venerdì 12 dicembre 2014

... la notte più lunga che ci sia.

E così la tradizione si ripete…

Fuori nevica e dalle finestre arriva il tremolio delle luci fioche.
Le vesti bianche e nastri rossi sono pronti, vicino alle corone e alle candele.

Finalmente il 13 Dicembre: Santa Lucia.

Penso a quando ero bambino, ho il ricordo di quella notte così piena di attese. Nel mio cuore Santa Lucia ha un posto speciale, forse la festa più bella di tutto l’inverno.

La Bea questa settimana ha fatto a modo, come dice lei. Sapeva che sarebbe arrivata, all'asilo sono giorni che si preparano. Ha imparato tutte le canzoni e ogni sera le ha fatte risuonare per casa.

E stasera finalmente si è infilata il suo pigiama e poi è corsa a preparare questo…




Un po' di biscotti e un bicchier d’acqua, poi ha girato la chiave della porta e ha detto: Lasciatela aperta, arriva Santa Lucia!

Non vedo l'ora di vedere la sua faccia domani quando troverà questo:




Grazie Santa Lucia.

giovedì 4 dicembre 2014

Dedicato a mia Moglie

...che poi uno nella vita si accontenta di piccolo cose.

E così, dato che non capita quasi mai e che i ricordi svaniscono in fretta, certe piccole soddisfazioni meglio godersele fino in fondo e fissarle nel tempo (o sul calendario!!!)








PS. Perfetto, terminati sti due minuti di gloria, ora sono pronto a subire il di Lei castigo.


Addio!

domenica 23 novembre 2014

E' già primavera?

Alla fine Novembre se ne sta andando via tutto sommato in fretta. Il tempo non è clemente, nel senso che né caldo né freddo. Umido e grigiognolo come la nebbia della bassa.

Aspettiamo il freddo e la neve: infatti ieri abbiamo anche montato le gomme chiodate e così fino ad Aprile siamo a posto. Grosse perturbazioni all'orizzonte non se ne vedono, ma a noi va poi bene così.


In casa nostra intanto è scoppiata la primavera ed è tutto uno svolazzare di farfalle e prati fioriti.
Ecco qui un paio di esempi che meritano di essere condivisi.



A inizio settimana il Papino e la Bea sono anche andati al controllo pediatrico dei quattro anni (per la Beatrice ovviamente, io l'ho fatto un paio di mesi fa!). 
Ad attenderci, al Barnvårdcentralen, la pediatra Malin e una tirocinante che le dava una mano. Abbiamo fatto tutti i controlli e la Bea, nella sua timidezza, ha passato il check-up senza problemi.
Dopo un quarto d’ora nella sala d'attesa (più che una sala d'attesa sembrava un parco giochi indoor da quanto era attrezzato: scivoli, macchine a pedali, mazze da hockey ecc..), ci hanno fatto entrare e abbiamo fatto un sacco di cose interessanti. 
Per primo un bel disegno su un foglio bianco con pastelli fighissimi.
Poi musica dance con cuffie ultimo grido per vedere se la Bea reagiva alle varie frequenze di beep psichedelico.
Poi peso e altezza.
Poi camminare con un piede davanti all'altro su una fune sospesa nel vuoto (in realtà era una riga rossa sul pavimento, ma a noi piace pensarla nell'altro modo) e infine esame del pirata (un occhio bendato alla volta) con lettura dell’alfabeto su lavagna luminosa.

La parte più sono stati i dialoghi.

Subito Malin a chiesto a Beatrice cosa le piacesse mangiare: köttbullar, korv, fisk, potatis??? Lei ha prontamente risposto: formaggio duro (Parmigiano Reggiano) e prosciutto crudo. Così, tanto per mettere subla situazione in chiaro! 
Chissà se Malin avrà colto il messaggio subliminale?!?

