domenica 14 aprile 2013

Storie che vanno, storie che restano.


Una volta, parlando con (la) Dorella, mi raccontò di una signora che era passata da lei in ufficio.

La signora, proveniente dall'Est Europa, viveva ormai da diversi anni in Italia e soffriva di uno strano male. Ora lei non sapeva quale fosse il nome della malattia che l’affliggeva, ma si sforzava di descriverla con parole sue. Diceva che si sentiva un dolore dentro, tra il cuore e l’anima, per ogni giorno che aveva trascorso lontano dalla su terra. Si sentiva un vuoto: la mancanza di parole con un suono conosciuto e quei volti di amici e parenti. E poi quelle case, qui campi e quelle strade…

Poi però ogni volta che si recava nel suo paese si sentiva oppressa. Schiacciata di nuovo da quello che un tempo aveva voluto superare. Afflitta da quelle contraddizioni sempre lì, sempre al loro posto. Le sembrava di aver chiuso la porta di casa per un attimo e poi di essere tornata poco dopo…erano passati solo cinque, sette, dieci anni ma tutto era lì come se non fosse cambiato niente. Solo le persone erano diverse: quelle persone che prima non cambiavano mai, d’un tratto erano invecchiate: le persone non invecchiavano quando lei viveva con loro!

La signora, dunque, era afflitta da questa sindrome che le impediva ormai di trovar pace ovunque lei fosse. Oscillava come un pendolo tra tue mondi che non potevano conciliarsi.

La malattia che affliggeva la signora non le impediva di vive, ma i suoi occhi sorridevano poco e ripensava sempre a cosa volesse dire: sentirsi a casa.









Quella signora non l’ho mai conosciuta, ma penso a lei spesso prima di addormentarmi.



La mia vita per l’Italia

Sono capitato male in un Paese degradato,
di poveri senza dignità e di ricchi senza cultura. 
Dai poveri mi divide l’orgoglio, dai ricchi la verità. 
Far parte di una siffatta società è un danno, 
esserne esclusi non è una fortuna. 
Ma non ho che una vita sola da vivere 
e la Storia non concede scelte.

Alberto Moravia

giovedì 11 aprile 2013

Barcollo ma non mollo!


E’ da tanto tempo che non scrivo più sul blog. Non voglio sapere a quando risale il mio ultimo post.

Per ora qui fare un programma è impossibile.

Per seguire un corso che mi interessa mi devo iscrivere presso il Service Center, ente che coordina i corsi del Komvux, scuola in cui sto studiando ora. 
Prima di sapere se potrò o no seguire il corso, devo attendere una lettera che viene spedita a casa una settimana prima dell’inizio dei corsi. Se ricevo il posto bene, altrimenti devo affrettarmi a iscrivermi al prossimo, che inizia più o meno dopo 3 mesi.
Oltretutto non avevo considerato che durante l’estate molti corsi sono sospesi e quindi a mio malgrado dovrò anche “perdere” un po’ di tempo. 
Continuerò i corsi di svedese e inglese ma non potrò seguire i corsi sulla busta paga. Per questi dovrò attendere dopo agosto.

