giovedì 13 giugno 2013

Cercando di capire

E così siamo stati di nuovo turisti in patria. Senza soffermarci troppo sul significato profondo della parola patria cercherò di mescolare qualche pensiero di questi ultimi giorni.

Complice l’invito ad un matrimonio di un amico, abbiamo preso il diretto Skavsta- Brindisi e siamo sbarcati in Salento!
L’allegra famiglia di formiche ha così finalmente visto la terra rossa su cui crescono questi fantastici ulivi.


Come nel film “Benvenuti al Sud”, in meno di tre ore ci siamo catapultati dalla silenziosa Svezia al rumoroso Salento, facendo un salto di qualche parallelo.
L’impatto è stato notevole. Vorrei dire che in questi giorni la Svezia sta dando il meglio di sé. La primavera è esplosa e i colori sono stupendi ma anche quello che abbiamo trovato in Puglia non è da meno. Superato il primo impatto con le diverse usanze di guida, ci siamo diretti a tutta velocità verso il tanto sospirato mare. La mia Signora non vedeva l’ora e la Bea è letteralmente impazzita.


Ora, sfortunatamente il tempo a mia disposizione è inversamente proporzionale alle ore di sonno che mi rimangono, quindi per non lasciar andare anche questo post, mi limiterò a scrivere pensieri senza un preciso ordine temporale, come se fossero cartoline sparse appese alla prete dei nostri ricordi.

La TERRA: la terra è rossa e profuma di sale. La terra è ricca ed è uno spettacolo per gli occhi e per lo spirito. Purtroppo qua e là c'è sempre qualcosa che sulla terra non dovrebbe stare e che a volte la ferisce... una bottiglia, un sacchetto. Speriamo che prima o poi tutti capiscano che prendersi cura della Terra vuol dire prendersi cura di sè stessi.


Gli ALBERI: la vegetazione è fantastica ci sono ulivi che sembrano sculture, fichi che si credono querce e poi palme, cactus e oleandri. Bellissimi!




Il MARE: il mare è azzurro e anche se vi può sembrare una banalità non lo è. Qui ci siamo abituati a vedere il mare blu, un blu scuro, un blu freddo. Rivedere il mare azzurro e trasparente ci ha fatto bene.




Il MATRIMONIO: dopo questa esperienza sono convinto che almeno ad un matrimonio in Meridione bisogna partecipare nella vita. Alessandra e Francesco hanno organizzato una giornata stupenda in un posto bellissimo. Li ringraziamo di cuore per averci dato la possibilità di esserne parte. La Bea ha passato momenti che difficilmente dimenticherà.

 

 


Le PERSONE: abbiamo incontrato persone speciali e persone un po’ meno speciali ma vorrei spendere due parole per ringraziare di cuore Antonella ed Enrico (senza dimenticare i loro figli) per l’ospitalità che ci hanno offerto. Ci avete fatto sentire a casa, anzi ci avete fatto sentire parte di una famiglia. La nostra più sincera ammirazione per quello che avete fatto nella vostra vita e per quello che continuerete a fare. Il vostro residence è una vera e propria perla e lascio volentieri qui il link al vostro sito (Residence Gli Ulivi).
Spero di invogliare quante più persone possibile a farvi visita. Difficilmente dimenticheremo le torte fatte in casa da Antonella, la cicoria, i pomodori e le albicocche di Enrico. Penso che per un po’ anche voi non dimenticherete la voce della Bea che vi chiama e rincorre tutto il giorno.
Grazie.
 

Le ABITUDINI: abbiamo anche imparato come si spostano i ritmi della giornata cambiando latitudine. Più di una volta la nostra Masseria di fiducia ha dovuto aprire in anticipo la cucina per sfamare noi stranieri che ci presentavamo a cena con una bimba affamata bensì alle 20:20 di sera quando normalmente i clienti iniziavano ad arrivare dopo le 21:00. Sottolineo che qui in Svezia alle 20:30 i bambini stanno già dormendo, quindi capite il nostro spaesamento iniziale.
Ci siamo anche dovuti ricordare che il pane si compra al forno, la carne dal macellaio e gli affettati in salumeria. Anche questa può sembrare una banalità ma vi assicuro che non lo è.

I PENSIERI: tornare ogni volta ci da la possibilità di confrontarci. Vedere, parlare, ascoltare. Tante domande ci vengono poste e altrettante ne vorremmo fare noi. Ad alcune cerchiamo di rispondere, altre aspetteranno. Tanti ci hanno detto che ci vuole coraggio a partire, a molti ho risposto che forse ci vuole più coraggio a tornare e restare.