Alla seconda domanda siamo andati meglio. Beatrice, cosa ti piace bere? Lei, ovviamente, ha risposto Saft e CocaCola!!! Malin è sbiancata e mi ha guardato male.
Io sono scoppiato a ridere e poi le ho anche dovuto spiegare il perché (e in svedese). Come tutti sanno, noi siamo una famiglia di Sparta e in quanto a disciplina non trasgrediamo mai (o quasi). Quindi, generalmente, oltre all'acqua, sulla nostra tavola, si trova ben poco. Il caso ha voluto che il giorno prima della visita avessimo fatto il kalas (festa di compleanno) della Bea qui a casa. Durante la festa abbiamo mangiato la torta e tutti gli inviati hanno bevuto saft e bibite. Ovviamente anche la Bea ha provato entrambe. La CocaCola, l’ha sputata subito, come del resto fa sempre con le bibite gassate, mentre di saft ne ha trangugiato un bel bicchiere.
Onestamente penso che la dottoressa volesse sapere se la Beatrice beve regolarmente acqua o latte (qui a pasto si beve anche latte, soprattutto per i bambini), il problema è che lei ha chiesto “cosa ti piace bere” e la Bea ha giustamente risposto quello che le piace e non quello che generalmente beve.
Il fatto che un bambino non faccia, non mangi o non beva sempre quello che gli piace non è un sillogismo così tanto diffuso da queste parti (questa è un po' sadica, ma ogni tanto qualche punzecchiatina ci sta!!!).

 Infine, siamo arrivati all'esame della vista. La Bea si è seduta ad un banco e di fronte la ragazza che indicava le lettere sulla lavagna luminosa. Siccome si presuppone che i bambini di quattro anni non sappiano leggere perfettamente, sul banco vengono messe le figure delle lettere così loro indicano quelle che vedono. Ora, nella lettera che c’era arrivata a casa, si diceva di provare a fare questo gioco con i bambini prima della visita in modo da prepararli un po'. E dato che alla Bea piace molto scrivere alla lavagna, lo abbiamo fatto un paio di volte, con tanto di benda da pirata sugli occhi.
Il problema è che la Bea l’alfabeto lo conosce: ogni tanto fa confusione con la doppia pronuncia italo-svedese (tipo per lei la O svedese e la U italiana sono sempre fonte di dubbio), ma le lettere le conosce quasi tutte. All'asilo gliele hanno insegnate e poi lei, ogni volta, vuole scriverle sui suoi disegni. Quindi, al momento dell'esame, lei guardava la lavagna e diceva il nome della lettera e manco si interessava delle figurine sul banco. D’altra parte così c’eravamo allenati a casa. Ad ogni modo, un po' la pediatra che non si aspettava questa reazione e un po' la Bea che nella sua timidezza sussurrava le lettere con meno di due decibel, c’abbiamo messo svariati minuti prima di capirci.

Va beh, tutto è bene quel che finisce bene. Alla fine ce ne siamo andati tutti soddisfatti anche se il disegno se lo sono tenuto loro… mannnnagggia!!!!
Abbiamo anche avuto la conforma che la Bea è mancina: qualche sospetto m’era già venuto (sospetto si fa per dire):


Ma ora è certezza!!!

La cosa più bella è che, essendo mancina (penso io), molte lettere le scrive a specchio e così questa è la sua firma attuale.



Brava Beatrice, sei stata una forza e anche Papino se l’è cava discretamente bene!

Promossi!!!

venerdì 14 novembre 2014

Novembre dolce Novembre.

Circa un anno fa scrivevo queste parole:

[...] qui è Novembre, uno dei mesi cruciali della Svezia, nel senso che se resisti adesso, allora ce la puoi fare per tutto l’anno. Piove, il cielo è nero e c’è buio. Già poco dopo le tre di pomeriggio si fa sera. La neve tarda ad arrivare e le luci del Natale sono ancora lontane. Anche gli Svedesi manifestano un certo grado di insofferenza in queste giornate così cupe. Molti di loro cercano un momentaneo sollievo con qualche breve vacanza in posti decisamente più esotici [...]
Non è che le cose siano cambiate molto, questa settimana c'era così nuvolo che alle due di pomeriggio sembrava già sera inoltrata. Ma ormai siam già a metà e si vede la luce in fondo al tunnell.

Ad ogni modo (forse) vale ancora la pena di leggere anche il resto di quel POST!

mercoledì 5 novembre 2014

Sta a noi lasciare una traccia.

Cara Stella Mia,
il tempo corre in fretta, ma per fortuna lo stesso tempo ci ha legato insieme e ci ha concesso di stringerci la mano per questo batter di ciglia.