La ricerca di un’ appartamento è molto frustrante dal mio punto di vista in Svezia.
Ci sono due tipi di contratto che vengono proposti: uno di prima mano e uno di seconda mano.
Quello di prima mano permette di affittare un appartamento e tempo “indeterminato” e si è un pochino più tutelati, mentre quelli di seconda mano sono per periodi brevi e mai superiori a un anno. In pratica vengono rinnovati ogni anno, quindi se vai bene al tuo padrone di casa puoi avere la possibilità di rinnovare il contratto altrimenti…saluti e abbracci!
Data la nostra situazione famigliare non abbiamo intenzione ogni anno di vivere nell’incertezza e quindi preferiamo cercare contratti di prima mano.
Per questi qui a Eskilstuna mi è sembrato di capire che ci si può rivolgere a due agenzie oppure al comune.
Le due agenzie non posseggono molti appartamenti e quelli che hanno sono in zone non di nostro gradimento.
Noi siamo alla ricerca di una zona dove poter sentirci un po’ più a casa.
Quindi ecco che la scelta obbligata è quella di ricercare casa tramite il sito del comune il quale possiede la maggior parte degli appartamenti.
Nelle agenzie di cui parlavo prima, per registrare il proprio interesse ad un appartamento bisogna iscriversi nella lista dei candidati interessati dell’appartamento che vi piacerebbe.
In base ai vostri dati vi viene assegnato un punteggio. Quindi in base al reddito, in base alla banca in cui avete i soldi, se già vivete in un appartamento di proprietà dell’agenzia si ha diritto a punti in più ecc…e poi come ben potete immaginare il primo della lista è quello che ha diritto a vedere l’appartamento e a decide se gli interessa o no.

Per gli appartamenti del comune invece bisogna crearsi un account sul sito del comune, e inserire come sempre i vari dati anagrafici e di reddito ecc… e da quel giorno si comincia a maturare un punto al giorno.
Quando si è interessati ad un appartamento o casa(sempre in affitto) basta schiacciare il bottone “fare interesse per il seguente oggetto”.
E fino a qui sembrerebbe semplice se non fosse che, ha diritto a ricevere l’appartamento chi ha più punti! Quindi io mi chiedo quando mai noi potremo cambiare casa siccome ci saranno sempre persone registrate da prima di noi!!! Spero che dopo un certo limite di tempo i punti non vengano più conteggiati…vi farò sapere…per ora posso dire che lo scorso 31 marzo io e Bea abbiamo festeggiato il nostro primo anno svedese nello stesso appartamento in cui entrammo un anno fa!

Il mese scorso ho iniziato la ricerca di un lavoro ma per questa non voglio nemmeno immaginare quanto dovrò aspettare… 
Nel frattempo continuerò a studiare, anche perché se no divento matta. Non mi sento tanto attiva e questo proprio non mi piace!
Pensate che l’altro giorno dalla disperazione mi sono messa a leggermi e informarmi sulla preistoria Scandinava. Logicamente non in lingua italiana, che già la ho sentita parecchie volte a scuola ma in lingua svedese!
Non è giusto non avere tempo per pensare, come è nel lavoro oggi, per le tante cose da fare….però anche sognare di poter tornare ad essere attivi per sentirsi un po’ vivi non è il massimo!

Insomma la Svezia sta mettendo a prova la mia pazienza con tutte queste liste e attese…

Per fortuna però a togliermi il tempo di pensare ci pensa la mia piccola perpetua quando torna dall’asilo.
Come ogni bimbo in salute di due anni e qualche mese ha la lingua che punge! E a volte bisogna proprio dire: “ attento a ciò che dici perché potrà essere usato contro di te in caso di dolo!”
Ed ecco che spesso io e Alessandro ci dobbiamo anche prendere delle sgridate dalla gnometta che non raggiunge i 85 cm di altezza!!
E siccome oltretutto è in grado di analizzare i fatti e di capire bene quali parole usare, non le si può neanche tanto dare torto se no si rischia che anche lei comincia a trasgredire alle regole! E state sicuri che lo fa già!
Sapeste però quanto è dolce quando mentre piange e io la sgrido perché ha fatto una marachella a voce alta, lei mi guarda e singhiozzando mi dice: “basta urlare mamma! Signora sotto sgrida se no, sai?!?!”

E attenti che vi può sgridare anche in svedese! Resto ogni giorno sorpresa nel vedere i passi avanti che sta facendo con il bilinguismo.

Devo dire che però nonostante i magoni e le rabbie che fa venire…resta comunque la mia linfa vitale.