Ogni volta che torno a casa, vedo cose nuove e mi rimangono sempre dei frammenti in mano di piccoli pensieri. Questa volta mi sono convinto che la mia casa, la mia patria, la mia terra è un posto dove tutti vorrebbero cambiare qualcosa mentre nessuno si sforza di capire. La mia Italia, prima di essere cambiata, dovrebbe essere capita.
Capita in ogni sua dimensione. Capita nel senso di conoscenza di sé, in un gesto di auto comprensione in uno sforzo estremo tra storia e geografia, sociologia ed economia.
La mia terra è fatta di persone: prima di voler cambiare una persona è forse meglio capirla, conoscerla. Capire non significa giustificare e nemmeno com-patire, significa porsi domande sul perché delle differenze, sul cosa abbia portato esistenze simili a percorrere strade tanto diverse.

Non rinnegherò mai la mia casa, come un figlio non può rinnegare la propria madre o il proprio padre proprio perché senza di loro lui stesso non esisterebbe, ma mi sforzerò sempre più di capire… capire da dove veniamo per sapere dove andremo



domenica 19 maggio 2013

A cena con la mia Signora


La cosa bella di non avere la televisione in cucina è che con la mia Signora parliamo di tante cose. Oggi le ho chiesto cosa pensava di questo:

Was du ererbt von deinen Vätern hast,
erwirb es,
um es zu besitzen.

Ciò che hai ereditato dai padri,
riconquistalo,
se vuoi possederlo davvero.

(Johann Wolfgang von Goethe, Faust)

Ma poi arriva lei e con una mano ci porta via.




Chissà cosa penserà un giorno Beatrice, di quello che saremo stati in grado di lasciarle?

domenica 28 aprile 2013

dlin... dlin...


Ecco Bea, da oggi in poi questa amica (a cui giá vuoi un gran bene) sará sempre con te. 

Abbine cura, lei sará sempre leale e ti insegnerá meglio di me tante cose che io potró solo farti intuire.

Con lei cadrai e ti rialzerai.

Con lei imparearai a cercare il nuovo in qui movimenti sempre uguali.

Insieme deciderete dove andare e con chi.

Le salite vedranno sempre discese e troverete sempre un un'ombra e una fontana.

La tua Biciletta ti lacerá segni che il tempo non cancellerá, ricordi solo tuoi.

Lei ti insegnerá l'equilibrio, la tenacia e la bellezza di osservare le cose... e quando avrai impartato non lo dimenticherai piú.

Benvenuta Biciccletta.


"Più lenta la piccola squilla
dà un palpito, e va. . .
dlin... dlin..."

martedì 23 aprile 2013

Coincidenze e visioni.

Giovedì sera.
Mi peso, saran passati nove mesi dall'ultima volta. Ecco perfetto, in pressappoco un anno ho preso quasi 2kg e mezzo!
Dentro di me lo sapevo, ed è per questo che rifiutavo il confronto con la bilancia ma alla fine mi sono deciso e l'ho fatto. Affranto mi sono recato in cucina,  ho alzato gli occhi verso il calendario (gentilmente regalatoci dalla società elettrica Energi och Miljö) e ho riporto il mio peso di fianco al santo del giorno (San Volmar), quindi ho sfogliato un paio di pagine e ho fatto una bella croce, riportando il mio peso obiettivo da lì a qualche mese.

Perfetto inizia il piano di ri-appropriamento del mio corpo (che in parte significa anche di un pezzo della mia vita, ma questo è un discorso troppo lungo per questo post).


Basta rimandare, le attenuanti generiche non mi sono più concesse. Si perché è vero che l'asciugatrice giù nella lavanderia (tvättstuga) tende ad infeltrire e a restringere gli indumenti, è vero che così di botto ho cessato da oltre un anno ogni tipo di attività sportiva ed è anche vero che non sempre siamo riusciti a mantenere la nostra dieta mediterranea (soprattutto perché spesso la Bea è così generosa che mi lascia sempre qualcosa da finire nel piatto, e dato che noi siamo dei fondamentalisti ultra conservatori, il mangiare non si butta mai e si finisce sempre). Ad ogni modo tutto questo non regge più, le braghe sono diventate strette e quindi urge rimedio (per i più furbi la trovata geniale di comprarne di nuove non è contemplata!).