Sai, questo Blog è soprattutto tuo: l'ho scritto mille volte e te lo continuerò a ripetere. Mi piace pensare che un giorno, quando magari faremo fatica a parlarci e quando le fasi della nostra vita ci avranno cambiati un po', potrai sempre trovare tuo padre e tua madre qui, tra queste pagine.

Potrai vedere due ragazzi che giorno dopo giorno si sono fatti forza e ti hanno accompagnata insieme a loro in questo giardino che si chiama mondo.

Io avrei sempre voluto conoscere in miei genitori quando erano ragazzi… forse avrei anche dovuto chiedergli più cose e forse loro avrebbero potuto raccontarmi di più. Ma, le giornate passano, i ricordi sbiadiscono, molto perde d’importanza o più semplicemente si dimentica.
Queste pagine non dimenticano. Qui potrai sempre trovare qualche pensiero, qualche risposta.



Non passa giorno in cui non mi accorga di quanto la mia vita sia cambiata da quando sei arrivata tu, e francamente, non riesco più nemmeno ad immaginarla una vita senza di te.

E pensare che in quei primi attimi, quei momenti ero così spaventato. Quando sei arrivata ero frastornato, avevo paura, ero stanco. Avevo mille pensieri per la testa, tante preoccupazioni. Ho ancora il rammarico di non essermi goduto a pieno qui primi giorni insieme a te.


Noi siamo così. Ci serve tanto tempo per abituarci al cambiamento. Siamo lenti, incerti. Andiamo piano e ci adattiamo con difficoltà. Ma poi, quando passiamo tra un equilibrio e l’altro, allora sì che diamo il meglio di noi.
Ci abbiamo messo un po’ a conoscerci, a prenderci la mano. Ci sono voluti tanti piccoli passi ma oggi siamo indissolubili.
L’ansia è svanita e c’è posto solo per una gioia che ormai non ha più aggettivi.
E allora, grazie, grazie e ancora grazie per ciò che mi hai dato e per quello che mi hai fatto diventare. Se sarò stato in grado di ricambiare tutto questo, me lo dirai tra alcuni anni. Per adesso godiamoci questo nostro essere qui, felici, insieme.






Ora viene la parte difficile. Qualche tempo fa stavo leggendo un libro che raccoglieva tanti fatti storici: più o meno dagli anni '60 fino a qualche giorno fa. Mentre lo leggevo mi accorgevo che quella che era descritta lì era la storia dei nonni e della nostra famiglia. Tanti fatti che avevano caratterizzato l’adolescenza dei miei genitori e i primi anni della mia vita. Alcune cose me le ricordavo, altre mi sembravano diverse, mentre le attraversavamo, e altre ancora non le avevo proprio viste.
Mi sentivo incuriosito, ma allo stesso tempo rammaricato nel non averne parlato con chi quelle cose le aveva viste e vissute e nell'aver perso l’occasione di leggerle con altri occhi.

E così mi sono accorto che il tempo corre e sta a noi lasciare una traccia.

Io penso che anche il periodo attuale sia un tempo molto particolare. Una fase storica importante, con tante domande e tanti interrogativi. Vedi, Stella, io alcune domande me le pongo, ma spesso alle risposte non ci arrivo. Ma forse è così che deve essere. Non sempre il tempo delle domande coincide con il tempo delle risposte.
Però non voglio lasciarle scivolare via, nell'indifferenza.

Proprio per questo, qualche mese fa, decisi di contribuire ad un progetto che secondo me avrebbe potuto lasciare un segno dei nostri tempi.
Data la mia scarsa capacità inventiva fornii solamente un contributo passivo, finanziando questo lavoro e credendo fermamente nell'idea di fondo che lo caratterizzava.
Un po' come quel libro che stavo leggendo.

Finalmente il progetto si è concluso e questo è il risultato.


Accettalo come un piccolo dono per questa nostra giornata speciale. Lo so che per molto tempo non saprai di che fartene di questo link, ma io intanto lo lascio qui, poi magari ne parleremo quando sarà il momento.







A tutti gli altri, che invece hanno un po' più di quattro anni, consiglio di dare un'occhiata al sito, al trailer e perché no, di partecipare alla visione integrale del documentario.

