trovare in ogni paese senza per forza venire in Svezia.
Esistono elenchi dei professionisti maggiormente richiesti nei paesi Scandinavi, come del resto in tutta Europa. Controlla se ai primi posti figurano docenti di letteratura o filosofia, professori di musica, registi, artisti, intellettuali… l’incubo di ogni madre o padre.

Punti di vista.



Ora che ti ho portato fino a qui, ti devo qualcosa, e quindi ti dico cosa ho trovato, così potrai trarre tu le tue conclusioni.

Ho trovato la storia del mio paese. Letta a notte tarda su pagine di libri che le scuole non fanno più studiare. Ho letto tanto e ho cercato di capire tutto il male che le stanno facendo. Perché domani mia figlia verrà da me e mi chiederà il conto. Lo farà semplicemente con un perché. E io dovrò saper rispondere a quel perché e non potrò sottrarmi dallo spiegarle il perché il suo nome è diverso da quello dei suoi compagni di scuola, il perché lei parla una lingua che non è la stessa e soprattutto perché continuano a chiamarla Italiana.

Ho trovato tanti, tantissimi dubbi. Più di quanti ne potessi immaginare. Ma da quei dubbi è nata la forza per cercare risposte. Mi sono sempre messo alla prova. Mia moglie dice che mi complico sempre la vita. Io sfido e logoro me stesso! Si è vero, ma in quella sfida cerco chi sono. A volte ho trovato. Spesso mi sono perso. Il giorno in cui mi sfiderò con sfide che sarò sicuro di vincere, sarà il giorno in cui avrò smesso di essere me stesso.

Ma se parlo così, con tutta questa superbia, è perché in tutto questo sali e scendi ho trovato ciò che realmente mi sorregge e mi spinge.
Mia moglie e mia figlia.

Senza mia moglie probabilmente non staresti nemmeno leggendo queste parole. Senza di Lei non mi sarei mai rialzato quando, piegato in due sulle ginocchia, guardavo dal basso l’asticella che troppo in alto avevo spostato. Senza di Lei molto di tutto questo non ci sarebbe. A volte penso che ci debbano essere altri motivi per cui si ostini a seguirmi. Io ci provo a convincermi che ci sia qualcos’altro, perché nell’istante in cui realizzo che lo fa solo per quella cosa che chiamiamo Amore, beh, in quell’istante io mi perdo e mi sento infinitamente piccolo. Si, piccolo di fronte alla grandezza dei suoi sentimenti, alla sua tenacia nell’accettarmi così come sono, nel venirmi sempre in aiuto ogni volta che vado oltre il limite. Sono infinitamente irriconoscente, perché sono certo che non riuscirò mai a ripagare tutto questo.

E se Lei mi sostiene, mia figlia mi spinge. Mi spinge a studiare la sera tutte le parole nuove che impara all’asilo. Mi spinge a superare la mia chiusura. Mi spinge a darle l’esempio e a farle vedere che non c’è nulla di male nella sua timidezza.
Mia figlia ogni sera non vuole sapere se è stata una brutta giornata o il perché ho fatto tardi. Mia figlia vuole prendere per mano quel bambino di tre anni che lei chiama papà e vuole giocare con lui fino ad addormentarsi.


La scorsa settimana ho anche trovato questa:


Una canzone che mi avevano fatto ascoltare durante le prime lezioni di SFI. E’ tornata mentre ero in macchina e per alcuni minuti mi sono sentito felice. Felice perché capivo il testo e le parole. Perché non mi sembrava vero di essere in grado di ripetere, quasi a memoria, il ritornello.
Perché quando sai quanta fatica hai fatto, allora sai anche quanto grande è la soddisfazione.

Ho trovato anche tante persone nuove che prima non conoscevo. Di tante nazionalità, colori e costumi. Le ho ascoltate e loro hanno ascoltato me. Mi hanno fatto riflettere e capire in quanti siamo a trovarci ora adesso su questa palla blu. Ho trovato tanti punti di vista, che un poco alla volta hanno modificato il mio.

Ma alla fine hai trovato quello che cercavi? Non lo so!
Sicuramente ho cercato e ho trovato qualcosa, ma non so dirti se sia tutto. Ho avuto alcune risposte. Tantissime domande ancora aspettano.