Oggi siamo all' 11 e dico 11 di aprile e il freddo svedese non molla! Dopo i quattro mesi sommersi dalla neve e ibernati dai -15°/-20°…la primavera fa la “prima donna” e si fa desiderare!
Io a volte provo la tecnica svedese, cioè che non ci si veste in base alla reale temperatura, ma in base alla stagione in cui si è! Quindi ora per il calendario siamo in primavera? Bene, loro vanno in giro con la giacchetta leggere e qualche pazzo azzarda la manica corta! Si raggrinziscono che fanno troppo ridere, però loro possono dire di avere appeso guanti e mutande di lana!
Io invece ho appeso oggi, per provare, il piumino lungo per passare a quello corto e la sciarpa di lana per passare a quella di cotone….beh a un certo punto vi dico che la brezza svedese era tanto insopportabile che a forza di tirare la giacca da ogni parte per ripararmi , secondo me la ho fatta aumentare di una taglia!
L’unica che si sveste tra noi tre è la Bea all'asilo.  Primo perché va fuori nelle ore "calde", in cui il termometro segna qualche grado sullo zero; secondo perché all'asilo la vestono le maestre(che escono in manica corta magari)! E quindi lei continua anche sotto questo aspetto ad essere quella più vichinghizzata svedesizzata.

L’unica cosa veramente positiva è che siamo uscite io e Bea dalla solitudine!
Grazie a Claudia e Rita, le due ragazze che ho conosciuto a scuola, che vengono dal Brasile e dal Portogallo, ora possiamo organizzare pomeriggi alternativi in cui facciamo come gli svedesi la fika o pausa caffè insieme! Se non fosse che per noi più che pausa caffè diventa il pomeriggio caffè!
E ogni domenica mattina io e Bea andiamo al corso di danza, che è per lo più ginnastica per bimbi, con Claudia e la sua piccola Leticia che ha la stessa età della Bea!

Ora posso dire che è finito quel momento in cui, una volta trovate le parole in svedese per comunicare e condividere esperienza e confronti, mancavano le persone per farlo. Mi sono sentita privata di qualcosa di importante nei primi mesi!  
Mi sono sentita annientata ma ora sono tornata a vivere! Ho riacquisito la capacità di comprendere quello che le persone dicono nella mia quotidianità. Posso esternare i miei sentimenti ed anche la mia rabbia e controbattere qualcosa con cui non concordo, in una lingua che non è la mia!

Barcollo, ma non mollo!

mercoledì 3 aprile 2013

Påsk i Örebro



Come promesso nel post precedente, ecco alcune foto della nostra Pasqua a Örebro.

La colonna sonora l'ha scelta in esclusiva la Bea. Buon divertimento!!!





lunedì 1 aprile 2013

NO, faccio io!

Mi ricordo che quella mattina era nevicato, fuori c'era un velo bianco e il cielo era grigio. Io avevo dormito poco e sentivo una strana sensazione. Ero contento perché sapevo che sarebbero arrivate, ma allo stesso tempo avevo mille dubbi su quello che ci avrebbe aspettato da lì in vanti (ricordate?)

Un anno fa le mie donne erano sulla scaletta di un aeroplano con destinazione Skavsta. Una nuova avventura pronta ad attenderle e un marito e un padre ansioso di rivederle all'aeroporto. Un anno fa quando la famiglia si è riunita nel suo nuovo nido e siamo ripartiti di nuovo.

Cari voi tutti, a voi oggi i nostri più sinceri auguri di Pasqua e un abbraccio sentito da quassù. Eh sì, quando arrivano certe feste, che di solito si passavano tutti insieme in faglia, viene un po' di nostalgia. Ma non vi preoccupate, siete sempre nei nostri pensieri e cerchiamo di tenerci informati su quanto avviene laggiù. Voi non smettete di farci sentire il vostro appoggio che spesso ci aiuta a superare qualche ostacolo.

Un pensiero speciale ai nonni: continuate così, sappiamo che non è sempre facile ma tenete duro!

Adesso però cerchiamo di non scoraggiarci troppo, anche perché come dice la mia Signora, di pessimista ci son già io (riferito al sottoscritto) ed è meglio che il numero degli iscritti al club non aumenti, per adesso.

