[...]
"Mi capita spesso di vedere la Bea come una scatola.
Fin dal suo primo giorno di vita, lei è stata una scatola stupenda, con un fiocco meraviglioso e la carta luccicante. Una scatola vuota che ha iniziato a riempirsi, dopo il suo primo respiro.
All'inizio mi ero sbagliato; pensavo di avere l’esclusiva sul contenuto della scatola, su casa metterci dentro, e invece no.
Vedi questo è il punto: la scatola si riempie da sola. Io posso cercare di metterci quanto più “me” possibile, ma lei, comunque, continuerà a riempirsi e lo farà assorbendo tutto e ovunque.
E non è finita: ogni volta che non lo farò io, ci sarà qualcos'altro o qualcun altro che riempirà la scatola.
Se faccio il conto di quante ore passo con Beatrice mi sento sconfortato. Sono gran parte della giornata al lavoro, la mattina sempre un po' di fretta; resta la sera e il fine settimana.
Lascio ad altri la parte più bella della giornata con lei, lascio ad altri l’esclusiva su quella magnifica scatola e, spesso, non mi piace quello che ci mettono dentro. Ma occorre che lei si confronti, occorre che lei cada e impari a rialzarsi, occorre che sappia riconoscere il bello e il brutto delle cose.
[...]
Perché il tempo che ho con lei è troppo corto, troppo prezioso, e lo spazio in quella magnifica scatola ancora troppo vasto.
Io l’ho scelta e non lascerò a nessuno la sua bellezza."
...Le ragioni della Formica
A nostra figlia.
giovedì 5 novembre 2015
lunedì 2 novembre 2015
La spada di Damocle
Avevamo cominciato qui
e oggi continuiamo così.
La traduzione la trovate qui.
e oggi continuiamo così.
"In hoc medio apparatu tulgentem gladium e lacunari saeta equina aptum demitti iussit Dyonisius, ut impendéret illius beati cervicibus. Itaque nec pui-chros ìllos mìnìstratores aspìciebat nec plenum artis argentum nec manum por-rigebat in mensam, iam ipsae defluebant coronae; denique exoravit 'tyrannus, ut se amittèret quod ille iam beatus non cupèret esse. Ita Dyonisius demonstravit nihil esse ei beatum, cui semper aliqui terror impendeat."
La traduzione la trovate qui.
giovedì 29 ottobre 2015
Charlie vs Umarell
Stamattina, mentre mettevo su il caffè, mi è
venuto in mente Charlie…
e me lo son visto davanti, col medio alzato, che mi diceva: “Io non voglio crescere,
andate a farvi fottere”.
Mi si è gelato il sangue nelle vene:
quand’è successo che son passato dall’altra parte? Quand’è stato, che non me ne
sono accorto?
Adesso son qui e di anni ne ho quasi venti
in più di Charlie… e c’ho messo un po’ ma alla fine ho capito cosa voleva dirmi
con quel dito alzato, e probabilmente l’avete capito anche voi.
Poi la giornata è scivolata via, con
tanti, tantissimi auguri da parte di amici e parenti. Vi ringrazio tutti,
veramente di cuore. Mi ha fatto veramente piacere ricevere anche solo un messaggio!!!
Quando sono tornato a casa ho trovato una
splendida sorpresa ad aspettarmi: due occhi pieni di gioia e un abbraccio che
non finiva mai.
Charlie ormai è lontano e io fatico a
sentire la sua chitarra elettrica.
Alla fine penso positivo: ogni anno che
passa mi avvicino al mio traguardo, alla categoria che più sento mia… ogni anno
son sempre più un umarell
reazionario.
#Iloveumarells
venerdì 2 ottobre 2015
Una giornata da ricordare
Un’altra settimana come questa e il mio alter
ego nello specchio invecchia di dieci anni in un colpo solo. Se non altro non
si può dire che le giornate trascorrono lentamente…
Poi però, in mezzo a questo girare
frenetico, capitano eventi unici, o se proprio vogliamo esagerare, speciali.
E così, è meglio se oggi ci facciamo un
piccolo appunto su questo diario di bordo virtuale: oggi è un giorno speciale e
vale la pena ricordarsene.
Alla salute!!!
sabato 26 settembre 2015
Settembre, arriva sempre.
Arriva sempre.
A Settembre arriva sempre una giornata
così. Una di quelle spettacolari, col sole pulito e il cielo talmente azzurro che ti
sembra di toccarlo. L’aria è così fresca che i respiri non ti bastano.