Venerdì. 
Inizio la riduzione dei carboidrati (pasta e pane) e ricomincio a fare i 110 gradini che mi separano dal suolo almeno due volte al giorno, in attesa di poter nuovamente usare la bici per andare a lavorare. 

Sabato 
Arriva la mia Signora e mi ricorda che Domenica siamo stati invitati a un compleanno. La figlia dei ragazzi brasiliani compie 3 anni e quindi ci sarà da festeggiare.

Domenica, compleanno. 
In un attimo riesco a carpire tutta la storia dei nostri avi e di come gli emigranti Italiani abbiano cambiato il mondo. Entrati in casa vedo tanto cibo quanto se ne potrebbe trovare ad un matrimonio Napoletano o Calabrese (chi ne ha sentito parlare sa a cosa mi riferisco!!!). Ecco dunque che i geni degli antenati italici hanno superato nella lotta per l'evoluzione e la conservazione della specie quelli degli indigeni Sud Americani e il risultato si manifesta in tutto il suo splendore in un paio di tavole ricoperte di cibo. Il culmine si raggiunge con una torta di due piani accerchiata da un centinaio di praline al cioccolato.
Prima coincidenza: sarà stato il caso o un chiaro messaggio del destino?!?


Lunedì
Rientro da SFI e la Bea mi accoglie a casa urlando: Papà, regalo, Papà regalo!!! Penso che abbia un regalo per me, un disegno (forse) o qualche pupazzo. La mia Signora mi svela presto l'arcano e mi dice che oggi hanno consegnato un pacco dall'Italia ma che lei non è riuscita a portarlo su perché era troppo pesante. Ad un tratto mi ricordo che i miei genitori mi avevano avvisato della spedizione in arrivo, per festeggiare il compleanno dell'Ilaria (tra una settimana).
Perfetto, scendo di nuovo le scale, incontro la vecchietta del sesto piano che ormai mi ha preso per scemo dato che, ogni volta che passo di lì a piedi, mi ripete che l'ascensore funziona e non è rotto, e poi risalgo con circa 20kg di scatolone sulle spalle. Provo a spiegare gentilmente alla Bea che quello è un regalo per il compleanno della Mamma e che lo avremmo aperto tra una settimana. Lei afferra il concetto al volo e corre in cucina a prendere le forbici: Tieni Papà, tu apri!!! Perfetto, ha capito tutto!! 
Ecco che di nuovo vengo assalito dalla visione sulla genetica, sulla specie dominante e sulla conservazione del genere umano. Il pacco si rivela un enorme Cornucopia da cui escono continuamente cibi e bevande succulente. Insomma tutto il repertorio della mia Terra: formaggi, pasta, riso, vino, marmellate e cioccolata. In un crescendo di bandierine tricolore e di prelibatezze gastronomiche che ancora sanno di nebbia emiliana.


Ovviamente la Bea è letteralmente impazzita (qui la sua reazione). Presa da un raptus di incontrollabile adrenalina, lascia andare i suoi (ancora) scarsi freni inibitori e inizia a correre per casa brandendo mezzo chilo di Parmigiano in una mano e un sacchetto di Maddalene (i suoi dolci preferiti) nell'altra. Poi torna a tuffarsi con le mani nella scatola e continua a estrarre, ancora e poi ancora, come se la magia non avesse fine e la casa potesse essere inondata di cibo.
Temendo lo shock adrenalinico, cerco di calmarla e le faccio assaggiare i dolci del Nonno Franco (come dice lei), sperando che come un segugio con la sua preda possa tornare ad ascoltare il richiamo del suo padrone. Finalmente si calma e riusciamo a chiudere il vaso di Pandora. 

Di nuovo ho una visione: capisco il dramma dei Nonni che pensano alla loro nipotina (e anche ai loro figli) lontani da una bella fetta di salame o da una punta di formaggio. Ed ecco la spedizione dei viveri per le "truppe" al fronte, stanche denutrite e allo stremo delle forze. Poi mi riprendo, sono in cucina, alzo lo sguardo e vedo sul calendario la croce fatta qualche giorno prima e quel magico numero letto sulla bilancia, di fianco la mia Signora sta cercando qualche altro nascondiglio dove mettere tutto quel cibo possibilmente fuori dalla portata della Bea. Qualcosa nel mio piano deve essere andato storto!

A quel punto mi sovvien l'eterno... e capisco che se il primo era solo un messaggio di avvertimento, questo non può più essere una semplice coincidenza.