Noi intanto, per ovviare alla malinconia e in attesa dei primi giorni di primavera, abbiamo deciso di fare una gita fuori porta, in ottemperanza alle tradizioni italiane: Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi. Ecco noi non è che avessimo molta scelta sul "chi vuoi", ma almeno sulla destinazione sì. Per questo abbiamo deciso di visitare una città non molto lontana da Eskilstuna:  Örebro.

Foto di repertorio, le nostre seguiranno poi...
I motivi sono perché la distanza in macchina è poco meno di un'ora da casa, la città ha diverse attrazioni storiche culturali (tra cui un bel castello medievale) e soprattutto c'è un parco acquatico famoso in tutta la Svezia: Gustavsvik. Il programma prevedeva due notti e due giorni lontano da casa con tanto divertimento (per la Bea) e riposo per i genitori (noi).

Qualcosa deve essere andato storto o forse ogni volta che noi facciamo un piano, questo viene costantemente cestinato. Dunque la partenza non è stata male. Arrivati puntuali con un bel sole, temperature umane intorno ai -2°C circa e un numero limitato di bagagli. Tutto sembrava volgere al meglio anche il virus che la Bea aveva preso in settimana sembrava essersene andato, ma mai dire mai...

Arrivati a Örebro, dato che la camera era libera solo nel pomeriggio, pensiamo di mangiare qualcosa di veloce: ecco la prima dose di cipolla cruda (noi non siamo dei  grandi amanti del genere) e i primi capricci della Bea per svestirla e rivestirla. Per fortuna che convincerla a visitare il castello non è stato impossibile. La visita guidata, mezza in svedese e mezza in inglese, non ha entusiasmato. Il pragmatismo svedese non smette di stupirci in bene e in male. Per far fronte ai costi di ristrutturazione e mantenimento dal castello, l'amministrazione locale ha pensato di trasformale buona parte della dimora in sale per conferenze e convegni. Quindi è tutto un susseguirsi di tavoli, sedie e aree ristoro/caffè. Gli interni si ripetono con un bianco tinta unita per tutte le sale e alcuni accorgimenti che farebbero vacillare anche i meno eruditi dei nostri esperti delle belle arti. Ahimè un po' deludente. La guida si affretta a dirci che il sindaco della città percepisce uno stipendio relativamente basso perché tra i suoi benefit ha la possibilità di alloggiare in un appartamento all'interno del castello. Sfortunatamente tutti i dipinti e gli arredi di pregio sono stati rimossi dalle sale per le conferenze (che sono quelle oggetto di visita!) a parte due bauli in bronzo originali, che servivano per la riscossione della tasse (skatten), e qui chi vuole intendere, intenda.

Grazie al tempo buono abbiamo fatto una passeggiata lungo il fiume e poi quando l’indomabile ha raggiunto il livello di saturazione, siamo entrati in albergo.

Sfortunatamente Paolo’s, ristorante italiano tipico proprio sotto l’albergo, ha pensato di approfittare del ponte pasquale e quindi stang (chiuso). 


So che penserete che siamo proprio degli italianotti provinciali che vanno a mangiare nei ristoranti italiani all'estero, ma vedete, noi è da più di un anno che mangiamo cibo svedese e ci avrebbe fatto piacere riassaporare qualche prelibatezza della nostra patria, almeno per Pasqua. Ahimè abbiamo ovviato con la cucina tipica svedese e anche qui zuppa con erba cipollina, salmone ai ferri con anelli di cipolla e un filetto di manzo su letto di cipolla cotta. Tutto buonissimo, anche se un tantino fuori ordinanza per noi. Come al solito niente vino, e qui le occhiate di disprezzo si sprecano e la Bea alle prese con i calici e l’ampolla dell’acqua (nuove scoperte della serata).

