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giovedì 29 ottobre 2015

Charlie vs Umarell

Stamattina, mentre mettevo su il caffè, mi è venuto in mente Charlie…


e me lo son visto davanti, col medio alzato, che mi diceva: “Io non voglio crescere, andate a farvi fottere”.

Mi si è gelato il sangue nelle vene: quand’è successo che son passato dall’altra parte? Quand’è stato, che non me ne sono accorto?


Adesso son qui e di anni ne ho quasi venti in più di Charlie… e c’ho messo un po’ ma alla fine ho capito cosa voleva dirmi con quel dito alzato, e probabilmente l’avete capito anche voi.

Poi la giornata è scivolata via, con tanti, tantissimi auguri da parte di amici e parenti. Vi ringrazio tutti, veramente di cuore. Mi ha fatto veramente piacere ricevere anche solo un messaggio!!!


Quando sono tornato a casa ho trovato una splendida sorpresa ad aspettarmi: due occhi pieni di gioia e un abbraccio che non finiva mai.



Charlie ormai è lontano e io fatico a sentire la sua chitarra elettrica.

Alla fine penso positivo: ogni anno che passa mi avvicino al mio traguardo, alla categoria che più sento mia… ogni anno son sempre più un umarell reazionario.


#Iloveumarells


domenica 12 ottobre 2014

Sono solo parole

Sarà un post di nicchia.

Oggi vorrei affrontare l’annosa questione delle epistole.



Data la mia lontananza da amici e parenti, ho spesso fatto uso del mio tempo cercando di mantenere un minimo di contatto con le persone, lontane e vicine.
In primis ho usato questo spazio, principalmente orientato alle nostre famiglie, ma ho anche dedicato qualche scritto ad altri (voi lo sapete).

Ora mi accorgo che magari non ho sempre fatto la scelta migliore, dato che quello che andava bene a me non sempre andava bene anche agli altri.

Così in questi mesi (ormai diventati anni), alcuni hanno ricevuto un paio di righe, altri una paginetta e altri ancora svariate facciate (I am so sorry!).
Dai su portate pazienza! Cosa volete che vi dica? Non sempre si ha il tempo di fermarsi su Skype per un’oretta e soprattutto è difficile sincronizzarsi. L’idea mi sembrava buona: raccogliere qualche pensiero, metterlo giù quando il tempo lo concedeva e poi spedire il tutto. Pensavo anche che magari, le persone avrebbero anche potuto leggere questi pensieri o riflessioni nei momenti a loro più congeniali.

L’intento era buono, il risultato quasi sempre lo è stato. Ora però volevo solo dire che io ho condiviso qualche pensiero giusto per il piacere di farlo, magari con l’idea che alcune riflessioni vi avrebbero sicuramente interessato. Quello che non volevo, era costringere i più a dover rispondere a tutti i costi.
Come dire non è che poi mi aspettassi nulla e il bello è proprio lì. Io vi conosco (un po’) e mi conosco (forse?!).

Quindi state sereni, siccome incontrarci è spesso difficile, ho solo voluto mantenere un legame e non permettere al tempo e alla distanza di portacelo via.
Non vi dovete giustificare per nulla e non c’è nulla che dobbiate fare, perché quello è il mio modo di starvi vicino e voi ne avete altri.

Morale della favola: ogni volta che avrò l’occasione cercherò di tenere aggiornate queste pagine e di scrivere qualche pensiero più privato. Questi sono i mezzi che ho a disposizione, non me ne vogliate se questo vi costringerà a leggere, a concentrarvi e a riflettere. Così è se vi pare.


Ah, dimenticavo: GRAZIE! Grazie a tutti quelli che si sono fermati e a loro volta hanno voluto condividere, rispondere e far sentire la loro voce. Grazie perché è stato come prendere un caffè insieme, come farsi un giro in bici o stringersi di nuovo la mano. Grazie!



Bene, adesso mi sento più sereno, spero lo siate anche voi...