Sì, è un documentario! Ognuno lo guardi con i suoi occhi e con le sue idee, ma è la storia che ci sta passando davanti. Ne siamo parte, ne verremo chiamati a rispondere quando i nostri figli ci faranno le loro domande.

mercoledì 29 ottobre 2014

Dottore dica 33

Dottore, dottore… dica 33?!

Eh sì, mi sa che mi tocca!

Cosa dite? Se uno, oggi, mi si avvicina e, con la scusa di farmi gli auguri, cerca di baciarmi, devo preoccuparmi? No perché io non è che poi ho tutte ste conoscenze là in alto e non so se un sassolino così riuscirò a spostarlo.



Va beh, buttiamola sul ridere, anche perché già ci sono io che mi prendo troppo sul serio, meglio che voi non lo facciate.

Ad ogni modo la giornata è iniziata bene: il server di Montain View è stato il primo a farmi gli auguri (ore 00:00). Sarà un segno dei tempi: i primi auguri ricevuti sono un paio di byte digitali che fluttuano nella rete.

Ahh accidenti!!! Quasi mi scordavo di Faccialibro!
Come ho fatto?! Non sto più nella pelle!
Non so se ce la farò a reggere tutte queste emozioni digitali!


E poi adesso mi devo mettere subito al lavoro per pensare a cosa scrivere in bacheca per ringraziare tutti. Dunque sì, sì: semplice ma non banale, conciso ma non tirato via, profondo ma non pesante, abbastanza spiritoso ma non troppo, ma poi, soprattutto, non deve assolutamente sembrare ipocrita. No, no, ipocrisia anche no!!
Lo so, lo so: pane al pane e vino al vino… ma dai?! Su anche oggi, acido come uno yogurt andato a male!
No dai! Fai il bravo: un grazie a tutti andrà benissimo, nessuno si accorgerà di niente e via, per altri 364 giorni non se ne parla più.

Accidenti questa vita mi distrugge e per fortuna che è solo virtuale…

Va beh, dai questo era solo un assaggio di come uno si può ridurre a 33 anni. E pensate a mia moglie che mi deve sopportare tutti i giorni!!! E poi son sempre così gustoso con lei. Ogni tanto le ricordo che IO così ci sono nato (e ci sono diventato), ma lei (LEI) mi ci ha scelto! Cioè lo sapeva bene a cosa sarebbe andata incontro.
Lei, di solito, con molta disinvoltura mi dice sempre: Ricorda, finché morte non ci separi…
Chissà poi cosa vorrà dirmi?!


Comunque oggi voglio proprio strafare, voglio condividere una chicca, una sorta di regalo, così poi siam tutti contenti.
Allora, un paio di giorni fa, mentre me ne uscivo dal lavoro, sono stato preso alle spalle da uno dei miei flash back. Sera inoltrata, buio, ma non ancora notte e una nebbia tutto intorno che si tagliava col coltello. Freddo e umido.



Oh per un attimo mi sono sentito in Italia, una sorta di teletrasporto. E così mentre me ne andavo alla macchina in mezzo a quella nebbia e quel buio, mi son detto: Stasera ci vorrebbe proprio un bicchiere di Lambrusco!


 Eh sì un bel bicchierino, con un po’ di schiuma sopra, e poi una fetta di salame e due pezzi di gnocco fritto.



Quando sono arrivato a casa non c’era né al Lambròschal gnôch frét, e allora ho rimediato così. Mi sono messo a leggere in dialetto le storie, i proverbi e le ricette. Ridevo di gusto. Ho anche iniziato a leggere ad alta voce alla Bea le filastrocche in dialetto… e anche lei rideva come una matta.
Il Lambrusco non l’ho bevuto e il (lo) gnocco non l’ho mangiato ma alla fine mi sono sentito così bene, quasi come se l’avessi fatto.

E allora oggi un regalo di compleanno ve lo faccio io. Vi lascio questa ricetta e siccome il dialetto è una lingua parlata che si è evoluto e tramandato oralmente, vi lascio anche un bel video così vi fate due risate.