PS. Tutta la famiglia, ma SOPRATTUTTO la Beatrice, ringrazia molto per il regalo. Non ci fu mai cosa più gradita!

lunedì 15 aprile 2013

Prinsesstårta

In una giornata alle prese con l'isteria della Bea e con la perenne ricerca di una soluzione contro la burocrazia italiana (che ancor oggi mi affligge), mi sforzo di prendere il meglio e di raccontarlo.

Dopo pranzo, verso le 14:30 un mio collega mi chiama e mi dice di raggiungerlo nella caffetteria dell'ufficio. Quando arrivo lì scopro che tutto il dipartimento si é ritrovato per festeggiare il compleanno di due persone che nel mese di Aprile avevano compiuto 50 anni, molti dei quali trascorsi in azienda.

Tavoli affollatissimi e tutti (ma proprio tutti) a congratularsi con i festeggiati. Dopo un breve discorso dei rispettivi responsabili, hanno consegnato loro un bel mazzo di fiori, due regali ciascuno (un fine settimana di vacanza in una località svedese a scelta) e un bel papiro con tutte le firme dei colleghi. Dopodiché breve scambio di battute dei due festeggiati, visibilmente emozionati, e poi via tutti a intonare la canzone tipica di buon compleanno (Ja, han må leva) e tre hippipurrà.

Ma la cosa che vi voglio raccontare è che finalmente sono riuscito ad assaggiare la Prinsesstårta!!! Che cos'è vi chiederete? Ma come... è una delle pietre miliari della pasticceria svedese: leggere per credere.

Era da diverso tempo che volevo assaggiarla, vedendola sbucare in ogni negozio di alimentari o Caffé, nelle sue colorazioni sgargianti:


Ma come si suol dire: non è tutto oro quello che luccica. Come ho rapidamente intuito durante il taglio della prima fetta, il peso specifico della suddetta tårta riusltava alquanto elevato. 

Ecco un paio di altri scatti della versione da me provata:



Come si evince dai particolari, quello strato bianco, dell'altezza di circa 5cm, dovrebbe essere panna montata, ma in realtá ha un ingrediente segreto che la rende leggermente piú consistente... 

... vi lascio indovinare quale:




La delusione é stata tanta, anche perché il sapore é risultato mooolto uniforme tanto da farmi subito riflettere sulla metafora di questa tårta: della serie "le principesse sembrano affascinanti e stupende fuori, ma poi quando le conosci davvero sono uguali a tutte le altre torte, pardon donne".

Ad ogni modo la mia reazione corporea é stata la seguente:

Mangiata una fetta della nostra ammiccante tårta, dieci cucchiaini di zucchero colpiscono il sistema corporeo (più o meno il 100% della razione giornaliera consigliata). La troppa dolcezza viene in parte neutralizzata dall’acido fosforico, che sopprime il sapore impedendo di "vomitare all’istante". Nei successivi dieci minuti tutto questo zucchero finisce nel sangue, causando una bomba insulinica; il fegato provvede convertendo tutto lo zucchero che trova (e ne trova moltissimo) in grasso.

A questo punto, io, che sono nato vecchio, continuo a preferire le torte della Nonna rispetto alle torte delle principesse e non so cosa darei per una bella fetta ed´balson.





domenica 14 aprile 2013

Storie che vanno, storie che restano.


Una volta, parlando con (la) Dorella, mi raccontò di una signora che era passata da lei in ufficio.

La signora, proveniente dall'Est Europa, viveva ormai da diversi anni in Italia e soffriva di uno strano male. Ora lei non sapeva quale fosse il nome della malattia che l’affliggeva, ma si sforzava di descriverla con parole sue. Diceva che si sentiva un dolore dentro, tra il cuore e l’anima, per ogni giorno che aveva trascorso lontano dalla su terra. Si sentiva un vuoto: la mancanza di parole con un suono conosciuto e quei volti di amici e parenti. E poi quelle case, qui campi e quelle strade…

Poi però ogni volta che si recava nel suo paese si sentiva oppressa. Schiacciata di nuovo da quello che un tempo aveva voluto superare. Afflitta da quelle contraddizioni sempre lì, sempre al loro posto. Le sembrava di aver chiuso la porta di casa per un attimo e poi di essere tornata poco dopo…erano passati solo cinque, sette, dieci anni ma tutto era lì come se non fosse cambiato niente. Solo le persone erano diverse: quelle persone che prima non cambiavano mai, d’un tratto erano invecchiate: le persone non invecchiavano quando lei viveva con loro!