Di una cosa però sono certo: ho cercato! Nessuno mi ha costretto, nessuno me lo ha fatto fare.
Ho voluto, ho deciso, ho cercato.
Cosa ci sia dietro questa volontà a volte me lo domando ancora. Penso che dietro alla mia volontà, ci sia solo altra volontà. Volontà di conoscere, di capire, di cercare e scoprire.


Ecco ora, avrai sicuramente le idee più confuse e magari non avrai ricevuto le informazioni che cercavi, ma ti rimane il tuo sogno. Indipendentemente da dove tu voglia realizzarlo. Che sia Svezia, Italia o semplicemente il paesino in cui abiti lo sai solo tu dove lo realizzerai. L'unico consiglio che ti do è quello di informati il più possibile. Informati sulla Svezia e magari questo Blog non è il posto migliore in cui farlo anche perché, ti ricordo, è scritto da persone che abitano qui da meno di due anni. Ci sono persone che la Svezia l’hanno vista cambiare nei decenni, queste sono le porte che devi bussare se veramente ti interessa capire cose succede da queste parti. Ma informati anche sul tuo paese, su quell’Italia che vorresti lasciare per un po’. Ti assicuro che sotto a quello strato di fango, che continuamente le viene gettato addosso, ti potrà riservare tante sorprese. Il resto è solo dentro di te.

Ora si è fatto tardi e devo scappare.
In bocca al lupo.

Alessandro.

domenica 10 novembre 2013

A tutti i lettori: IMPORTANTE!!!

Comunicazione di servizio ai nostri (pochi) ma affezionatissimi lettori.



Come avete potuto notare in questi ultimi giorni il Blog è stato fuori servizio. Nessuno problema tecnico, abbiamo dovuto fare alcuni controlli.

Purtroppo non giungono buon notizie. Sfortunatamente abbiamo notato che il Blog sta ricevendo pubblico da siti non graditi. Niente di preoccupante, ma non apprezziamo affatto l’origine di questo traffico e quindi vorremmo tutelarci, se così si può dire.

Facciamo una premessa: questo Blog ha l’intento fondamentale di mantenere un legame con le nostre famiglie, i nostri parenti e gli amici più cari. I motivi che ci spingono a tenere traccia delle nostre giornate non sono quelli di ricevere pubblico, di far aumentare il contatore qui di fianco. Detto sinceramente non ci interessa proprio per niente.
Pensiamo che il titolo si abbastanza eloquente e che racchiuda il senso del nostro scrivere.

Va detto però che in tutti questi mesi abbiamo anche avuto la possibilità di conoscere (se così si può dire) tante persone che coi loro commenti ci hanno dato una pacca sulla spalla. Ci riferiamo a Carlo, Franco, Mila e altri ancora…

Proprio per questo ci è estremamente difficile chiudere la porta ad alcuni dei nostri più affezionati lettori. Purtroppo però questo Blog contiene anche molte informazioni e talvolta foto o video della nostra piccola Beatrice. Diciamo che lei è probabilmente il perno di tutto questo: senza le sue avventure, si ridurrebbe a un paio di mail.

La morale è che vorremo in un qualche modo tutelare la nostra privacy (soprattutto quella di Bea) ma allo stesso tempo non vorremmo escludere nessuna della persone che stanno viaggiando insieme a noi.

Abbiamo fatto qualche ricerca sugli strumenti che la piattaforma Blogger di Google mette a disposizione e purtroppo non ci sono ottime notizie. Sfortunatamente non è possibile filtrare il traffico o impedire l’accesso da alcuni siti o paesi (come avremmo sperato). L’unica opzione possibile è quella di consentire l’accesso al Blog solo ai lettori autorizzati.
Qui trovate una spiegazione dettagliata (Blogger support).

Questo cosa significa?! Vuol dire che noi amministratori possiamo creare una lista di lettori che sono autorizzati a leggere il Blog. Per creare questa lista ci sono due requisiti:
  1.  Dovete avere un account Google.
  2. Dovete mandarci la mail del suddetto account Google in modo che venga riconosciuta per l’accesso al Blog.

Entrambe le cose non ci piacciono affatto!