Al Gnôch frét

 Còl ch' agh vōl per 4 persòuni:
-         500 gr ed farèina
-         40 gr ed destrót
-         40 gr 'd alvadōr ed béra
-         un psigôt ed bicarbunê ed sôda
-         al necesâri ed lât
 

Preparasiòun.
Vudêr insém a la tulirōla al tót e impastêr, con al lât tèved, fîn a quând l'impâst l'é lés e tót cumpâgn, fêr alvêr per un'ōra cîrca al calōr ed l' ambiĵnt e quacê da 'n burâs. Tirêr a sfòja l'impâst fîn a rivêr a un spesōr ed cîrca 4 o 5 milémeter, cun la rudlèina tajêr la pâsta a ròmb o quêder ed 8 10 centémeter e frişî, in bundânt destrót buĵnt, fîn quând a s' în bèi infiê e che sìen indurê da tóti e dō al pêrti. Servî bèin chêld cun di salóm, furmâj a piaşèir a da un bòun Lambrósch.

Curioşitê. Ânca còst l'é un piât ómil ed la cuşèina arşâna: un impâst d' âcva, farèina, sêl e destrót incô cambiê cun butêr o ôli. Ind al cà di cuntadèin 'd un tèimp l'êra fât cun la pâsta dal pân alvêda. Al dé dôp al gnôch frét cun al lât l'êra, per chî stêva in campâgna, la clasiòun preferîda. L'êra ânca l'arsōr ed mèza matèina per chî lavurêva ind i câmp. La zdōra cun al cavagnîn pîn ed gnôch frét pèina fât, cun soquânt butéli ed vèin sutîl frèsch e 'na quêlch fèta ed salâm, quând al gh'êra, la partîva e la purtêva la brènda a ch' j òm ch' a tribulêven ind i câmp. La sudisfasiòun ed la zdōra l'êra turnêr a cà cun al cavagnîn vōd e sintèir, drêda al só spali, cantêr in alegría.
 E...bòun aptît!

PS. Putroppo la qualità dei video su Blogger non è granché. Per gli amanti dell'HD ecco qui qualcosa di meglio!




Asevdòm.

giovedì 16 ottobre 2014

Stanco di questo mondo guidato dal mercato? Sarebbe sano - copia e incolla

Ho trovato un articolo bellissimo tratto dal blog di George Monbiot, TheGuardian.

La traduzione ce la offre come sempre Voci dall’estero al quale va il mio più sentito riconoscimento per tutti gli spunti di riflessione che mi offre. Un consiglio: salvatelo tra i vostri siti preferiti, ne vale la pena!

Riporto l’articolo per intero visto che alcuni nostri lettori amano stamparsi i post e i link non si addicono molto alla lettura su carta. Se poi avete tempo andate a leggervi anche i commenti alla fine del post sul sito di Voci dall'estero...

Buon viaggio.