La signora, dunque, era afflitta da questa sindrome che le impediva ormai di trovar pace ovunque lei fosse. Oscillava come un pendolo tra tue mondi che non potevano conciliarsi.

La malattia che affliggeva la signora non le impediva di vive, ma i suoi occhi sorridevano poco e ripensava sempre a cosa volesse dire: sentirsi a casa.









Quella signora non l’ho mai conosciuta, ma penso a lei spesso prima di addormentarmi.



La mia vita per l’Italia

Sono capitato male in un Paese degradato,
di poveri senza dignità e di ricchi senza cultura. 
Dai poveri mi divide l’orgoglio, dai ricchi la verità. 
Far parte di una siffatta società è un danno, 
esserne esclusi non è una fortuna. 
Ma non ho che una vita sola da vivere 
e la Storia non concede scelte.

Alberto Moravia

giovedì 11 aprile 2013

Barcollo ma non mollo!


E’ da tanto tempo che non scrivo più sul blog. Non voglio sapere a quando risale il mio ultimo post.

Per ora qui fare un programma è impossibile.

Per seguire un corso che mi interessa mi devo iscrivere presso il Service Center, ente che coordina i corsi del Komvux, scuola in cui sto studiando ora. 
Prima di sapere se potrò o no seguire il corso, devo attendere una lettera che viene spedita a casa una settimana prima dell’inizio dei corsi. Se ricevo il posto bene, altrimenti devo affrettarmi a iscrivermi al prossimo, che inizia più o meno dopo 3 mesi.
Oltretutto non avevo considerato che durante l’estate molti corsi sono sospesi e quindi a mio malgrado dovrò anche “perdere” un po’ di tempo. 
Continuerò i corsi di svedese e inglese ma non potrò seguire i corsi sulla busta paga. Per questi dovrò attendere dopo agosto.

La ricerca di un’ appartamento è molto frustrante dal mio punto di vista in Svezia.
Ci sono due tipi di contratto che vengono proposti: uno di prima mano e uno di seconda mano.
Quello di prima mano permette di affittare un appartamento e tempo “indeterminato” e si è un pochino più tutelati, mentre quelli di seconda mano sono per periodi brevi e mai superiori a un anno. In pratica vengono rinnovati ogni anno, quindi se vai bene al tuo padrone di casa puoi avere la possibilità di rinnovare il contratto altrimenti…saluti e abbracci!
Data la nostra situazione famigliare non abbiamo intenzione ogni anno di vivere nell’incertezza e quindi preferiamo cercare contratti di prima mano.
Per questi qui a Eskilstuna mi è sembrato di capire che ci si può rivolgere a due agenzie oppure al comune.
Le due agenzie non posseggono molti appartamenti e quelli che hanno sono in zone non di nostro gradimento.
Noi siamo alla ricerca di una zona dove poter sentirci un po’ più a casa.
Quindi ecco che la scelta obbligata è quella di ricercare casa tramite il sito del comune il quale possiede la maggior parte degli appartamenti.
Nelle agenzie di cui parlavo prima, per registrare il proprio interesse ad un appartamento bisogna iscriversi nella lista dei candidati interessati dell’appartamento che vi piacerebbe.
In base ai vostri dati vi viene assegnato un punteggio. Quindi in base al reddito, in base alla banca in cui avete i soldi, se già vivete in un appartamento di proprietà dell’agenzia si ha diritto a punti in più ecc…e poi come ben potete immaginare il primo della lista è quello che ha diritto a vedere l’appartamento e a decide se gli interessa o no.

Per gli appartamenti del comune invece bisogna crearsi un account sul sito del comune, e inserire come sempre i vari dati anagrafici e di reddito ecc… e da quel giorno si comincia a maturare un punto al giorno.
Quando si è interessati ad un appartamento o casa(sempre in affitto) basta schiacciare il bottone “fare interesse per il seguente oggetto”.
E fino a qui sembrerebbe semplice se non fosse che, ha diritto a ricevere l’appartamento chi ha più punti! Quindi io mi chiedo quando mai noi potremo cambiare casa siccome ci saranno sempre persone registrate da prima di noi!!! Spero che dopo un certo limite di tempo i punti non vengano più conteggiati…vi farò sapere…per ora posso dire che lo scorso 31 marzo io e Bea abbiamo festeggiato il nostro primo anno svedese nello stesso appartamento in cui entrammo un anno fa!