Al rientro in albergo, prima che l’alcool scandinavo iniziasse a scorrere come tutti i  sabato svedesi e lasciasse spazio a spettacoli non sempre piacevolissimi (su questo discorso forse sarà meglio tornare con un post specifico, magari prendendola sul ridere perché altrimenti ci sarebbe veramente da piangere), la Bea purtroppo ha una ricaduta e qualche fitta alla pancia di troppo.
Il nostro bel piano viene cestinato con la stessa velocità con cui le sfiliamo il pannolino!!!

La notte è passata comunque tranquillamente, tra schiamazzi di ubriachi a caccia di streghe (qui se volete approfondire) e un leggero retrogusto di cipolla nel palato.


La Pasqua inizia con un'ora in meno di sonno, il sole alto e una colazione a base di waffel.

Ahimè Gustasvik… sarà per la prossima volta.

Il piano B prevede la ricerca di qualcosa di leggero da mangiare per la Bea e un giro in città. Mentre a casa in Italia le rispettive famiglie si gustano lasagne, rosette, cappelletti e uova di cioccolato, l’allegra famiglia si raduna attorno al tavolino della stanza d’albergo (60 cm di diametro) con un paio di panini e un due fette di cotto. Acqua ovviamente liscia. Indimenticabile la felicità della Bea nel poter passare direttamente dal tavolo al letto in un sol salto.

Poco male, complice il tempo ottimo, ne abbiamo approfittato per visitare meglio Örebro i sui parchi, la città vecchia e le zone lungo il fiume. Ecco avete presente Eskilstuna, qui tutta un’altra cosa!

Ora si l’ho fatta troppo lunga ma dovrò ben spiegarvi il perché del titolo. Avete presente qui due poveri illusi (genitori) che pensavano a un paio di giorni rilassanti e divertenti, beh hanno decisamente rivisto le loro aspettative.

Beatrice, ti metto le scarpe? NO, Papà, faccio io!!! Beatrice, la giacca. NO, faccio io!!! Beatrice hai sete? NO, Mamma, dammi! Faccio io!!! 

Ecco noi abbiamo il problema opposto di ogni altro genitore. Fa tutto lei, il problema che poi non è capace o non riesce e la cosa degenera sempre in pianto e stridore di denti.

Peccato non poter farvi vedere le facce della gente quando andiamo a mangiare con la Bea. Penaste ad una bimba di due anni che a stento arriva al tavolo e che si spalma il burro e la marmellata sul pane con il coltello avendo la stessa gestualità di un adulto. A cena ha tagliato le sue patate lesse da sola con coltello e forchetta, si è versata l’acqua e ha asciugato quel po’ caduta sul tavolo. La signora di fronte a noi a momenti sviene. Penseranno che siamo tipo una famiglia di gerarchi nazisti che hanno inculcato alla propria figlia la disciplina e l’ordine prima di tutto. Ma in realtà noi non abbiamo fatto proprio niente. Anzi i dolori vengono quando cerchiamo di aiutarla se non riesce a fare qualcosa. Va beh, poco male, l’indipendenza è il nostro forte.

Comunque alla fine del ponte di Pasqua, abbiamo capito molto cose e abbiamo imparato. Ce ne torniamo a casa arricchiti da nuove esperienze ma non di certo rilassati e riposati. Per fortuna che all'orizzonte un altro aereo sta per decollare. E’ quello dei nonni che hanno deciso di farci una sorpresa.

Buona Pasqua a tutti! 

martedì 26 marzo 2013

Bilprovningen - la revisione dell'animo


E così abbiamo superato i 10.000 accessi al blog, segno che il tempo passa e che nonostante noi non riusciamo a scrivere granché, c’è sempre qualcuno che viene a trovarci.

Nessuna grossa novità… anzi no di novità ce ne sono di stupefacenti ogni giorno nel vedere la nostra formica che ci cresce sotto agli occhi. Di stupefacente c’è il fatto che forse un altro equilibrio abbiamo trovato ed è già tempo per farlo traballare di nuovo.