Essere in pace con un mondo inquieto: questo non è un obiettivo ragionevole. Può essere raggiunto solo attraverso un disconoscimento di ciò che ti circonda. Essere in pace con se stessi all'interno di un mondo inquieto: questa, al contrario, è un'aspirazione onorevole. Questo spazio è per chi si sente in contrasto con la vita.  Invita a non vergognarsi.
 Sono stato spinto a scrivere da un libro notevole, appena pubblicato in inglese, di un professore belga di psicoanalisi, Paul Verhaeghe. "What About Me? The Struggle for Identity in a Market-Based Society" è uno di quei libri che, collegando fenomeni apparentemente distinti, permette improvvise nuove intuizioni su ciò che ci sta accadendo e perché.
 Verhaeghe sostiene che siamo animali sociali e le nostre identità sono formate da norme e valori che assorbiamo da altre persone. Ogni società definisce e plasma la propria normalità - e la propria anormalità - secondo le narrazioni dominanti, e cerca di fare in modo o che le persone la rispettino o di escluderle se non lo fanno. Oggi la narrazione dominante è quella del fondamentalismo del mercato, ampiamente conosciuto in Europa come neoliberismo. La storia che racconta è che il mercato possa risolvere quasi tutti i problemi sociali, economici e politici. Meno lo stato regola e ci tassa, meglio staremo. I servizi pubblici devono essere privatizzati, la spesa pubblica deve essere tagliata, e le imprese devono essere liberate dal controllo sociale. In paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti, questa storia ha plasmato le nostre norme e valori per circa 35 anni: da quando Thatcher e Reagan sono saliti al potere. Sta rapidamente colonizzando il resto del mondo.
 Verhaeghe sottolinea che il neoliberismo attinge all'antica idea greca che la nostra etica sia innata (e governata da uno stato di natura, che chiama il mercato) e sull'idea Cristiana che il genere umano sia intrinsecamente egoista e avido. Piuttosto che cercare di sopprimere queste caratteristiche, il neoliberismo le celebra: esso sostiene che la concorrenza illimitata, guidata dall'interesse personale, porta a innovazione e crescita economica, migliorando il benessere di tutti.
 Al centro di questa idea c'è la nozione del merito. La concorrenza senza ostacoli premia le persone che hanno talento, lavorano duro, e innovano. Questo rompe le gerarchie e crea un mondo di opportunità e mobilità.
 La realtà è piuttosto diversa. Anche all'inizio del processo, quando i mercati vengono deregolamentati per la prima volta, noi non cominciamo con pari opportunità. Alcune persone sono un bel pezzo avanti lungo la pista prima che la pistola della partenza spari il colpo. Ecco come gli oligarchi russi riuscirono ad acquisire quelle ricchezze, quando l'Unione Sovietica si sciolse. Non erano, nel complesso, le persone più dotate, laboriose o innovative, ma quelle con meno scrupoli, la maggior parte criminali, e con i migliori contatti - spesso nel KGB. Anche quando i risultati si basano sul talento e sul duro lavoro, non perdurano così a lungo. Una volta che la prima generazione di imprenditori liberati dai lacciuoli ha fatto i soldi, la meritocrazia iniziale viene sostituita da una nuova élite, che isola i suoi figli dalla concorrenza per via ereditaria e con la migliore educazione che il denaro può comprare. Dove il fondamentalismo del mercato è stato più ferocemente applicato - in paesi come Stati Uniti e Regno Unito - la mobilità sociale è notevolmente diminuita. Se il neoliberismo fosse qualcos'altro rispetto ad una truffa arrivista, i cui guru e think tank sono stati finanziati fin dall'inizio da alcune delle persone più ricche del mondo (i multimilionari USA Coors, Olin, Scaife, Pew e altri), i suoi apostoli avrebbero richiesto, come condizione essenziale per una società basata sul merito, che nessuno dovesse iniziare la vita con il vantaggio ingiusto della ricchezza ereditata o dell'istruzione determinata dal censo. Ma non hanno mai creduto nella loro dottrina. L'impresa, di conseguenza, ha rapidamente ceduto il passo alla rendita.
 Tutto questo viene ignorato, e il successo o il fallimento dell'economia di mercato sono attribuiti esclusivamente agli sforzi dei singoli. I ricchi sono i nuovi giusti; i poveri sono i nuovi devianti, che hanno fallito sia economicamente che moralmente e sono ora classificati come parassiti sociali.
 Il mercato doveva emanciparci, offrendo autonomia e libertà. Invece ha partorito atomizzazione e solitudine.
 Il luogo di lavoro è stato travolto da una folle infrastruttura kafkiana di valutazione, monitoraggio, misurazione, sorveglianza e controllo, diretto centralmente e rigidamente pianificato, il cui scopo è quello di premiare i vincitori e punire i perdenti. Distrugge l'autonomia, l'intraprendenza, l'innovazione e la lealtà, e genera frustrazione, invidia e paura. Attraverso un magnifico paradosso, ha portato alla rinascita di una grande tradizione sovietica, conosciuta in Russia come tufta. Significa falsificazione delle statistiche per soddisfare i diktat di un potere incomprensibile. Le stesse forze affliggono coloro che non riescono a trovare lavoro. Essi devono ora lottare, oltre che con le altre umiliazioni della disoccupazione, con un nuovo livello di spionaggio e monitoraggio. Verhaeghe sottolinea che tutto questo è fondamentale per il modello neoliberista, che insiste ovunque sul confronto, la valutazione e la quantificazione. Ci sentiamo tecnicamente liberi, ma impotenti. Che si abbia un lavoro o meno, dobbiamo vivere secondo le stesse regole o perire. Tutti i principali partiti politici le promuovono, quindi non abbiamo nemmeno alcun potere politico. In nome di autonomia e libertà siamo finiti controllati da una digrignante burocrazia senza volto.
 Tra i disturbi della personalità, i più comuni sono ansia da prestazione e fobia sociale: entrambei riflettono la paura delle altre persone, che sono percepite sia come esaminatori che come concorrenti - gli unici ruoli che il fondamentalismo di mercato ammette per la società. La depressione e la solitudine ci affliggono.
 I diktat infantilizzanti del posto di lavoro distruggono il nostro amor proprio. Quelli che finiscono in fondo alla scala sono assaliti da sensi di colpa e di vergogna. La fallacia dell'auto-valutazione è a doppio taglio: proprio come ci congratuliamo con noi stessi per il nostro successo, ci biasimiamo per il nostro fallimento, anche se abbiamo poco a che fare con esso.
 Quindi, se non sei adatto, se ti senti in contrasto con il mondo, se la tua identità è turbata e sfilacciata, se ti senti perso e provi vergogna - potrebbe essere perché hai conservato dei valori umani che si supponeva avresti dovuto scartare. Sei un deviante. Siine orgoglioso.