Il mese scorso ho iniziato la ricerca di un lavoro ma per questa non voglio nemmeno immaginare quanto dovrò aspettare… 
Nel frattempo continuerò a studiare, anche perché se no divento matta. Non mi sento tanto attiva e questo proprio non mi piace!
Pensate che l’altro giorno dalla disperazione mi sono messa a leggermi e informarmi sulla preistoria Scandinava. Logicamente non in lingua italiana, che già la ho sentita parecchie volte a scuola ma in lingua svedese!
Non è giusto non avere tempo per pensare, come è nel lavoro oggi, per le tante cose da fare….però anche sognare di poter tornare ad essere attivi per sentirsi un po’ vivi non è il massimo!

Insomma la Svezia sta mettendo a prova la mia pazienza con tutte queste liste e attese…

Per fortuna però a togliermi il tempo di pensare ci pensa la mia piccola perpetua quando torna dall’asilo.
Come ogni bimbo in salute di due anni e qualche mese ha la lingua che punge! E a volte bisogna proprio dire: “ attento a ciò che dici perché potrà essere usato contro di te in caso di dolo!”
Ed ecco che spesso io e Alessandro ci dobbiamo anche prendere delle sgridate dalla gnometta che non raggiunge i 85 cm di altezza!!
E siccome oltretutto è in grado di analizzare i fatti e di capire bene quali parole usare, non le si può neanche tanto dare torto se no si rischia che anche lei comincia a trasgredire alle regole! E state sicuri che lo fa già!
Sapeste però quanto è dolce quando mentre piange e io la sgrido perché ha fatto una marachella a voce alta, lei mi guarda e singhiozzando mi dice: “basta urlare mamma! Signora sotto sgrida se no, sai?!?!”

E attenti che vi può sgridare anche in svedese! Resto ogni giorno sorpresa nel vedere i passi avanti che sta facendo con il bilinguismo.

Devo dire che però nonostante i magoni e le rabbie che fa venire…resta comunque la mia linfa vitale.

Oggi siamo all' 11 e dico 11 di aprile e il freddo svedese non molla! Dopo i quattro mesi sommersi dalla neve e ibernati dai -15°/-20°…la primavera fa la “prima donna” e si fa desiderare!
Io a volte provo la tecnica svedese, cioè che non ci si veste in base alla reale temperatura, ma in base alla stagione in cui si è! Quindi ora per il calendario siamo in primavera? Bene, loro vanno in giro con la giacchetta leggere e qualche pazzo azzarda la manica corta! Si raggrinziscono che fanno troppo ridere, però loro possono dire di avere appeso guanti e mutande di lana!
Io invece ho appeso oggi, per provare, il piumino lungo per passare a quello corto e la sciarpa di lana per passare a quella di cotone….beh a un certo punto vi dico che la brezza svedese era tanto insopportabile che a forza di tirare la giacca da ogni parte per ripararmi , secondo me la ho fatta aumentare di una taglia!
L’unica che si sveste tra noi tre è la Bea all'asilo.  Primo perché va fuori nelle ore "calde", in cui il termometro segna qualche grado sullo zero; secondo perché all'asilo la vestono le maestre(che escono in manica corta magari)! E quindi lei continua anche sotto questo aspetto ad essere quella più vichinghizzata svedesizzata.

L’unica cosa veramente positiva è che siamo uscite io e Bea dalla solitudine!
Grazie a Claudia e Rita, le due ragazze che ho conosciuto a scuola, che vengono dal Brasile e dal Portogallo, ora possiamo organizzare pomeriggi alternativi in cui facciamo come gli svedesi la fika o pausa caffè insieme! Se non fosse che per noi più che pausa caffè diventa il pomeriggio caffè!
E ogni domenica mattina io e Bea andiamo al corso di danza, che è per lo più ginnastica per bimbi, con Claudia e la sua piccola Leticia che ha la stessa età della Bea!

Ora posso dire che è finito quel momento in cui, una volta trovate le parole in svedese per comunicare e condividere esperienza e confronti, mancavano le persone per farlo. Mi sono sentita privata di qualcosa di importante nei primi mesi!  
Mi sono sentita annientata ma ora sono tornata a vivere! Ho riacquisito la capacità di comprendere quello che le persone dicono nella mia quotidianità. Posso esternare i miei sentimenti ed anche la mia rabbia e controbattere qualcosa con cui non concordo, in una lingua che non è la mia!

Barcollo, ma non mollo!