Possiamo tornare, ognuno alle sue faccende: io per esempio è un mese che cerco di sistemare sto coso… con ottimi risultati, da quanto potete immaginare!!!!!!!!!!!!


domenica 19 gennaio 2014

Amici Miei

Dopo tanto silenzio ho di nuovo avuto occasione di parlare con altre persone. Con parlare intendo non semplicemente aprire la bocca ed emettere suoni, ma poter esprimere un pensiero o una riflessione che solitamente mi guardo bene dal far uscire da dentro di me.
Ringrazio davvero di cuore le persone che mi hanno concesso il privilegio del loro tempo. Mi avete fatto un dono speciale e spero di averlo in parte ricambiato.

Mi ha fatto piacere parlare con voi. Quel che vi ho detto rimarrà nel taccuino dei nostri ricordi.

In queste settimane, prima di addormentarmi, mi sono tornate in mente alcune frasi e gli occhi di chi, un po’ confuso, fissava i miei. Per fortuna che la mia Signora è sempre lì e con occhio (e orecchio) vigile mi mantiene in carreggiata. A volte fa finta di giocare con la Bea, ma quando siamo in pubblico, le sue antenne sono sempre ben alzate e captano le variazioni del tono della mia voce a chilometri di distanza.
Come darle torto. Lei ne ha sentite di cotte e di crude e sa perfettamente di quali disastri sono capace. Continua a ripetermi che, in fondo, alcune cose possono anche sembrarle non così strampalate, ma io le dico in un modo così maldestro, che poi uno manco ci prova ad ascoltarmi.
Tu non ti sai esprimere! Sì, ha ragione lei ed è anche questo uno dei motivi per cui spesso preferisco starmene zitto.

Ad ogni modo penso di aver lasciato qualche ferito sul campo, anche questa volta. E dir che ce la metto tutta. Parto sempre con le migliori intenzioni, ma poi finisco sempre per “annientare la sostanza con la forma”.
Ecco allora che quando ho detto che tante persone uno non se le sceglie, le subisce, non volevo offendere nessuno semplicemente ribadire un concetto a me particolarmente caro.

Per quella che è stata la mia vita e per il posto dove sono cresciuto non è che abbia fatto grandi scelte.

Inizi la scuola e ti ritrovi in una classe con sette alunni, te compreso. Pensi che così sia tutto normale, anche perché tutti gli altri sei li conosci bene fin dai tempi dell’asilo. E allora non è che tu abbia tanto da scegliere: la vita ha scelto per te e in quella classe ti ha messo insieme a quei tuoi compagni, che poi diventeranno gli amici della tua vita. Si perché poi quando te ne vai in giro in bicicletta, a giocare al campetto della Chiesa o a fare le prime sgommate in motorino, loro sono sempre lì con te e con te condividono la scuola, il tempo libero e talvolta anche la famiglia.



Poi un bel giorno te ne esci dalla tua stradina di campagna e ti trovi al liceo, dove anche lì la vita ci ha messo lo zampino. Ha scelto i nomi di quei compagni che condivideranno con te una fetta importantissima del tuo cammino, ha scelto i nomi dei professori, l’aula in cui passerete tutti insieme ore e ore e anche il banco in cui andrai a sederti. Il campo è pronto, tu devi solo giocare: le sorti della partita non dipenderanno quasi mai da te ma i segni sulle tue gambe resteranno e un giorno ti farà persino piacere aver ricevuto qualche calcio.
Io sono convinto che in tutti questi casi, delle vere e proprie scelte non le facciamo: le subiamo. Le subiamo nel senso che non dipendono da noi ma che avranno su di noi influenze altissime (fondamentalmente sono non-scelte).