Mi ero ripromesso di lasciare certi pensieri un attimo da parte, meno filosofia e più fiction. Avevo già pronto l’argomento “non-impegnato” della giornata. Avrei voluto parlarvi di come funziona il Bilprovningen, ovvero il centro revisioni autoveicoli della Svezia, ma poi non c’è l’ho fatta. Se proprio ci tenete qui trovate tutti i riferimenti che meglio delle mie parole vi descriveranno tutto per filo e per segno (www.bilprovningen.se).
Avrei anche voluto spendere due parole di come entrando in un officina revisioni si possa sperimentare cosa sia la reale parità dei sessi e di come l’informatizzazione possa abbattere barriere, costi e tempi invece di fare esattamente l’opposto. 

Ma poi, poi la Bea stava giocando da sola mentre io scrivevo e la mia Signora stava studiando. In quell’istante ho di nuovo ricordato quanto sia importante il tempo e quanto sia fondamentale la capacità di investirlo in ciò che realmente ci dovrebbe rendere uomini. Sicuramente, starà borbottando un nostro lettore fisso, il tempo ce lo abbiamo gratis - dirà - ci è stato regalato! Verissimo, ma sta a noi proteggerlo, custodirlo e regalarlo a chi a sua volta lo saprà vivere al meglio.
Quindi, niente Bilprovningen, c’è un’altra cosa che ho incrociato oggi e che mi ha attraversato e tolto il fiato.

Forse è meglio che anche il vostro tempo, quello che decidete di passare qui, riceva in cambio non sempre la solita fiction ma anche un po’ di realtà.

Sono passati tredici anni da quando quello che leggerete in fondo lo dovevo studiare sui banchi di scuola. Allora ne intuivo il senso ma non riuscivo a distinguere bene le sfumature. Poi tutto questo è stato sepolto sotto il peso di mille altre cose, ma là in fondo un sedimento è rimasto e adesso quel sedimento si è fatto fondamenta. A voi un pezzo di eternità, quello che più di 2000 anni fa era già palese ed evidente tanto da sembrare banale e che oggi riecheggia con forza dirompente. Fate proprie queste parole, c’è tanta (troppa) attualità dentro.


(...) Infine l'avidità e la cieca brama di onori,
che forzano i miseri uomini a oltrepassare i confini
del giusto, e talora, come compagni e ministri di delitti,
adoprarsi notte e giorno con soverchiante fatica
per assorgere a somma potenza - queste piaghe della vita,
in gran parte è il timore della morte che le nutre.
Infatti comunemente il vergognoso disprezzo e l'amara
povertà paiono remoti da una vita dolce e stabile,
e quasi già sostare davanti alle porte della morte;
e gli uomini, mentre costretti da fallace terrore vorrebbero
essere già fuggiti lontano da essi e lontano averli scacciati,
col sangue dei concittadini ingrossano le proprie sostanze
e avidi raddoppiano le ricchezze, accumulando strage su strage;
crudeli si rallegrano del triste funerale di un fratello
e per le mense dei consanguinei provano odio e terrore.
In simile maniera, nascendo dallo stesso timore, spesso
li macera l'invidia che alla vista di tutti colui sia potente,
attragga gli sguardi colui che incede con splendido onore,
mentre essi si lamentano di voltolarsi nelle tenebre e nel fango.
Alcuni periscono per brama di statue e di rinomanza;
e spesso a tal segno per paura della morte prende
gli uomini odio della vita e della vista della luce,
che si danno con petto angosciato la morte,
dimenticando che la fonte degli affanni è questo timore,
questo fa strazio del senso d'onore, questo rompe i vincoli
dell'amicizia - e insomma induce a sovvertire la pietà.
Già spesso infatti gli uomini tradirono la patria
e i cari genitori, cercando di evitare le regioni acherontee.
Difatti, come i fanciulli trepidano e tutto temono
nelle cieche tenebre, così noi nella luce talora abbiamo paura
di cose che per nulla son da temere più di quelle che i fanciulli
nelle tenebre paventano e immaginano prossime ad avvenire. (...)