domenica 12 ottobre 2014

Sono solo parole

Sarà un post di nicchia.

Oggi vorrei affrontare l’annosa questione delle epistole.



Data la mia lontananza da amici e parenti, ho spesso fatto uso del mio tempo cercando di mantenere un minimo di contatto con le persone, lontane e vicine.
In primis ho usato questo spazio, principalmente orientato alle nostre famiglie, ma ho anche dedicato qualche scritto ad altri (voi lo sapete).

Ora mi accorgo che magari non ho sempre fatto la scelta migliore, dato che quello che andava bene a me non sempre andava bene anche agli altri.

Così in questi mesi (ormai diventati anni), alcuni hanno ricevuto un paio di righe, altri una paginetta e altri ancora svariate facciate (I am so sorry!).
Dai su portate pazienza! Cosa volete che vi dica? Non sempre si ha il tempo di fermarsi su Skype per un’oretta e soprattutto è difficile sincronizzarsi. L’idea mi sembrava buona: raccogliere qualche pensiero, metterlo giù quando il tempo lo concedeva e poi spedire il tutto. Pensavo anche che magari, le persone avrebbero anche potuto leggere questi pensieri o riflessioni nei momenti a loro più congeniali.

L’intento era buono, il risultato quasi sempre lo è stato. Ora però volevo solo dire che io ho condiviso qualche pensiero giusto per il piacere di farlo, magari con l’idea che alcune riflessioni vi avrebbero sicuramente interessato. Quello che non volevo, era costringere i più a dover rispondere a tutti i costi.
Come dire non è che poi mi aspettassi nulla e il bello è proprio lì. Io vi conosco (un po’) e mi conosco (forse?!).

Quindi state sereni, siccome incontrarci è spesso difficile, ho solo voluto mantenere un legame e non permettere al tempo e alla distanza di portacelo via.
Non vi dovete giustificare per nulla e non c’è nulla che dobbiate fare, perché quello è il mio modo di starvi vicino e voi ne avete altri.

Morale della favola: ogni volta che avrò l’occasione cercherò di tenere aggiornate queste pagine e di scrivere qualche pensiero più privato. Questi sono i mezzi che ho a disposizione, non me ne vogliate se questo vi costringerà a leggere, a concentrarvi e a riflettere. Così è se vi pare.


Ah, dimenticavo: GRAZIE! Grazie a tutti quelli che si sono fermati e a loro volta hanno voluto condividere, rispondere e far sentire la loro voce. Grazie perché è stato come prendere un caffè insieme, come farsi un giro in bici o stringersi di nuovo la mano. Grazie!



Bene, adesso mi sento più sereno, spero lo siate anche voi...

Possiamo tornare, ognuno alle sue faccende: io per esempio è un mese che cerco di sistemare sto coso… con ottimi risultati, da quanto potete immaginare!!!!!!!!!!!!


domenica 28 settembre 2014

Cattivissimo ME

Settembre è decisamente volato.
Infatti non abbiamo nemmeno avuto il tempo di scrivere molto.
Siamo stati risucchiati dalla nostra quotidianità.