Arriva sempre ed è una di quelle giornate
che prenderesti la bici e i chilometri scivolerebbero via che le gambe non se
ne accorgerebbero neppure. E poi ti ritroveresti su un colle a cento chilometri
da casa e con la borraccia in mano ti godresti il paesaggio conquistato.
Arriva sempre, basta solo afferrarla e così sono uscito e mi son messo a camminare.
Arriva sempre, basta solo afferrarla e così sono uscito e mi son messo a camminare.
Come un umarell alla ricerca del suo
cantiere, mi son messo a vagare un po’ in giro.
Sapevo cosa stavo cercando,
anche se non ero certo di poterlo trovare, ma alla fine ce l’ho fatta. Dopo aver
lasciato il bordo della strada, a pochi passi dal rumore del centro, eccola lì
#MyWay.
All'improvviso, mi son sentito come quei saggi col
cappello, la bici portata al braccio e lo sguardo fisso verso la scavatrice che
affonda nel terreno la sua benna. La testa piena di pensieri, di prodighi
consigli e una transenna a separare quelle mani rugose da quel cemento, da quegli scavi.
Ero lì di fronte a quel cartello e ho
fatto la cosa più triste che potessi fare: percorrere a piedi l’anello
ciclabile per MTB.
Ogni passo a immaginare le pedivelle, le
leve appena sfiorate, il rumore della catena sul dergliatore e la forcella
danzante. E così ho lasciato l’impronta delle scarpe sulle tracce dei
penumatici stampate sul fango…
Ho passeggiato come quel signore con
la bici sotto braccio, il cappello in testa tra i portici passando dalla
bottega del barbiere, fino al bar dove il giornale è sempre gratis e le
bestiemme ti fan sentire meno solo.
Alla fine, mentre me ne stavo tra quei
boschi, me li riascoltavo tutti quei discorsi senza senso in dialetto. E poi
pensavo…
Pensavo agli ostacoli,
pensavo alle discese,
pensavo alle insidie,
e ai frutti.
Pensavo che non sapremo mai dove ci
porterà la nostra strada, ma per scoprirlo non potremo far altro che percorrerla.
Adesso vado, che mi aspettano per le carte.
Ed sicûr égh sarà dal nouvité!!!
Ed sicûr égh sarà dal nouvité!!!
domenica 26 luglio 2015
Un'immagine vale più di mille parole
No, non è questione di impegni, non è la
quotidianità, non è che non c’è più niente da dire o che manca il tempo. No,
non è nessuno di questi motivi, è proprio che non ho più la voce. La bocca si
apre ma non vengono le parole.
Faccio fatica a scrivere. E dir che di
cose di cui parlare ce ne sarebbero, ma non esce niente. Mi capita spessissimo
di raccogliere le idee e di metter giù qualche pensiero ma poi, dopo un paio di
righe, si ferma tutto.
Sarà un momento così. Scrivere, cavarmi
fuori le parole, mi crea un senso di sofferenza. Lo faccio controvoglia. I
motivi li conosco. Passerà e se non passerà rimarranno comunque 152 post in cui
qualcosa abbiamo detto.
Niente di preoccupante: la domanda rimane
semplicemente: “Cui prodest?”
A volte penso che farei prima col
linguaggio visivo. Un’immagine vale più di mille parole, dicono. Sì, qualche
bella fotografia per condensare il senso di tante riflessioni.
Aspetta, aspetta; mi è quasi venuta un’idea
per finirla con sta lagna. Forse prima di cancellare tutto, possiamo dare un
senso a questa mezz'ora.
Vi propongo una carrellata di foto che ho
fatto nell'ultimo periodo. Dato che siamo stati in visita in Italia, molte
vengono da lì.
Vorrei solo dire che qui di fotografie ce
ne sono poche. Magari potremmo chiamarle immagini; ecco, sì il termine va
meglio. Se invece volete vedere delle vere fotografie magari cliccate qui. Io oltre agli 8 megapixel del cellulare e ai filtrini di Instagram
non vado. E’ vero che se uno è capace e ha del talento lo dimostra anche con la
Polaroid degli anni ’70 (e per contrappasso se sei poco buono lo rimani anche
con la più strafiga delle reflex), ma questo non è il mio caso.
Mediocrità è un
termine che calza a pennello.
Sono solo immagini e non avendo voglia di fare un
album come si deve le incollo qui, sperando che l’eternità digitale me le
conservi.
Partire
Arrivare
giovedì 7 maggio 2015
Finalmente la Bea si è diplomata.
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