domenica 10 marzo 2013

Il bastone e la carota


Oggi ci siamo fatti prendere dall’entusiasmo. Da oltre una settimana la Svezia ci sta regalando giornate speciali. Cielo limpido, sole splendente e aria fresca. Questo è il periodo dell’anno in cui le giornate si allungano con più rapidità. Ci si accorge del cambiamento dal Lunedì al Venerdì. Si esce già la mattina per andare a scuola o a lavorare con il sole e anche la sera fino alle sei e mezzo c’è ancora luce.
C’è ancora parecchia neve a terra e quindi è uno dei periodi più belli dell’anno.

Noi ci siamo lasciati prendere dall’entusiasmo. Oggi, subito dopo pranzo, abbiamo gonfiato di nuovo le gomme delle bici e siamo andati in centro, al parco preferito della Bea. Tutti belli imbacuccati con sciarpe, guanti e cappelli, non abbiamo fatto caso al termometro, spinti dal nostro entusiasmo e dal calendario che oggi ci ricorda che siamo già vicini alla metà di Marzo. Come dire, dentro di noi siamo già in ottica primavera. 

E qui invece casca l’asino!

L’inverno svedese, così ammaliante è anche så lång (così lungo) e quindi dopo una mezz’oretta a -7°C abbiamo iniziato ad entrare nella prima fase di quel processo noto anche come assideramento. Piedi, mani e naso fuori uso, poi fatica a parlare e labbra tendenti al blu…

Il problema è che quella disgraziata (detto con tutto il bene che le vogliamo) di nostra figlia è molto più abituata di noi a questo freddo. Lei, infatti, tutti i giorni gioca fuori con i suoi amici all’asilo. In più, saltando e correndo, rimane più calda e quindi si fa beffe del papà e della mamma, che per stare con lei rischiano l’amputazione degli arti.

Da notare che la Bea è senza guanti!!!!!

Strapparla dal parco innevato non è stato facile, ma sempre una passeggiata confronta a quei 2km che ci separano da casa. Lei se la rideva sul suo seggiolino mentre a noi ghiacciavano le lacrime.
Va bhe, abbiamo capito. Chiediamo venia, c’è stato qualche fraintendimento. La primavera può attendere!

Sempre per continuare nel processo di integrazione che stiamo affrontando abbiamo deciso di compiere l’ennesimo passo e di dotarci di uno degli elettrodomestici più indispensabili e diffusi qui in Svezia: il microonde. Sono due, infatti, le cose che non possono mancare in una cucina svedese: la macchina del caffè e il microonde. La Signora è molto soddisfatta dell’acquisto anche se ha comportato qualche risistemazione in cucina, io ho accolto il nuovo arrivato con l’entusiasmo che da sempre mi contraddistingue, pensando che adesso farò un po’ prima la mattina a scaldare il latte alla Bea.

Quasi dimenticavo, questa è stata anche la settimana del “bastone e della carota”, infatti con più persone ho avuto qualche scambio in merito a questo metodo educativo. La coincidenza mi è sembrata alquanto originale. Qui la spiegazione "politically corret" , ma come ho avuto modo di ribadire più volte, la mia interpretazione propende maggiormente per questa seconda versione .

PS: per tutti quelli che si fossero preoccupati per gli ultimi post, niente paura. Psiche ha di nuovo ripreso il controllo su Amore. Il sonno dell'IO lascia di nuovo spazio alla Ragione.


domenica 3 marzo 2013

Mitt första år (seconda parte).


Questo leggetelo con ironia....

Ecco, spinto con veemenza dalla mia Signora e dai tanti commenti e messaggi arrivati in questi giorni, mi vedo costretto a fare una cosa dalla quale sono sempre stato abbastanza infastidito e che soprattutto mi riesce malissimo, ovvero: dare spiegazioni. 