Primo non vorremmo costringere nessuno a farsi un account Google. Lungi da noi lo sponsorizzare qualcosa o qualcuno e tanto meno voler imporre qualcosa! Inoltre questo comporta un’ulteriore complicazione per chi già lotta con la tecnologia odierna.
Secondo, anche il fatto del fornirci la vostra mail suona un po’ come una forzatura che non gradiamo.
Detto ciò, e ribadito che la cosa non ci piace affatto, (purtroppo migrare su un’altra piattaforma con il Blog ci porterebbe via troppo tempo), queste sono le regole del gioco e non possiamo cambiarle. Non penso che se domani mandassimo una mail al presidente e CEO di Google, questi accetterebbero di cambiare Blogger sulla base delle nostre necessità…

La nostra proposta è la seguente: per il prossimo mese il Blog rimarrà aperto a tutti come è stato fino a pochi giorni fa. In questo modo tutti potranno leggere questo post ed essere informati. La nostra famiglia di lettori è molto limitata e pensiamo che in un mese prima o poi tutti facciano una capatina.
Tutti quelli che vorranno potranno lasciarci un commento in questo post con la loro mail (quella dell’account Google). In questo modo potremo creare la lista di lettori autorizzati. Ovviamente i commenti non saranno pubblicati e sarà garantito anonimato assoluto.
Fatta la lista, passeremo il Blog in modalità: privata.
Per i ritardatari o le richieste di accesso futuro vedremo come fare, magari utilizzando FaceBook o G+.

Ci dispiace molto per questa forzatura, ma vorremmo continuare a poter scrivere come abbiamo sempre fatto senza però correre il rischio che la nostra privacy venga violata.

Sappiamo che purtroppo non tutti hanno o vorranno farsi un account Google solo per leggere questo Blog, ma ahimé non abbiamo trovato altre soluzioni. Ovviamente se avete idee migliori delle nostre o conoscete qualche sistema per filtrare il traffico del Blog, noi saremo contentissimi di ascoltare i vostri consigli!

Inizia il conto alla rovescia.




AGGIORNAMENTO 19/01/2014:
Abbiamo ricevuto alcune richieste di tenere il Blog aperto ancora per un po'. Giusto il tempo che anche gli ultimi ritardatari si procurino il loro account gmail. Dato che l'origine del traffico sembra essere tornato nella "norma", possiamo aspettare.

venerdì 8 novembre 2013

Poesia

Ecco con questo post metto definitivamente a repentaglio il mio matrimonio, la mia stabilità famigliare e forse anche parte della mia futura esistenza.
Ma come si sul dire: il destino premia gli audaci, quindi oggi voglio essere audace.

Questo è il frutto del lavoro della mia Signora. Dopo poco più di un anno di studi di svedese ieri ha consegnato questo alla sua insegnate, la quale si è espressa in questo modo:



"Ilaria,Jag tror att det bor en liten poet i dig. Du beskriver väldigt målande och jag tycker att du förmedlar en känsla som är både lite vemodig men ändå full av framtidstro och styrka. Jag tycker att särskilt om dina metaforer."

Vi pubblico la sua opera:


Till dig som vill lämna en tråkig hemland

Packa alla dina grejer och
Glöm bort alla vanliga färger.
Säg hej då på ditt kära språk och
Välkomna en ny okända ort.
Kom ihåg alla goda smaker
Gör ny plats för många nya saker.
Om du ska inte få nya vänner
Ta det lugnt
Ibland det händer.
Bli redo att träffa många svårigheter
Glöm inte alla hemligheter.
Gör allt fört som hälst
Finns alltid en snabbare häst.
Flytt ifrån ditt hemland
Men först
Fyll din ficka med många pengar.



Premesso che io, oggi, non saprei scrive due righe in rima baciata in italiano (fatto salvo per la solita sole-cuore-amore), la cosa più stupefacente non è solo che Lei è riuscita a farlo in svedese, ma soprattutto è riuscita a esprimere con una semplicità sconcertante il nostro sentirci emigrati.

Si, lo ammetto noi siamo persone semplici, senza grandi pretese. Ci mimetizziamo bene tra la folla, manteniamo un profilo basso e molto spesso ci accontentiamo delle piccole cose. Ma sappiamo anche capire quando una cosa è importante e quando merita di essere valorizzata per tutta la sua importanza.

Queste poche righe, che molto probabilmente potranno far sorridere i puristi, sono il raggiungimento di un altro piccolo traguardo…e solo noi sappiamo quanto impervia è stata la via per arrivare fin qui.