I miei compagni di liceo me li ricordo tutti, ma non so quanti di loro siano rimasti, probabilmente nessuno. Rimasti quelli di allora, intendo. Chissà ora quanto il tempo e le esperienze li avranno cambiati. Probabilmente alcuni di loro faticherei a riconoscerli. Eppure sono convinto che gli aspetti fondamentali del loro carattere sono ancora lì, tutti integri, tutti legati ai loro nomi, ai loro occhi.
Tanti momenti passati insieme ad ascoltare cose di cui solo oggi capisco vagamente il senso. I compiti in classe, le interrogazioni ma anche le gite. Per non parlare poi dei professori: odiati e amati. Uomini e donne messi di fronte a noi da non si sa bene quale destino. Persone in carne ed ossa in mezzo a ragazzi fatti di sogni.
Ricordo l’odore di pipa del mio professore di filosofia e la discreta eleganza della professoressa d’italiano. Il perché oggi io parli inglese come un gallese ubriaco lo devo alla mia professoressa di letteratura inglese, ma sul fatto che ogni tanto mi ricordi ancora le tabelline, non ci sono dubbi, è tutto merito della prof. di mate.
Forse di post non me ne basterebbero cento per rivivere quei momenti, ma questa voleva solo essere una spiegazione del fatto che molti episodi chiave della nostra vita, fondamentalmente non ce li scegliamo, ma semplicemente li subiamo.

Il nostro venire alla luce non ce lo siamo scelto, ma scegliamo ogni giorno di tenerci ben stretta la nostra vita. Ecco dunque quello che purtroppo ho dimenticato di dire: che tante persone uno non se le sceglie, le subisce, ma la vera scelta sta nel tenerle o meno accanto a sé.

Non ho scelto mio padre e mia madre, loro hanno scelto me. Non mi sono scelto i miei amici, li ho incontrati sulla strada. Non ho deciso io chi sarebbero stati i mie compagni di liceo, mi sono apparsi loro. Quello che però scelgo è tenere tutto questo con me. Scegliere di rivedere quei rapporti sotto nuove luci. Rivedere cos'ero allora, cos'erano loro in ogni fase della mia vita e accorgermi di ciò che sono. Perché se guardo questa strada, poi mi accorgo anche dei passi che ho compiuto per percorrerla. Capisco che da là sotto quella salita mi sembrava impossibile da affrontare, mentre ora vorrei rifarla mille volte ancora.
Quel bambino col grembiule nero e il caschetto biondo o quel ragazzino paffutello col gel tra i capelli ormai non ci sono più. Ma ci sono stati. Sono stati i passi che mi hanno fatto arrivare ad oggi con qualche segno intorno agli occhi e forse un po’ meno capelli. Io sono cambiato passando attraverso di loro e osservando, senza accorgermene, il cambiamento degli altri. Tutti quei bambini a scuola, quei ragazzi al liceo non esistono più. Sono diventati gli uomini e le donne che camminano oggi in questo mondo. Hanno lasciato, o presto lo faranno, il posto ai loro figli. Ma a me piace pensare che ovunque si trovino adesso abbiano ancora, dentro di loro, i frammenti di ciò che è stato. Schegge di quelle scelte che abbiamo, sì, subito ma che oggi scegliamo di custodire nei nostri cuori.



Chiudo nella certezza che alcune delle miei scelte restano ancora un punto interrogativo per alcuni dei miei amici. Sicuramente si saranno dati le loro risposte, che hanno trovato un adeguato posto in mancanza delle mie spiegazioni.
A volte le risposte arrivano quando meno ce lo aspettiamo, altre volte bisogna andarle a cercare e molto spesso non arrivano mai. Alcune cose penso di averle dette, per altre mi servirà più tempo. Per tutti quelli che si sono sentiti abbandonati posso dire che tornare e partire sono due parole che ultimamente mi confondono, perché non riesco più a decifrare i luoghi verso cui muovermi. Ogni volta il tempo si ferma all'incontro precedente. Tutto si blocca all'istante in cui ci si saluta e poi quando ci si rivedere quei mesi o quell'anno si riflette sulle persone in un istante. Ultimamente le persone invecchiano in pochi secondi, probabilmente anch'io.
E poi fare il racconto di così tante cose in così poche ore è sempre difficile e spesso è meglio ripararsi dietro a discorsi più leggeri. Ma non è sempre così. C’è chi spesso vuole provare ad andare oltre, vuole fare un tentativo per vedere cosa c’è al di là dell’ovvio. Penso che chi lo abbia fatto abbia trovato in parte quel che cercava.

Ora è meglio se me ne torno a incantarmi davanti alla neve che scende piano. Fortunatamente ho imparato a scrivere qualche post senza che la mia Signora se ne accorga e provveda a debita censura.

Ad ogni modo grazie a tutti.


A presto.