Ora ammetto che l’ultimo post poteva non essere del tutto chiaro ma speravo in uno sforzo dei lettori e confidavo nella loro capacità di afferrare alcuni dettagli. Ahimè la realtà mi ripete ogni giorno che quello che è chiaro a me risulta spesso incomprensibile ad altri (e per la legge dei grandi numeri sono io che ho qualche problema, intendiamoci!!). Non lamentatevi se la spiegazione sembrerà banale, priva di senso e alquanto goffa. Ripeto è una cosa che non faccio volentieri quindi il risultato non sarà dei migliori.

Dunque partiamo dal titolo e dall'uso di vari strumenti che la tecnologia mette a disposizione. Vorrei far notare che se oggi potete leggere questo blog è grazie ad un’azienda americana di nome Google che ha creato un programma di nome Blogger che consente gratuitamente a tutti di aprire un proprio diario digitale e scrivere qualsiasi cosa che gli passi per la testa. La stessa azienda offre anche altre simpatiche applicazioni tra cui un motore di ricerca, una casella mail, una sistema di mappe, e per chi non lo sapesse un magnifico traduttore. Si chiama Google Translate e, ho controllato, traduce anche dallo svedese all'italiano  Ora il risultato non è dei migliori ma si può sempre tentare il passaggio intermedio: svedese – inglese – italiano. Comunque il titolo diventerebbe Il mio primo anno.

Ovviamente dal titolo segue il resto. Giunto al traguardo del mio anno qui in Svezia, forse era il momento di girare un attimo lo sguardo e vedere il cammino fatto. Solo una sbirciatina, solo per un istante e poi di nuovo a cercare di scrutare l’orizzonte di fronte a noi.
Dato che però quasi la totalità del cammino svolto, è stato un viaggio non tanto esteriore ma quanto più interiore, beh guardarsi indietro significava più guardarsi dentro e per guardarsi dentro la cosa più semplice è guardarsi negli occhi. Da qui avrete capito il senso di quello specchio. Il bianco e nero e il colore servono solo a far percepire una distanza (cioè tra il me di un anno fa e il me di adesso). La foto è una delle poche che avevo di fronte ad uno specchio, niente di trascendentale!

Infine ho scritto un commento e l’ho fatto in svedese visto che in Svezia ci siamo trasferiti e visto che questa nuova lingua non è per me una passeggiata. Quindi un modo per dire che qualche passo anche su quel versante è stato fatto. Qui ammetto che il traduttore non è il massimo ma speravo (di nuovo) nello sforzo dei nostri lettori. Comunque, letteralmente sarebbe: Si continua a conoscere sé stessi. Qui non fatemi spiegare il significato se no veramente ci rimango male.

Perfetto, adesso niente più fraintendimenti, niente più “il mio computer non funziona e non riesco a leggere il testo”. Ah già dimenticavo, anche quello spazio bianco che trovate tra il titolo e la foto è voluto, ripeto l’ho messo di proposito. Rappresenta il silenzio. Si proprio così il silenzio che ogni persona usa quando si guarda allo specchio. Quell'infinito silenzio in cui ci si dice tutto e niente in cui i pensieri escono e ci isolano dal baccano continuo di questo mondo frenetico. Il silenzio, che in forma scritta assume la forma di una pagina bianca.

Ecco ora avete capito perché io sia così riluttante nel fornire spiegazioni: perché poi tutto diventa banale, scontato, al limite del ridicolo. Tolto quel velo che sfumava i contorni e rende le cose più inafferrabili rimane solo una foto e alcune parole scalcinate. Io mi sforzerò in futuro di rimanere lucido e, citando sempre la mia Signora (nonché mia musa), di fare la persona normale, ma vi prego non chiedetemi più di fare una cosa come questa.
Interpretate quello che vedrete nel modo in cui più vi sembra corretto e riempite quel silenzio con i vostri pensieri che sono la cosa più importante che avete.

Grazie.