Ila, sono rimasto senza parole quando me l’hai letta la prima volta e ancora adesso rimango stupito. Appena avrai finito di leggere questo post (che ovviamente ho scritto a tua insaputa), ti prego di non prendere decisioni affrettate. Primo perché sai benissimo che l’ho fatto a fin di bene e secondo perché mi devi ancora aiutare a tradurre tutto quello che mi chiede la Bea quando mi parla in svedese!!!

Voi non potete capire quanto enorme sia la mia frustrazione ogni volta che mia figlia mi mette alla prova con nuove parole e mia moglie che se la ride mentre guarda la mia faccia da beota con sopra un enorme punto interrogativo.





PS. Non ho tradotto volutamente per non rovinarla, ad ogni modo il nostro Google Translator funziona perfettamente!

martedì 5 novembre 2013

Nati d'Autunno

Quando ero piccolo ero sempre spaventato dall'imbrunire. Non tanto dal buio o dalla notte, ma dalla percezione che il giorno se ne stava andando e presto non ci sarebbe stata più luce.
Ovunque fossi, ricordo che avvertivo il sopraggiungere della sera e mi bloccavo. Se ero a casa dei nonni o degli zii, mi mettevo davanti ad una finestra, guardavo fuori, aspettando di vedere i fari della macchina dei miei genitori. Piangevo, non volevo più giocare e sentivo quelle ombre che si allungavano come un vuoto. 
Ho sempre avuto tante paure, ma questa me la ricordo meglio di altre.
             - Papà c’è buio?
 -  Sì, lo so Beatrice.
-  Papà ma c’è buio fuori?
Sì Beatrice ma non ti devi preoccupare adesso ti insegno una cosa. Salta sul letto,  schiaccia l’interruttore di fianco alla porta e vedrai che il buio se ne andrà via.
 - Papà, papà guarda: si è accesa la luce! La luce!
Io rivedo in Lei quel bambino di trenta anni fa. Lei mi prende la mano, mi sorride e mi fa superare ogni paura. Io con Lei non ho più paura di niente. 
Lei non avrà mai paura, perché le sue paure le conosco bene e insieme sapremo sempre come farle passare.


Ricordo benissimo quel giorno: la dottoressa ruotò per qualche istante quel disco di carta, poi guardò mia moglie e le disse: «Il 29, dovrebbe nascere il 29!»
Io dentro di me ero sconvolto dalla gioia. Lo stesso giorno in cui ero nato io, un regalo stupendo. Sarebbe nata d’autunno come me!

Io in autunno mi sento a casa. Le giornate si accorciano, c’è meno luce e la testa mi fa meno male. Le foglie si tingono e la nebbia sfuma i contorni. Piove piano, leggera.
Il frumento a stento solleva un filo di verde fuori dalla terra, padita e scura.

Io in autunno mi sento bene. Io in autunno ci sono nato, io in autunno sono rinato.




Quando torno la sera è ormai buio, ma Lei mi corre in contro, mi aiuta a togliermi la giacca e mi aspetta in camera per una nuova storia, un sorriso, due giochi.
A volte, mentre giochiamo, chiudo gli occhi e la vedo correre nel giardino a casa. Foglie di platani color del cuoio, coprono l’erba e fanno un tappeto. Corriamo, ci rincorriamo le guance rosse e la giacca a vento blu. Mucchi di foglie alti come montagne e il suono di quel rastrello, sempre uguale, sempre lento. Tuffarsi e rotolarsi: rumore di felicità.



Lei mi prende la mano, mi sveglia:
- Papà giochi?
- Certo Bea, tutta la vita!
Vedi Stella, io di sbagli ne ho fatti tanti e tanti sono quelli che ancora farò, ma da qualche anno a questa parte so anche che una cosa meravigliosa nella mia vita l’ho fatta: sei Tu! Che tu capisca oggi queste mie parole poco importa, le capirai quando sarà il momento.
Io ho capito quelle che mi sono state dette, tu capirai a tuo modo le mie. 
Oggi guardo queste tue mani mentre tu dormi. Le ho accarezzate subito, appena hai fatto il primo vagito, le stringo ogni giorno per sentirle mie, per accorgermi ogni istante di quanto in fretta passi il tempo.

E in quelle mani c’è il nostro segreto, ci sono le nostre paure, c’è la forza che ci fa andare avanti e c’è il nostro essere nati d’autunno.


Auguri Stella mia.