Ad ogni modo un paio di pensieri mi piacerebbe lasciarli e quindi eccoci qui.


Adesso per quattro anni mettiamoci il cuore in pace che non se ne parla più (o forse no?!?).
Tutto secondo le previsioni: i Socialdemokraterna (S) riprendono lo scettro dopo otto anni di pausa riflessiva. La destra, registra un crollo di consensi, e dopo aver perso le elezioni si ritrova anche orfana del suo leader Reinfeldt, che si è assunto la responsabilità della sconfitta e ha quindi lasciato il suo posto.
La Svezia si scopre anche una nazione normale in un continente a-normale. Una nazione, insomma, come tutte le altre: con le sue contraddizioni e i suoi problemi.
Sorrido di fronte a chi si è stupito del 13% degli Sverigedemokraterna (SD), perché sembra caschino dal pero... con quell'espressione un po' maquestecoseinsavezianonsuccedono.

Da parte loro i veri vincitori hanno già iniziato a raccogliere i frutti del successo e a far capire da che parte stanno. Così ecco qui un articoletto interessante.

Oh, capiamoci, io penso solo che questo non sia il problema, questa è solo la conseguenza. Il risultato é il frutto di un dissapore e di una frustrazione (paura, incertezza, malumore) che è nato e cresciuto ben prima del giorno delle elezioni. Se un partito con chiare origini xenofobe salta dal 4% al 13% nel giro di quattro anni, forse (forse?!?) non é solo perché loro hanno predicato bene (bene dal loro punto di vista), ma perché gli altri hanno razzolato male. Io resto convinto che non sono loro ad aver vinto, ma tutti gli altri che hanno perso.

Le ragioni sono sconfinate e la discussione genererebbe la solita invasione di commenti da stadio che io filtrerei a prescindere. Quindi mi limito solo a dire che quel che osserviamo è, a mio modo di vedere, la Storia che continua a girare e che si rincorre così uguale e mai sé stessa.
La Svezia segue la corrente come tanti altri paesi, interessante è sapere dove questa ci porterà.
Giusto come esempio esplicativo, i nostri cari vicini, che fino a qualche mese fa sembravano i primi della classe, hanno scoperto di avere qualche problemino e qualcosa a cui pensare (quiqui e ancora qui).

Ecco perché sono sempre più convinto che chi si stupisce ora, forse non ha visto o non ha voluto vedere quello che già era evidente prima!





Noi invece siamo tutti indaffarati: dagis, università, lavoro. Oh niente di insormontabile, ma le nostre giornate sono belle piene.

Le giornate si son fatte più fresche e più corte. I colori dell'autunno son già arrivati ma tutto sommato continua a esserci un bel sole.

La Bea si divide tra lezioni indoor e lunghe escursioni tra i boschi di Eskilstuna.
Poi adesso abbiamo anche un nuovo cartone preferito... Cattivissimo Meche è proprio uno spasso e al quale ho dedicato il titolo di questo post.



La mia Signora si è già messa sui libri (è tornata a quando aveva 16 anni) e ogni giorno mi racconta quello che succede.
Io ci provo anche a seguirla, ma insomma, anch'io ho i miei limiti e arrivo fin dove riesco.

Io, beh io son sempre quello più noioso, quindi non c'è molto da raccontare... finché la barca rullar, lasciamola rullare.
Ogni tanto poi torna a trovarmi il mio inseparabile mal di testa, che mi tiene compagnia per una giornata intera (quando va bene) e mi fa tirare il freno a mano.


Poi nel fine settimana ci dividiamo tra barnkalas e cene multietniche.

Ma quando non ci sono impegni, quando la testa non fa male, quando io, la mia Signora e la Bea ci sediamo tutti insieme e non abbiamo altri pensieri... 
allora siamo solo noi stessi

e siamo felici

e il tempo si ferma

e i rumori svaniscono

e si sente solo il sorriso di nostra figlia

e le carezze di mia moglie

e giochiamo per ore, tra principesse e draghi, castelli e cavalieri

e mi sento che forse un senso (tutto questo) poi ce l’ha!